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Terrorismo, lo Stato Islamico introduce la politica del “blow up or get out”

Terrorismo, Lo Stato Islamico Introduce La Politica Del “blow Up Or Get Out”

I capi (sheikh) dello Stato Islamico se sbaglieranno troppo verranno trasformati in attentatori suicidi

Lo Stato Islamico ha implementato una nuova strategia per i suoi leader, chiamata “blow up or get out”. E’ una politica legata alle promozioni, secondo diverse fonti legate al Daesh. Questa prevede che se i capi a vario livello (sheikh) dovessero ricevere 3 valutazioni negative su 5, legate al loro operato, sarebbero obbligati a diventare attentatori suicidi (shahid), come riporta Duffelblog. L’obiettivo dei terroristi è progressivamente eliminare gli incapaci e cercare nuovi talenti. Soprattutto in un momento come questo, in cui a livello militare si registrano sconfitte costanti in tutte le aree di operazioni. Ciò, unito anche alle campagne internazionali di contrasto alla propaganda jihadista, peraltro, ha anche fatto diminuire sensibilmente i nuovi reclutamenti. E con essi il bacino di nuovi attentatori. Ergo, per Isis è imperativo trovarne rapidamente di nuovi al più presto, in quanto rappresentano ancora oggi l’arma migliore contro i nemici.

Il provvedimento ha scatenato numerosi malumori all’interno del Daesh. Sia tra chi rischia di subirlo sia tra gli shahid, che credono “sacra” la loro missione

Il provvedimento dei vertici dello Stato Islamico sembra aver creato molti malumori all’interno del gruppo. Sia da parte dei comandanti militari sia dei capi degli attentatori suicidi del Daesh. I primi ritengono che il provvedimento sia eccessivamente punitivo, a seguito del fatto che cattive performances (leggasi sconfitte sul terreno o fallimenti di azioni) non possono essere imputate solo a scarse capacità o a errori. Ma anche a una serie di fattori esterni, indipendenti spesso dalla loro volontà. I secondi, invece, non vogliono vedere sminuita la “sacralità” della loro missione, in quanto il martirio è considerata la forma più alta di lotta contro gli infedeli. E l’arrivo di elementi presi con la coercizione la “sporcherebbe”. Senza contare che la scarsa o nulla motivazione potrebbe portare più guai a Isis che risultati.

Di certo la nuova politica porterà dei cambiamenti in Isis. Ma non è detto che siano positivi per Daesh. Si rischiano nuovi scontri interni e cambiamenti negli attentati

La nuova politica all’interno dello Stato Islamico porterà, comunque, a due risultati. Innanzitutto si prevedono nuovi scontri interni al Daesh, con possibili ulteriori fuoriuscite di comandanti e di loro uomini. Inoltre, se verrà effettivamente posta in atto, ci potrebbero essere cambi di modus operandi sugli attentati, con un uso sempre più frequente di trigger men a distanza per accertarsi che le azioni vadano a buon fine. Con ogni probabilità, i nuovi shahid forzati saranno legati ai veicoli, drogati o ingannati. Questi, infatti, non avranno alcuna intenzione di farsi esplodere e di conseguenza, cercheranno ogni stratagemma per fuggire e salvarsi la vita. Anche tradendo Isis.

L’articolo di Duffelblog sulla nuova politica Isis

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