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Israele-Arabia Saudita: apertura su intelligence contro Iran in Siria

Israele-Arabia Saudita: Apertura Su Intelligence Contro Iran In Siria

Supporto israeliano all’Arabia Saudita per evitare il consolidamento dell’Iran in Siria

Il capo di Stato maggiore dell’esercito israeliano Gadi Eisenkot ha rilasciato un’intervista al quotidiano dell’Arabia Saudita Elaph. Bum. Nell’intervista ha detto che Israele è pronto a scambiare informazioni, anche di intelligence e di supporto cyber, con tutti i Paesi arabi moderati, per fronteggiare la minaccia rappresentata dall’Iran nella regione. In particolare all’Arabia Saudita. Doppio bum. Infine, Eisenkot ha disegnato uno scenario del Medio Oriente che sembra proprio il brodo di coltura ideale per un conflitto armato su vasta scala. L’obiettivo comune di Tel Aviv e Ryahd è evitare un consolidamento iraniano in Siria e limitare l’inbfluenza di Hezbollah nell’area. Triplo bum!(Qui trovate il testo integrale dell’intervista riportata dal quotidiano israeliano Haaretz).

La cooperazione tra Tel Aviv e i sunniti mira a limitare l’espansione sciita

Politicamente parlando, l’intervista del generale Eisenkot è un segnale di cooperazione nuovo tra Israele e l’Arabia Saudita (ovvero la minoranza sunnita), stimolato in qualche maniera dagli americani, ma soprattutto dovuto alla necessità di arginare la crescita dell’influenza sciita iraniana in Medio Oriente. La rivalità tra gli sciiti iraniani e i sunnuti arabi, infatti, è alla base di tutte le tensioni recenti nell’area. I sauditi inoltre hanno interessi petroliferi da difendere, mentre Israele, dopo le dimissioni del premier libanese Hariri, teme un’escalation di Hezbollah e un suo dilagare in Siria. Questo, in chiave internazionale, si traduce con ‘il nemico del mio nemico è mio amico’ e, in questo momento, se Teheran ha un nemico è da cercare a Riyad, che invece con con Tel Aviv ha mai avuto scontri, cosa che Eisenkot ha posto come base della sua ‘apertura’.

L’Iran è tornato a essere il nemico di tutti

Al momento, quindi, si torna a identificare nell’Iran il nemico di tutti, conseguenza diretta della cancellazione del piano per il nucleare sostenuto dall’ex presidente Usa Obama. Per farlo, il riferimento immediato è alle fabbriche di armi che Teheran starebbe costruendo per “fornire armamenti avanzati ai guerriglieri e alle organizzazioni terroristiche presenti nella regione”. Secondo Eisenkot, infatti, “l’Isis è stato duramente picchiato e l’eliminazione dell’organizzazione arriverà presto, ma – ha sottolineato – le sue idee possono tornare nelle vesti di altri nomi e gruppi in Siria e nella regione“.

La Siria e il consolidamento iraniano sono il problema di Tel Aviv

Per questa ragione adesso bisogna di nuovo girarsi verso Damasco, perché è la Siria, in questo momento, il focolaio di ogni guerra medio-orientale. Sebbene l’esercito di Daesh sia sostanzialmente in rotta, sono molte le formazioni locali attive e l’idea che gli sciiti possano ricevere supporto tattico e logistico dall’Iran è inaccettabile sia per Israele che per i sunnuti di Ryad, che appoggiano i gruppi salafiti siriani. Eisenkot ha quindi denunciato tentativi iraniani di favorire un’escalation ma, ha aggiunto, “non vedo un’alta probabilità per questo al momento”, sebbene locali fiammate potrebbero “portare ad un ampio conflitto strategico”. Questo perchè l’Iran, secondo Israele, sta cercando di prendere il controllo del Medio Oriente, dando vita a una mezzaluna sciita dal Libano all’Iran e poi dal golfo Persico al Mar Rosso. Per Tel Aviv è prioritario “evitare che ciò accada”. Soprattutto, è fondamentale evitare che Hezbollah, vista la situazione libanese dopo le dimissioni del primo ministro Hariri, possa guardare verso est, ovvero proprio verso la Siria.

La nuova questione libanese e le richieste a Hezbollah

“La nostra richiesta è per Hezbollah di lasciare la Siria e per l’Iran e le sue milizie di ritirarsi dalla Siria. Abbiamo detto apertamente, ma anche in silenzio e in segreto (il che significa “esercitando ogni tipo di pressione politica e militare”, ndr.), che non accetteremo nessuna ipotesi di consolidamento iraniano in Siria in generale e, soprattutto, la loro concentrazione a ovest della strada Damasco-Sweida”, ovvero molto vicino al confine est di Israele.

Al Nusra è nemico di Israele: se toccano i Drusi attacchiamo

L’apertura di Eisenkot, al momento, non prevede alcun coinvolgimento militare di Israele nel conflitto. “Abbiamo una politica chiara: non interverremo nei combattimenti in Siria, a meno che non emerga un tentativo di colpire i nostri fratelli Drusi”, ha detto Eisenkot, ricordando che gli avvertimenti al Fronte Al-Nusra e le esercitazioni tattiche nell’area del monte Hermon sono bastate a far rientrare la crisi. Questo, per Eisenkot, dovrebbe fugare ogni dubbio sulla politica di confine israeliana. “Al-Nusra e quelli come loro – ha rimarcato il generale – sono i nostri nemici, come l’Isis. Li abbiamo attaccati più di una volta”. Per ora però, Eisenkot ha assicurato che non dovrebbe succedere.

Americani e Russi: lo scacchiere internazionale si complica

Quello che invece Israele farà, oltre a fornire supporto d’intelligence e informazioni ai Sauditi, sarà esercitare pressioni proprio sugli Stati Uniti, che dal canto loro stanno cercando di rafforzare e sostenere l’asse sunnita moderato nella regione senza utilizzare militari per il controllo del territorio. “Allo stesso tempo – ha denunciato Eisenkot – c’è una politica russa che vede solo gli interessi russi in Siria. I russi sanno come andare d’accordo molto bene con tutti i lati. Hanno forgiato un’alleanza con Assad, l’Iran e Hezbollah da un lato e con gli americani dall’altro nella guerra contro ISIS”. Ai russi, però, anche Israele deve qualcosa, perchè è proprio grazie a Mosca che sono stati ‘lubrificati’ gli attriti tra Tel Aviv e Ankara.

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