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Ucraina, Russia e la Carta ONU: quali leggi regolano la guerra?

Gli esperti giuridici Carlo Stracquadaneo e Paolo Mastrovito tracciano una panoramica su ciò che prevede la Carta ONU in relazione alla guerra in Ucraina

La guerra in Ucraina, a seguito dell’invasione russa, sta scatenando reciproche accuse da parte di Kiev e Mosca su presunte o acclarate violazioni dei diritti e delle norme internazionali, commesse dalla controparte. Ma qual è la verità? E soprattutto quali sono le leggi che regolano i conflitti armati? Le hanno ricordate l’avvocato Francesco Paolo Mastrovito e il professor Carlo Stracquadaneo. Quest’ultimo, peraltro, è un colonnello in congedo dell’Aeronautica Militare Italiana, nonché esperto di materie giuridiche delle forze armate e della Difesa, che negli anni si è occupato di numerosi conflitti e crisi.

I membri ONU devono astenersi nelle loro relazioni internazionali dalla minaccia o dall’uso della forza contro l’integrità territoriale o l’indipendenza politica di qualunque Stato

L’analisi di Stracquadaneo e Mastrovito ricorda innanzitutto l’articolo 2, paragrafo 4 della Carta delle Nazioni Unite: “I membri devono astenersi nelle loro relazioni internazionali dalla minaccia o dall’uso della forza contro l’integrità territoriale o l’indipendenza politica di qualunque Stato, o in ogni altro modo incompatibile con gli scopi delle Nazioni Unite”. A questo proposito, i due esperti spiegano che “La norma richiede agli Stati membri di astenersi nelle loro relazioni internazionali dalla minaccia o dall’uso della forza. Affermando un principio radicalmente innovatore rispetto al diritto internazionale previgente, questa disposizione vieta in modo esplicito non soltanto il ricorso alla guerra, ma qualsiasi azione implicante il ricorso unilaterale alla forza ed estende il divieto anche alla semplice minaccia di azioni armate”. Di conseguenza, l’invasione russa in Ucraina è illegale secondo le Nazioni Unite.

L’interpretazione dominante della norma vieta la minaccia e il ricorso alla forza armata, ma ammette il ricorso alla forza economica

Inoltre, “l’interpretazione dominante adottata dalla dottrina su questa norma ha generato una norma consuetudinaria, che vieta unicamente la minaccia e il ricorso alla forza armata, mentre rimane lecito il ricorso alla forza economica”. Perciò, le sanzioni internazionali adottate contro la Russia per fermare l’invasione in Ucraina appaiono lecite. “In ogni caso, il divieto opera quando la minaccia e l’uso della forza sono strettamente diretti contro l’integrità territoriale o l’indipendenza politica di uno Stato – proseguono gli esperti legali -. La parte finale dell’art. 2, par. 4 costituisce l’epicentro dell’intera disposizione: essa consente di includere nell’ambito del divieto ogni forma di ricorso alla forza non prevista dalla Carta dell’ONU. Secondo tale disposizione, è consentito impiegare le armi nelle relazioni internazionali solo per l’adozione di misure coercitive nel quadro di organizzazioni regionali autorizzate dal Consiglio di Sicurezza o sotto la sua direzione (art. 53) e per l’attuazione delle decisioni e misure adottate dal Consiglio di Sicurezza a tutela della pace (ai sensi del cap. VII della Carta)”.

L’uso della forza è sempre consentito nel caso di legittima difesa

Infine, “è altresì sempre consentito l’uso della forza nel caso della legittima difesa (modalità espressamente consentita dall’art. 51 della Carta). L’art. 51 – sottolineano Stracquadaneo e Mastrovito -, nel riconoscere il diritto di legittima difesa a seguito di un attacco armato, fa riferimento all’attacco da parte di forze armate regolari di uno Stato come l’attraversamento della frontiera da parte di truppe militari straniere, il bombardamento di un territorio dello Stato da parte di aeromobili militari e così via. Si deve comunque trattare di azioni che, per dimensione ed effetti, siano tali da dare luogo ad una violazione grave del divieto della minaccia dell’uso della forza”. Di fatto l’Ucraina è autorizzata a difendersi dall’aggressione russa.

