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Ucraina, perché la Russia ha voluto Viktor Bout in cambio di Brittney Griner

Perché la Russia ha voluto Viktor Bout in cambio di Brittney Griner. Mosca ha bisogno dell’ex operativo del GRU per le armi, i componenti e la tecnologia bloccati dalle sanzioni

C’è un motivo ben preciso se la Russia ha chiesto il rilascio di Viktor Bout in cambio della scarcerazione della giocatrice di basket statunitense, Brittney Griner. Mosca, con il proseguo della guerra in Ucraina, ha bisogno urgente dei servigi dell’uomo. Obiettivo: acquisire le armi, i sistemi e le tecnologie di cui la Russia necessita per portare avanti il conflitto. Gli attuali partner di Mosca – Iran in primis -, infatti, possono garantire solo forniture limitate, che presto si esauriranno. Inoltre, le sanzioni e i serrati controlli internazionali rendono molto complicato accedere alla componentistica, pur sfruttando intermediari e operando su mercati secondari, meno vigilati. Di conseguenza, servono attori fidati, che possano ovviare ai problemi, ottenendo risultati in breve tempo e Bout è l’uomo giusto. Ha l’esperienza, i contatti giusti e un debito con Mosca da ripagare: la sua liberazione inaspettata.

Chi è Viktor Anatolyevich Bout

Viktor Anatolyevich Bout d’altronde, non è uno qualunque. E’ nato nell’attuale Tagikistan il 13 gennaio 1967 e, data la sua maestria nelle lingue straniere (prima del suo arresto nel 2008 ne parlava sette e nel corso della carcerazione ha affermato di averne studiate altre), presto entrò nelle forze armate russe come traduttore. Successivamente, divenne un operativo del GRU, il servizio segreto militare, per poi mettersi in proprio dopo il collasso dell’Unione Sovietica, diventando probabilmente il più grande trafficante di armi vivente. La sua forza era una flotta di aerei, che usava per effettuare consegne in tutto il mondo: dall’Africa all’Afghanistan, passando per l’Europa e il Medio Oriente: la Air Cess. Persino Osama bin Laden e al Qaeda si servirono di lui per realizzare la “legione islamica internazionale” in Afghanistan. A Bout, infatti, fu affidato il controllo della compagnia aerea “Ariana Afghan Airlines”, definita “il servizio taxi del terrorismo”.

I contatti e le capacità del trafficante di armi, fondamentali per la Russia oggi

Bout è anche un abile mediatore e un uomo di relazioni. Non a caso aveva buoni contatti – tra gli altri – con Hezbollah, i libici, gli angolani e i bosniaci, a cui sembra abbia fornito aiuto durante la rivolta contro Milosevic. Ovviamente, non mancano diversi paesi arabi, latino americani e l’Iran. Sono proprio questi contatti, uniti alla capacità organizzativa dell’uomo, a far gola alla Russia nel momento in cui lo stesso Vladimir Putin ammette ufficialmente che la guerra in Ucraina potrebbe non essere breve. Soprattutto perché la Russia ha già intaccato pesantemente le sue scorte belliche e, come si è visto con i droni iraniani Shahed 136, è già dovuta fare ricorso all’esterno per mantenere l’equilibrio con le forze di Kiev, supportate dalla NATO e dall’UE. Bout è l’uomo giusto per trovare velocemente nuove fonti di approvvigionamento. Non solo di armi e sistemi, ma anche e soprattutto della componentistica e della tecnologia necessarie per ricostruire le scorte belliche di Mosca, oggi sempre più difficili da reperire a causa delle sanzioni e dei controlli.

