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Libia, Raisedon Zenenga è il nuovo capo di UNSMIL

Raisedon Zenenga è il nuovo coordinatore di UNSMIL, la missione ONU in Libia. L’alto funzionario ONU, che ha ampia esperienza nel peacekeeping, affiancherà Mladenov. Il primo agirà sul “terreno” e il secondo in ambito “politico”

Raisedon Zenenga è il nuovo coordinatore di UNSMIL, la missione ONU in Libia. E’ stato appena nominato dal segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres. L’alto funzionario ha una vasta esperienza nell’ambito delle missioni di peacekeeping per il Palazzo di Vetro. Sia nel continente africano sia in Medio Oriente. E’ stato scelto per affiancare il diplomatico bulgaro Nickolay Mladenov, di cui sarà il vice, che assumerà l’incarico di inviato speciale ONU per la nazione. Si è scelto di separare i due ruoli, che invece finora erano unificati fino alle dimissioni di Ghassan Salamé, per massimizzare il loro contributo al processo di pace. Il capo di UNSMIL, infatti, si occuperà soprattutto dell’assistenza sul terreno e in particolar modo nel meccanismo di monitoraggio del cessate il fuoco tra le truppe di Fayez Sarraj e Khalifa Haftar. L’inviato speciale, invece, sosterrà gli attori locali e dialogherà con loro a livello politico.

Mladenov e Zenenga dovranno lavorare da subito su tre temi: trovare una quadra nell’LPDF sul meccanismo di nomina del governo e del Consiglio Presidenziale, capire come monitorare la tregua e come far sì che le truppe straniere lascino la Libia

I temi da affrontare sono vari e tutti urgenti. In primis serve trovare una quadra tra i partecipanti al Libyan Political Dialogue Forum (LPDF) sul meccanismo di composizione del nuovo governo libico e del Consiglio presidenziale. Inoltre, c’è il meccanismo per controllare il rispetto della tregua. Infine, c’è la questione della presenza militare straniera nel paese africano. Sono già passati due de tre mesi previsti per il ritiro dei combattenti stranieri dalla nazione, in base all’accordo siglato dalla Joint Military Commission (JMC) 5+5 tra GNA e LNA, ma ancora non si è mosso quasi nulla. Secondo fonti internazionali, infatti, ci sono ancora oltre diecimila tra miliziani, mercenari e soldati internazionali in Libia. Parallelamente, peraltro, c’è da organizzare anche la riunificazione delle istituzioni e fornire sostegno per l’organizzazione del referendum e poi delle elezioni.

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