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Africa, Trizzino: Nigeria, tra jihadismo e pirateria marittima

Giuseppe Trizzino; La situazione della sicurezza in Nigeria non sembra migliorare

La situazione della sicurezza in Nigeria non sembra migliorare. Lo conferma a Difesa e Sicurezza Giuseppe Trizzino, CEO della Praesidium International, società specializzata nella consulenza sulla protezione degli asset in mare e a terra nel paese africano. “Da oltre 10 anni le popolazioni del nordest della Nigeria sono costrette loro malgrado a convivere con la costante presenza di estremisti, tra gruppi di matrice jihadista quali Boko Haram, e le sue due fazioni scissioniste: Jama’at Ahl al-Sunna li-Da’wa wal-Jihad (JAS), e la locale wilayat dello Stato Islamico, ISWAP (Islamic State West Africa Province) – ha spiegato Trizzino -. Le aree coinvolte comprendono il bacino del Lago Ciad, nello stato di Borno, ma anche in parte lo stato di Yobe, Adamawa e Gombe. Nel corso degli anni la sfera di influenza del jihadismo nigeriano è andata mutando arrivando anche a colpire la capitale Abuja ma non solo”.

I gruppi jihadisti più attivi sono ISGS, JNIM e ISWAP, che cerca di conquistare le roccaforti di Boko Haram nel Nord Est del paese. La sicurezza, però, sta degenerando anche per altri fattori

“I movimenti jihadisti in Nigeria si sono spinti anche oltre con il nordovest del paese sempre più macchiato dalla loro presenza, inclusi gruppi quale ISGS (Islamic State in the Greater Sahara), JNIM (Jama’at Nusrat al Islam wal Muslimin), e la già menzionata ISWAP – ha sottolineato il CEO della Praesidium International -. In particolare, se da un lato Boko Haram si colloca prevalentemente nella zona del bacino del Lago Ciad, dall’altro abbiamo la splinter cell ISWAP saldamente presente nel sudovest dello Stato del Niger, ai confini con il Benin. Quest’ultima è inoltre proiettata verso la conquista delle roccaforti di Boko Haram nel nordest dopo il generale indebolimento del gruppo riscontrato da maggio a seguito della morte del leader Aboubakar Shekau. La sicurezza, però, si sta deteriorando anche a causa di altri fattori, come il conflitto tra mandriani e contadini nel centro nord, che ha causato negli anni 6 volte più morti rispetto alla presenza di Boko Haram nel paese”.

ISWAP quale sostituito dello Stato e le alleanze di comodo con la criminalità locale

“L’espansione attraverso il nord della Nigeria è senza dubbio aiutata dalla scarsa capacità dei governi e delle forze locali di controllare un territorio vasto e mal collegato – ha ricordato Trizzino -. Inoltre, in alcune aree, i jihadisti sono riusciti anche a soppiantare lo Stato per ciò che attiene la difesa delle popolazioni locali dalla minaccia del banditismo (tipico del nordovest della Nigeria). Tale pratica è particolarmente seguita da ISWAP spesso impegnata a sostituirsi all’apparato governativo, guadagnandosi il supporto della comunità locale, sfruttando le carenze dello stato centrale. Quest’ultimo punto è una riprova della complessità dello scenario nigeriano se consideriamo che in talune circostanze, nonostante la generale mancanza di convergenza, le organizzazioni di matrice jihadista sporadicamente coesistono e cooperano con i gruppi afferenti al fenomeno del banditismo. Un esempio su tutti sono le alleanze tra i due fenomeni nei casi di sequestri massivi di studenti. I banditi ottengono ciò che vogliono, ovvero i soldi dei riscatti, mentre gruppi come Boko Haram ottengono l’interdizione, anche solo temporanea, dell’educazione occidentale.

Gli attacchi della pirateria diminuiscono, ma il fenomeno non è svanito

Il 2021 è stato un anno un particolare anche sul versante della pirateria. “Si è confermato il trend degli ultimi tre anni, che vedeva i gruppi di pirati attaccare navi sempre più lontano dalle coste nigeriane, ma si è anche registrato un generale calo degli eventi (22 attacchi nel 2021 contro i 65 del 2020) – ha affermato il CEO di Praesidium International -. Le ragioni dietro questo calo sono molteplici e sicuramente i numeri non devono far credere che la minaccia sia svanita. L’accresciuta conflittualità a livello locale rilevata ad inizio anno negli Stati del Delta del Niger, la presenza di asset militari internazionali come la fregata italiana ‘Luigi Rizzo’ e un maggiore coinvolgimento a livello locale con il lancio del progetto Deep Blue, congiuntamente con numeri di marittimi sequestrati più che raddoppiati rispetto agli stessi mesi dell’anno precedente sono tutti fattori che hanno contribuito a questa calma apparente”.

