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Turchia, Erdogan nel mirino delle intelligence del mondo arabo

Erdogan finisce nel mirino delle intelligence del mondo arabo, che lavorano a una coalizione per fermare la Turchia. Il capo degli 007 egiziani vola in Siria dopo aver visitato alcuni paesi tra cui Tunisia, Algeria e Libia orientale

Recep Tayyip Erdogan deve stare attento non solo alla Siria, ma anche al resto della regione araba. Nei giorni scorsi, come riporta il quotidiano Al-Watan, il capo dell’intelligence egiziana Abbas Kamel è volato a Damasco per una visita segreta. L’alto funzionario ha incontrato il direttore del National Security Bureau, il generale Ali Mamlouk, con cui ha discusso dei recenti sviluppi nel paese mediorientale e dell’operazione Spring Shield della Turchia. Peraltro, Kamel aveva fatto altre brevi missioni analoghe in varie nazioni tra cui Tunisia, Algeria e Libia orientale. L’obiettivo sembra quello di creare una coalizione d’intelligence nella regione per contrastare le mire espansionistiche di Ankara nella regione. Soprattutto dopo le ultime esternazioni di Erdogan, filtrate attraverso i media, sulla proposta alla Russia di co-gestire i giacimenti di petrolio a Deir Ezzor, al momento controllati dalle SDF curde.

Intanto, Erdogan propone alla Russia di acquisire il controllo del petrolio a Deir Ezzor, togliendolo ai curdi, per ricostruire la Siria. L’opzione è, però, irrealizzabile

E’ stato lo stesso Erdogan ad annunciarlo ai giornalisti, di ritorno dal suo viaggio a Bruxelles dove ha incontrato i vertici UE e NATO. “Ho fatto un’offerta a Putin: se fornirà supporto finanziario, potremo effettuare la ricostruzione e, attraverso il petrolio, aiutare la Siria a rimettersi in piedi – ha sottolineato secondo Reuters -. Invece che farne beneficiare i terroristi, avremmo l’opportunità di ricostruire la Siria grazie alle entrate. Ciò – ha concluso – mostrerà anche chi protegge l’unità della nazione e chi invece no”. Un’ipotesi di questo tipo, però, per la Turchia è impossibile almeno per il momento. Anche con un placet della Russia. Le infrastrutture a Deir Ezzor, infatti, non solo sono controllate dalle SDF, ma anche vigilate da Inherent Resolve. Inoltre, i curdi non accetteranno mai di cederle, per di più a un paese considerato nemico e “invasore”. L’unica alternativa sarebbe un’operazione militare, ma anche questa è irrealizzabile.

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