skip to Main Content

Le fake news sono superate. La nuova sfida è formare la volontà dei singoli

Le Fake News Sono Superate. La Nuova Sfida è Formare La Volontà Dei Singoli

Le notizie, l’informazione e la pubblica opinione sono il campo di battaglia di una nuova guerra

Le notizie, il settore informativo e la pubblica opinione sono il campo di battaglia di una nuova guerra. Più subdola di tutte le precedenti e combattuta attraverso reti neurali e coercizioni psicologiche di massa. Detta così, può sembrare una dichiarazione futurista più adatta alla fantascienza che alla realtà. Invece, a dirlo parola per parola è stato Eric Schmidt, amministratore delegato di Alphabet (la società che controlla Google) in un colloquio con la rivista americana Fast Company. La preoccupazione del manager è ovviamente ‘USA-centrica’ ed è rivolta alle macchinazioni dei ‘nemici di sempre’, cioè i russi. “Non abbiamo capito in che misura i governi avrebbero usato l’hacking per controllare lo spazio informativo. Non era qualcosa che avevamo anticipato abbastanza bene”, ha detto Schmidt, poi ha aggiunto: “Mi preoccupa che i russi nel 2020 avranno strumenti molto più potenti”. Quali?

L’arma definitiva saranno le reti neurali

L’arma definitiva saranno le ‘reti neurali’, ovvero macchine digitali in grado di apprendere ed autoprogrammarsi per fornire informazioni sempre più accurate e in linea con le richieste degli utenti. Skynet del film Terminator, per capirci. Già ne abbiamo tutti una in tasca. Gli assistenti vocali degli smartphone (Siri, ad esempio) sono governati da reti neurali: più le persone li usano, più imparano i gusti e le necessità degli utenti. Le risposte che forniscono, giorno dopo giorno, sono quindi il frutto della commistione tra le informazioni disponibili e quanto la gente desidera realmente sapere, ovviamente mediato e interpretato attraverso il ragionamento basico di un software, qualcosa tipo: se chiedo tutti i giorni alle 17 un bar nei pressi della mia posizione che venda vino, significa che le 16,30 sono un ottimo orario per mandarmi la pubblicità del vino.

Il pericolo è che le “macchine” possano decidere al nostro posto

Verrebbe da pensare che è un escamotage commerciale innocuo, visto che tutti i nativi digitali hanno imparato a gestire la pubblicità diretta fin dall’infanzia. Immaginiamo però cosa potrebbe succedere il giorno in cui non vorremo più il vino delle 17. La macchina potrebbe pensare che bere è una mia necessità e ricordarci di farlo. Noi diremmo no, e potrebbe finire lì. Ma la macchina potrebbe non volerci dar retta e decidere in autonomia che bere quel bicchiere di vino va bevuto per forza. Perciò, guidare la mia autovettura automatica fino al bar più vicino. Oppure ordinare un bicchiere di vino al mio replicatore di vivande portatile, porgendomelo con voce suadente. Probabilmente, milioni di consumatori lo berrebbero, a quel punto, vittime dello stesso riflesso che ci spinge ad accettare un cioccolatino quando ci viene offerto. Anche se fino a un attimo prima non avevamo alcuna voglia di mangiare un cioccolatino.

Il dibattito in Italia su come regolare l’evoluzione della tecnologia è ancora molto arretrato. La politica è concentrata sulle fake news, strumento ormai superato

Ovviamente, questa è una situazione estremizzata, ma il problema è reale ed è una questione squisitamente politica che va affrontata in fretta. Perché tutti gli strumenti tecnologici citati nel nostro esempio sono già in avanzata fase di sviluppo e saranno disponibili sul mercato entro la prossima decade. Purtroppo però, il dibattito, in Italia, è molto arretrato. La classe politica, infatti, è tutta concentrata ad affrontare il tema delle fake news, strumento di coercizione della pubblica opinione considerato ormai superato. Prova ne sia il celeberrimo tweet con cui Luigi Di Maio (M5S) ha ‘sfidato’ Matteo Renzi (segretario del Pd) a un dibattito televisivo.

Di Maio ha sfidato Renzi a un dibattito televisivo con un tweet, precisando che non era una fake news

Di Maio, si è infatti preoccupato di annunciare che la sfida non era una fake news. Ha detto cioè che lanciarla era una sua propria volontà cosciente. Il marketing però non si occupa più della volontà cosciente, ma della formazione della volontà. Ovvero: nessuno si occupa di immaginare cosa le persone compreranno la prossima estate. Ma tutti cercano di capire come nasce e come si sviluppa la volontà d’acquisto e, soprattutto, come farla nascere.

Dalla nascita delle chatbot stiamo consegnando alle macchine “pezzi della nostra sovranità”

La faccenda è cominciata molti anni fa, con lo sviluppo proprio dei sistemi che sono alla base del funzionamento degli smartphone e dei social network. Punto di svolta, però, è stata l’introduzione dei chatbot, ovvero macchine che forniscono risposte su domanda diretta dell’utente. Chiedere a Siri quando parte il prossimo treno per una destinazione significa consegnare alla rete una parte importante di noi. Ovvero il desiderio o la necessità di recarsi in una determinata località. Incrociando questi dati con le nostre navigazioni in internet o le altre migliaia di informazioni che quotidianamente affidiamo al nostro smartphone significa dare alla macchina la nostra quotidianità. E in qualche maniera anche la nostra volontà. Di fatto, per dirla con un’espressione cara alla politica, significa cedere ‘pezzi di sovranità’.

Aumentano i bot e i “paramilitari digitali”. Addestrano macchine che forniscono risposte mirate a indurre determinati comportamenti

Secondo Jared Cohen, ex direttore di polizia del Dipartimento di Stato Americano durante la presidenza di Geoge W. Bush Jr e consulente di Hillary Clinton durante la presidenza Obama, già oggi “potresti interagire con un gruppo di persone online. Credendo di parlare con i sostenitori di Bernie Sanders o di Donald Trump, ma in realtà stai parlando con tre ragazzi fuori di San Pietroburgo”. Cohen, quindi, ha riconosciuto che “questo è un falso problema di notizie. Parliamo di questo in termini di ‘paramilitari digitali'”. Addestrano macchine che forniscano risposte mirate a indurre determinati comportamenti. Schmidt, allo stesso modo, fa riferimento ai pericoli del contenuto falso “meccanizzato” su YouTube (ad esempio, i video con audio e immagini manipolati per ingannare chi li vede) e avvisa del crescente ruolo che i bot potrebbero svolgere nel discorso nazionale, poiché le loro capacità di interazione migliorano ogni giorno”.

La campagna elettorale in Italia sarà la più digitale e tecnologica di sempre. Il nuovo governo dovrà lavorare subito su questo tema

Se questa è la situazione – e non c’è motivo di dubitarne – non possiamo permetterci il lusso di perdere altro tempo. In Italia è appena cominciata una campagna elettorale che sarà la più digitale e tecnologica di sempre. Dalle urne dovranno uscire un Parlamento e un governo che affronteranno questo problema, prima che sia troppo tardi.

Gic
(Twitter: @gcaroli)

L’intervista a Schmidt sulla information warfare di Fast Company

Back To Top