I pirati, a seguito di una maggiore presenza militare internazionale in mare, hanno spostato le loro attività in aree meno “calde” per loro

“I pirati nigeriani sono molto attenti e si sanno muovere bene nelle acque nel Golfo di Guinea – ha aggiunto Trizzino -. Durante il quarto trimestre del 2021, alcuni eventi hanno interessato una zona abitualmente molto poco colpita dal fenomeno della pirateria, e questo cambio è possibilmente da rintracciarsi nell’attuale presenza della marina danese al largo del Delta del Niger e a quanto avvenuto a fine novembre quando questi intercettarono un barchino con a bordo presunti pirati, uccidendone 5 e arrestandone 4, successivamente rilasciati a causa della mancanza di preventivi accordi in essere per la loro gestione. In generale, comunque, il fenomeno continua a caratterizzarsi per una certa ciclicità, cadenzata principalmente dalla stagione delle piogge (giugno – ottobre), e non sembra destinato a svanire nel breve/medio termine nonostante la presenza di asset militari internazionali nelle acque antistanti la Nigeria”.

Anche il governo nigeriano ha adottato nuove contromisure contro pirati e jihadisti. Sul primo fronte c’è il Deep Blue Project

“Dopo 6 anni dalla firma del progetto, finalmente nel giugno del 2021, il governo nigeriano ha ufficialmente inaugurato l’infrastruttura integrata di sicurezza nazionale e protezione delle acque interne meglio conosciuta come ‘Deep Blue Project’ – ha proseguito l’esperto di sicurezza -. L’obiettivo primario di tale ambizioso progetto costato 195 milioni di dollari in equipaggiamenti è quello di garantire la sicurezza delle acque nigeriane e le infrastrutture petrolifere, attraverso l’ausilio di un dispositivo ibrido composto da unità terrestri, marittime e aeree. In particolar modo, con il Deep Blue Project il governo di Abuja mira a combattere il fenomeno della pirateria marittima originatosi prevalentemente dalla regione del Delta del Niger. Stando ai dati ufficiali, l’operazione vede coinvolti 16 mezzi per il pattugliamento costiero, 2 navi per missioni speciali, 17 pattugliatori veloci, 2 aerei con compiti di sorveglianza, 3 elicotteri per operazioni SAR, 4 velivoli a pilotaggio remoto oltre a 600 operatori specializzati. È ancora presto per capire il reale impatto di questa infrastruttura sulle attività di pirateria. Come abbiamo visto il calo di eventi registrati nel 2021 ha diverse origini e non è la prima volta che si registrano variazioni di questa portata”.

La lotta al jihadismo soffre di più di quella alla pirateria, ma sembra che le cose potrebbero cambiare nel prossimo futuro

“Sul versante della lotta al jihadismo – ha spiegato Trizzino -, il dispiegamento nel 2015 della MNJTF (Forza di intervento multinazionale), composta da oltre 10,000 militari del Benin, Camerun, Ciad, Niger e Nigeria, nonché l’impiego sempre più marcato di aeromobili e droni, pur avendo contribuito a ridimensionare i territori conquistati dai jihadisti nella regione del bacino del Lago Ciad, non sono stati tuttavia in grado di sradicarne completamente la presenza. Difficoltà sul piano del finanziamento della forza multinazionale, unite alla mancata capacità di conquistare la fiducia delle popolazioni locali, hanno finora permesso alle varie realtà jihadiste di continuare a imperversare nell’area. Recentemente, comunque, il Presidente Buhari ha inaugurato un nuovo comitato presidenziale, il ‘Presidential Committee on the Repatriation, Returns, and Resettlement of Diplaced Persons in the Nordeast’, proprio con l’obiettivo di ridare alle popolazioni del nordest la tanto agognata tranquillità che gli è stata tolta con il subentro dei gruppi jihadisti. Inoltre, anche sul fronte della MNJTF le cose si stanno muovendo con la definizione di nuove strategie incentrate sulla popolazione residente nelle aree contese dai gruppi jihadisti. C’è da ricordare che la Joint Task Force combatte contro un nemico, come ISWAP, il quale colpisce unicamente postazioni militari al fine di guadagnare sostegno da parte delle popolazioni locali. Una strategia molto diversa da Boko Haram – ha concluso il CEO di Praesidium International -, che non fa distinzione tra militari e civili nei suoi raid.

Giuseppe Trizzino

Classe 1980, laureato in Scienze Politiche alla Luiss Guido Carli,  è Amministratore Unico di Praesidium International società specializzata nel campo dell’antipirateria marittima e consulenza sulla sicurezza. Dal 2017 opera in Nigeria dove la società è presente con sedi operative a Lagos e Port Harcourt. Per due anni collabora con un colosso internazionale delle costruzioni nel nord-ovest della Nigeria monitorando il fenomeno del banditismo. Nel 2020 inizia una collaborazione con una forza armata NATO incentrata sull’analisi dei rischi marittimi nel Golfo di Guinea. Nel 2021 lancia M.A.R.E.™️ – Maritime Analysis & Risk Evaluation, la prima piattaforma italiana di intelligence marittima.

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