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Afghanistan, Marjan Sadat: Il paese è sull’orlo del baratro per colpa dei talebani

di Pierluigi Bussi

Marjan Sadat, 23 anni e giornalista afgana dell’Iran International a Kabul, racconta la drammatica situazione in Afghhanistan

Marjan Sadat, 23 anni giornalista afgana dell’Iran International a Kabul, racconta la drammatica situazione che sta vivendo la popolazione, le paure ed ipotizza cosa potrà succedere in un paese oramai in mano ai talebani. Nonostante le difficoltà, la reporter continua a lavorare ogni giorno.  “Voglio ancora proseguire, ho scelto questa professione ed accettato le barriere e le difficoltà di lavorare in questo paese, non farò un passo indietro”. L’angoscia è tanta anche perché non crede più nelle forze di sicurezza. “Quando giro per le strade di Kabul, chiedo a Dio, per favore proteggimi. La nostra incolumità dovrebbe essere garantita dalle istituzioni preposte, non da noi stessi. Ogni giorno che varco la porta di casa so che potrebbe essere l’ultima volta, fino ad oggi penso di essere sopravvissuta per caso”.

Il portavoce dei talebani ha dichiarato che Kabul non è un obiettivo dei fondamentalisti, queste affermazioni ritieni che siano vere? Quale è la situazione attuale nella capitale?

Data la situazione generale in Afghanistan, è impossibile credere veramente a ciò che stanno dicendo i talebani. La vita a Kabul è difficile, gli omicidi sono all’ordine del giorno.

Cosa succederà in Afghanistan?

Se durante i colloqui di Doha entrambe le parti non troveranno un accordo, si intensificherà la guerra civile, questa volta molta più gente scapperà rispetto al passato. La povertà raggiungerà il suo picco, e ancora una volta le famiglie povere saranno costrette a vendere i propri figli per salvarli dalla fame; questa sarebbe la più grande catastrofe umana mai vissuta nel nostro paese.

Quali sono le tue paure? Hai pensato di scappare?

Certo, sono preoccupata per la mia vita. Ma oggi come giornalista sono la voce di molte persone e se io vengo uccisa come altri miei colleghi, la nostra gente avrà sempre più nemici e meno potere partecipativo: questo mi preoccupa molto. È ​​molto difficile lasciare il mio paese, anche se sono nata e cresciuta in guerra. Amo ancora questa terra e non riesco a pensare di abbandonare l’Afghanistan.

I giornalisti sono la categoria più a rischio, come vi state organizzando?

Il giornalismo non è solo una professione, penso che sia una grande responsabilità che abbiamo, anche se sappiamo quale sarà la nostra fine non dobbiamo arrenderci. Quando giro per le strade di Kabul, chiedo a Dio, per favore proteggimi, perché avere una pistola o una guardia del corpo non ci aiuta affatto, la nostra sicurezza dovrebbe essere fornita dalle istituzioni preposte, non da noi stessi. Ogni giorno che varco la porta di casa so che potrebbe essere l’ultima volta, fino ad oggi penso di essere sopravvissuta per caso.

Le forze militare afghane sono in grado di contrastare i talebani?

In termini di equipaggiamento, i soldati afgani sono superiori al 100%, ma la forza dei talebani è la propaganda.  Ci vuole solo la volontà del governo di affrontare il nemico e non girare le spalle.  Secondo alcuni rapporti di varie province, spesso il governatore accoglie i talebani e consegna il distretto senza grossi problemi. L’Emirato Islamico comunque non ha ancora vinto la guerra.

È possibile trovare un accordo tra le due parti?

Nessuna delle parti vuole la fine della guerra. Questo numero esagerato di rappresentanti di entrambi prima di tutto devono fare pace con sé stessi e lavorare per trovare un accordo. Qual è stato il risultato della delegazione di Abdullah, ai recenti colloqui di Doha? Il nulla! Non si è mai parlato di un cessate il fuoco, per loro non è problema urgente.

I talebani di oggi sono gli stessi che furono cacciati dagli americani nel 2001? Oppure si sono riorganizzati con il contributo di miliziani?

Ci sono due tipi di talebani, i leader che gestiscono il potere, presenti a Doha e in Pakistan e poi i combattenti. I leader dell’Emirato Islamico sono più alfabetizzati rispetto al 2001 parlano persino inglese, ma non hanno comunque cervello, vogliono uccidere persone innocenti come nel passato. I talebani che sono sul campo di battaglia, invece, sono gli stessi cacciati dalle forze occidentali. Combattono da anni senza un vero scopo. In definitiva non è cambiato nulla.

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