Il “file” di Bout

Secondo varie fonti:

  • è di etnia ucraina, ha un fratello maggiore di nome Sergei e sarebbe diventato cittadino russo dopo la dissoluzione dell’Unione Sovietica nel 1991;
  • si dice che parli correntemente l’esperanto, che avrebbe imparato all’età di 12 anni quale membro del club di esperanto di Dushanbe;
  • ha prestato servizio nelle forze armate sovietiche laureandosi presso l’Istituto militare russo di lingue straniere. Questa formazione gli ha permesso di padroneggiare varie lingue straniere: portoghese, inglese, francese, tagiko, arabo e farsi (persiano);
  • è stato inviato in missione insieme a Igor Sechin – (Leningrado, 7 settembre 1960, indicato dal Centro di Analisi Strategiche “Stratford” statunitense come agente del KGB) – in Mozambico negli anni ’80 e in Angola, dove ove ha svolto le mansioni di traduttore dal portoghese per la missione militare sovietica. Secondo alcune fonti Bout è stato coinvolto in un’operazione militare sovietica nel paese africano alla fine degli anni ’80 per supportare il Movimento Popolare per la Liberazione dell’Angola (MPLA) nella guerra civile. Durante questo periodo imparò anche le lingue khosa e zulu;
  • sarebbe stato congedato dall’esercito dell’URSS dopo il suo scioglimento nel 1991 con il grado di tenente colonnello, ma alcuni esperti dei servizi sovietici sostengono che era un maggiore del GRU – ufficiale delle forze aeree sovietiche – che si era laureato in un programma di addestramento di quella intelligence militare.

Bout in Mozambico, verso la fine degli anni ’80 ha incontrato la sua futura moglie che ha sposato nel 1992: Alla Vladimirovna Bout (nata Protasova nel 1970 a Leningrado). Alla è un’artista – designer e stilista – proprietaria di negozi di abbigliamento negli Emirati Arabi Uniti, in Germania, Sud Africa e Russia. Dalla stessa ha avuto una figlia nata nel 1994 negli EAU.

Durante la disintegrazione dell’URSS, riuscì a comprare diversi aerei militari a buon prezzo fra quelli rimasti inutilizzati, anche grazie alle sue conoscenze nell’ambito militare. Molto probabilmente, in quanto ex membro dell’esercito sovietico, era nella favorevole condizione di poter acquistare attrezzature militari in eccedenza, inclusi gli aerei. Ma non è escluso che li abbia ottenuti come “illegale” di quei servizi informativi per operazioni sotto copertura. Oltre agli aerei trovò anche arsenali di armi completamente abbandonate (pistole, proiettili, bombe a mano, razzi, fucili di precisione, bombe tattiche e missili guidati), accantonate nei paesi cuscinetto, soprattutto in Ucraina e Bielorussia. Armi che ovviamente finirono per alimentare traffici illegali a sostegno di varie aree di crisi interne ed estere.   Gli aerei acquistati – si parla di oltre 40 – nel 1993 furono trasferiti da lui e dal fratello maggiore – suo ex partner – Sergey Anatolyevich Bout negli Emirati Arabi Uniti (Sharjah) facendoli confluire nella Flying Dolphin, con sede legale in EAU e a Bucarest (Romania), società condivisa con lo Sceicco Abdullah bin Zayed bin Saqr al Nayhan. Il fratello continua ad esercitare legittimamente la sua attività aviatoria negli Emirati e in Romania.