La Carta ONU non autorizza gli Stati o gli organismi internazionali a ricorrere unilateralmente alla forza contro altre nazioni per porre fine ad atrocità in atto

L’analisi giuridica, con tutti i limiti del caso, conseguente alla guerra in corso in questi giorni tra Russia e Ucraina, “porta anche al quesito se si può usare la forza unilaterale da parte di nazioni terze o alleanze regionali, come la Nato o la UE, per assicurare l’osservanza dei diritti umani e porre fine a massacri e atrocità – aggiungono gli esperti legali -. A riguardo, la Carta dell’ONU non autorizza gli Stati a ricorrere unilateralmente alla forza contro altri Stati con il fine di porre termine ad atrocità in atto. A sostegno di questa considerazione si può citare la posizione assunta dalla Corte Internazionale di Giustizia nel caso Nicaragua, quando la stessa Corte osservò che la protezione dei diritti umani, cioè il conseguimento di un obiettivo prioritariamente umanitario, non è compatibile con l’uso della forza. A tal proposito osservò proprio che i bombardamenti aerei e terresti, il posizionamento di mine marittime e la fornitura di armi ed equipaggiamenti ai contras, nonché il loro addestramento, non fossero compatibili con gli obiettivi dell’ONU in tema di protezione dei diritti umani”.

L’adozione delle No Fly Zone sull’Ucraina appare incompatibile con i dettami ONU

Stracquadaneo e Mastrovito, per gli stessi argomenti, giudicano incompatibile oggi l’adozione delle No Fly Zone, chiesta dall’Ucraina alla NATO ed all’UE per interdire le operazioni aeree russe. “Al riguardo delle No Fly Zones, è opportuno ricordare la posizione assunta da numerosi Stati quando la NATO, con decisione unilaterale e contrariamente alla posizione del Consiglio di Sicurezza ONU, decise di istituirle su Kosovo, per interdire l’azione militare della Serbia su quella regione, allo scopo di ristabilire il rispetto dei diritti umani – ricordano gli esperti -. Proprio in quella occasione, si registrò la posizione di Russia, Cina, Cuba, Bielorussia, Ucraina, Namibia e India in condanna dell’azione della NATO, sostenendo che essa era in palese contrasto con la Carta dell’ONU, giacché non era stata autorizzata appunto dal Consiglio di Sicurezza”.

Solo il Consiglio di Sicurezza ONU può autorizzare l’uso della forza bellica per far cessare un conflitto. E comunque tutti sono tenuti a rispettare le norme del diritto internazionale umanitario

In sintesi, “la pace rappresenta un interesse prioritario di tipo pubblico e collettivo e l’utilizzo della forza bellica per far cessare un conflitto armato in atto, può essere autorizzato solo dal Consiglio di Sicurezza dell’ONU – concludono Stracquadaneo e Mastrovito -. Posto che il diritto illimitato di ricorrere alla forza militare è stato soppresso dalla Carta delle Nazioni Unite e la pace è l’impegno prioritario degli Stati che hanno sottoscritto la Carta, qualsiasi forma di utilizzazione unilaterale della forza armata è vietata, tranne alcuni casi ben individuati come la legittima difesa e la difesa dei propri connazionali gravemente minacciati. In tal caso devono essere applicate le norme di diritto umanitario dei conflitti armati che disciplinano le modalità di esercizio della forza (c.d. ius in bello). Ciò significa che qualunque Stato che si trovi, legittimamente o meno, impegnato in un conflitto armato è comunque obbligato a rispettare le norme di diritto bellico, oggi più noto come diritto internazionale umanitario; ciò evidentemente per impedire che la guerra, e soprattutto le violazioni del divieto dell’uso della forza, degenerino in atti di barbarie”.

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