Via libera a PeSCo, la difesa europea ‘con il loden’

Pe.S.Co

Ventitrè stati hanno firmato: nasce la prima difesa comunitaria europea

Ventitrè dei 28 Paesi che compongono l’Unione Europa hanno sottoscritto ieri l’accordo fondativo di Pe.S.Co. (Permanent Structured Cooperation). Ciò è considerato il primo passo verso il sistema di Difesa Comune Europea. Con la firma dell’atto i ministri degli Esteri e della Difesa degli Stati hanno però dato vita a un’Unione nell’Unione. La decisione è così apparso come il superamento, nei fatti, del principio fondativi della Ue che esclude la creazione di ‘gruppi ristretti’ di Paesi membri. Non solo: superata appare anche la necessità, per i singoli Stati firmatari della Pesco, di relazionarsi esclusivamente alla Nato per far fronte alle questioni di difesa del Continente, sebbene 22 su 23 siano componenti anche del Patto Atlantico. Per l’Alto rappresentante per la politica estera, Federica Mogherini, si è trattato comunque di un “momento storico”.

Fuori da Pesco la Gran Bretagna, Malta, Danimarca, Irlanda e Portogallo

Dall’accordo sono rimasti ‘fuori’ l’Irlanda, Malta e la Danimarca, da sempre nazioni neutrali, e il Portogallo, che ha rinviato la sottoscrizione dell’accordo a causa di problemi di politica interna. L’adesione dello stato iberico dovrebbe comunque avvenire nei prossimi mesi. Il grande escluso, cui tutti oggi hanno pensato, è però il Regno Unito. La Gran Bretagna, impegnata nelle operazioni di divorzio da Bruxelles, non viene più considerata come facente parte dell’Unione.

Stoltenberg: “rafforza il pilastro europeo della Nato, è un bene”

Il segretario generale della Nato, Jens Stoltenberg, ha accolto con favore il lancio del nuovo progetto, affermando di averlo visto come un’opportunità per “rafforzare il pilastro europeo all’interno della Nato”. Stoltenberg aveva già sollecitato le nazioni europee ad aumentare il loro budget per la difesa. “Sono un fermo sostenitore di una più forte difesa europea, quindi accolgo con favore la PESCO perché credo che possa rafforzare la difesa europea, che è un bene per l’Europa ma anche per la NATO”, ha detto Stoltenberg.

Un successo di Juncker, che chiede più risorse e impegno dal 2014

In molti, a bruxelles, hanno voluto leggere la firma dell’accordo sulla Pesco come un successo del Presidente della Commissione, Jean Claude Juncker, che fin dalla sua campagna elettorale, nell’aprile del 2014, ha sostenuto la necessità di questo progetto. All’epoca Juncker esortò a “prendere seriamente l’ipotesi di un maggior imnpegno comune europeoù”, tanto da ottenerne l’inserimento anche in tre punti del suo ‘piano politico di mandato’, sottoscritto con il Parlamento europeo e il Consiglio europeo.

Il trionfo della Mogherini che… l’annuncia su Facebook

“Oggi – ha scritto il ministro degli Esteri Europei sul suo profilo Facebook – è stata davvero una giornata storica per l’Unione europea: ventitré paesi europei hanno sottoscritto l’impegno per una “Cooperazione strutturata permanente” nel campo della difesa. Tecnicamente si chiama “Pesco”, praticamente è la base della futura difesa europea. Gli Stati membri hanno deciso di lavorare insieme per rafforzare la sicurezza dei cittadini europei, di razionalizzare le spese investendo insieme in ricerca e in sviluppo di nuovi mezzi, di mettere in campo iniziative comuni per essere più efficaci ed efficienti. Perché stare insieme significa affrontare meglio un contesto internazionale più fragile che mai. Ricevere la lettera formale di notifica firmata da ventitré ministri è stata un’emozione”.

E’ un’operazione a sovranità limitata o un nuovo inizio?

Nonostante i toni trionfalistici di Lady Pesc, in molti, dalle parti di Bruxelles considerano Pesco un’operazione di mera facciata. Nel fact-sheet di costituzione (consultabile qui) si legge infatti che “PE.S.CO. is a treaty-based framework and process to deepen defence cooperation amongst EU Member States who are capable and willing to do so” (tr.: “PESCO è una infrastruttura e un processo, basati su un Trattato, per approfondire la cooperazione di difesa tra gli Stati Membri UE che siano capaci e intenzionati a farlo”). Di fatto, quindi, ogni tipo di intervento difensivo europeo sarà legato alla volontà politica dei paesi sottoscrittori, una volontà che dovrà essere espressa volta per volta. Nessun obbligo, perciò, ma soltanto una dichiarazione d’intenti non vincolante.

Primo (e unico) risvolto pratico: un maggior budget ai comparti Difesa

All’atto pratico, l’impegno più concreto del patto fondativo è “l’aumento regolare dei bilanci della Difesa in termini reali, allo scopo di raggiungere gli obiettivi concordati”. Il Consiglio Ue dovrà adottare ora la decisione che stabilisce la Pesco con un voto alla “maggioranza qualificata rafforzata”. Il voto è previsto per il prossimo Consiglio Affare esteri, l’11 dicembre a Bruxelles. Pertanto, è prematuro parlare di fusione o avvicinamento delle Forze Armate europee. Men che meno di un esercito comune. Il successo dell’operazione, invece, sarà legato al futuro stesso dell’Unione. L’accordo di ieri, infatti, è una ‘piattaforma comune. E’ da lì che dovranno partire i progetti altrettanto comuni. Senza alcun obbligo di partecipazione per gli stati.

Il grande assente: Donald Trump e gli Usa restano muti

In tutta la giornata di ieri, il convitato di pietra al tavolo europeo di Esteri e Difesa è rimasto muto. Il 45esimo presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, di solito molto attivo sui social e in materia di politica atlantica, è rimasto silenzioso tutto il giorno, mentr el’unico commento alla Pe.S.Co. è ascrivibile al suo vice, Mike Pence, quando ha ricordato la volontà della Casa Bianca di “sostenere Nato ed Europa”, ma ha contestualmente richiamato gli alleati europei a “pagare i propri debiti con la Nato”. Da allora, a parte le molte giravolte del suo ‘commander in chief’, questa parte della visione americana trumpista non è cambiata.

 

Gic

(Twitter: @gcaroli)