A Sharjah, Bout incontrò Richard Ammar Chichakli, un cittadino americano-siriano che divenne il suo contabile. Questi nel 1995 venne assunto presso l’aeroporto internazionale di Sharjah negli Emirati Arabi Uniti come direttore commerciale della zona di libero scambio aeroportuale. In tale veste Chichakli divenne il “manager finanziario” di Bout e non si preoccupò troppo di ciò che gli aerei trasportavano; per lui era essenziale che non partissero vuoti e che i committenti pagassero sollecitamente. Per questa sua “leggerezza” Chichakli il 13 dicembre 2013, è stato condannato in USA a cinque anni di carcere per riciclaggio di denaro, frode telematica e associazione a delinquere con Victor Bout. Nel 1995 il tagiko registrò la sua compagnia aerea Air Cess in Liberia e successivamente ne istituì altre, sempre in paesi stranieri dove le norme erano meno stringenti, specie in Nuova Guinea e nell’Africa Centrale. Da allora ha avviato una fiorente attività di trasporto aereo, diventando un grande trafficante – in particolare di armi, ma non ha disdegnato il traffico di coltano e di diamanti – riuscendo a vendere anche merce difficile da procacciare, come elicotteri d’assalto, mine antiuomo, fucili di precisione e visori notturni. Da trafficante si inserì nei conflitti scoppiati in Sudan, Libia e Repubblica Democratica del Congo, fornendo armi alle diverse fazioni. Oltre al traffico di armi – prodotte in Ucraina, Moldavia e Bulgaria – avrebbe anche trasportato mercenari in zone di operazioni belliche.

Nel 2001, secondo un rapporto ONU, Bout veniva indicato come vertice di un gruppo criminale transazionale che aveva rifornito e riforniva di armi a numerosi gruppi para-militari in Africa fin dagli anni ’80 con particolare riferimento all’area della Repubblica Democratica del Congo durante la seconda guerra del Congo (1998-2003). All’epoca acquistò la compagnia aerea ugandese Okapi Air – poi ribattezzata Odessa- impiegando circa 300 persone e gestendo da 40 a 60 aerei. I velivoli venivano spostati frequentemente nelle varie società di copertura da lui create per rendere difficoltosa la incriminazione del gruppo criminale da parte delle varie Autorità. Il citato conflitto venne combattuto soprattutto da gruppi criminali di élite politico-militari legati agli eserciti del Ruanda, Uganda, Zimbabwe per appropriarsi dei minerali preziosi di quelle terre (soprattutto coltano e diamanti). Tra il 2003 e il 2004 – sotto la presidenza di George Bush – benché Bout fosse già nel “mirino” della CIA per la vendita di armi agli insorti talebani, ai loro nemici dell’Alleanza del Nord ed ai miliziani del gruppo islamista Abu Sayyaf nelle Filippine, anche esponenti degli Stati Uniti si avvalsero dei suoi servizi per finanziare la guerra in Iraq, impiegando molte volte i suoi aerei per trasportare qualsiasi tipo di armi a Baghdad.

Nel 2004, Bout e Chichakli fondarono anche una compagnia aerea in Tagikistan – la Samar Airlines  – per svolgere attività di riciclaggio di denaro e proteggere i beni di quelle Autorità. Nel 2005 Viktor Bout venne inserito nella lista nera del governo statunitense, che iniziò a trattarlo come un nemico, sicché il trafficante fu costretto a soggiornare solo a Mosca, vivendo nella sua villa sfarzosa con la moglie e la figlia e frequentando ristoranti ed hotel di lusso.

Personalità camaleontica non solo per il fatto di essere poliglotta e di dedicarsi ad attività illegali, ma anche perché possessore di ben cinque passaporti con il suo cognome sempre ortografato in modo diverso, ovvero Bout, But, Budd, Bont. Pare che si sia chiamato anche Victor Anatoliyevich Bout, Viktor Bulakin, Viktor Butt, Victor But e Vadim Markovich Aminov. Durante le sue operazioni illegali si ritiene che abbia vissuto in vari paesi, tra cui Belgio, Libano, Ruanda, Russia, Sud Africa, Siria e Emirati Arabi Uniti. La sua carriera, però, volgeva al declino e il 6 marzo 2008, nel corso di un’operazione sotto copertura degli apparati di sicurezza degli Stati Uniti, Bout fu arrestato dalla Royal Thai Police in collaborazione con le autorità americane e l’Interpol in Thailandia con l’accusa di terrorismo. Nell’agosto 2010 è stato estradato negli Stati Uniti ed il 2 novembre 2011, è stato condannato a 25 anni di reclusione.

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