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Terrorismo, Isis punta Israele: Se fosse vero sarebbe un suicidio

Terrorismo, Isis Punta Israele: Se Fosse Vero Sarebbe Un Suicidio

Isis cambia strategia e prende di mira Israele, insieme agli Usa

Isis cambia strategia, esortando i seguaci a colpire Israele. Lo ha ha annunciato recentemente Hamzah Al-Qurayshi, uno dei portavoce dello Stato Islamico, aggiungendo che “gli americani e i crociati si sbagliano a dichiarare che Daesh è stato sconfitto nella regione”. Perciò, tutti i jihadisti devono colpire gli Stati Uniti e lo Stato Ebraico. “Abbiamo cominciato una nuova fase nella guerra contro di voi – ha sottolineato -. Gli occhi dei soldati del Califfato sono ovunque e stanno già guardando verso Bayt Al-Maqdis (Gerusalemme). Nei prossimi giorni – ha continuato – ci saranno eventi che vi faranno dimenticare l’orrore che avete visto con i vecchi leader: Abu Musab Al-Zarqawi, Abu Omar Al-Baghdadi e Abu Bakr Al-Baghdadi”. Inoltre, ha invitato “i soldati del Califfato ovunque, specialmente nelle amate Siria e Sinai”, a puntare gli insediamenti e mercati israeliani. “Radeteli al suolo per testare le vostre armi e i razzi chimici”.

Per lo Stato Islamico la scelta del nuovo nemico potrebbe essere un suicidio

Per Isis scegliere Israele come bersaglio, però, può rivelarsi fatale. Innanzitutto il nuovo “nemico” ha “regole d’ingaggio” sul terrorismo molto diverse da quelle dei paesi occidentali. Di conseguenza, non ci sarà alcun tipo di esitazione a colpire obiettivi legati allo Stato Islamico ovunque. Inoltre, lo Stato Ebraico è dotato di tecnologia all’avanguardia e di una tra le reti d’intelligence migliori al mondo, che gli permettono di rilevare e tracciare ogni minaccia crescente. Lo confermano i numerosi strike in Siria contro gruppi pro-Iran, avvenuti più volte e senza che le difese di Damasco se ne accorgessero. Infine, non va dimenticato l’effetto “vendetta”. Israele, ogni volta che è stata colpita, ha sempre reagito eliminando la sorgente di pericolo (compresi gli ispiratori), anche dopo lungo tempo. Di conseguenza è molto probabile che un eventuale attacco nel paese o ai suoi interessi scateni una caccia all’uomo senza precedenti. Daesh se lo può permettere?

Le IDF hanno previsto da tempo una eventualità di questo tipo. Inoltre, i gruppi di jihadisti locali accetterebbero l’ingerenza esterna di Daesh? Il nord della Siria, la Libia e l’Afghanistan fanno pensare di no

Peraltro, Israele da anni monitora “da vicino” Isis, proprio in relazione a una minaccia come quella prospettata da Al-Qurashi. Il Mossad conosce nomi, luoghi e movimenti all’interno dello Stato Islamico, dove non si esclude si siano infiltrati agenti operativi. Inoltre, sta tracciando le reti logistiche e di finanziamento. Sia in Medio Oriente sia in altri paesi e regioni. Perciò, lo Stato Ebraico si è già preparato all’eventualità. Quindi, se davvero Daesh decidesse di prenderlo di mira,  giocherebbe da subito in netto svantaggio. L’unica “arma” dei jihadisti sono i lupi solitari, ma che hanno comunque una capacità estremamente limitata. Ciò a seguito delle stringenti misure di sicurezza poste in essere dalle ISF per contrastare il terrorismo di matrice pro-palestinese. Inoltre, non c’è garanzia che i gruppi jihadisti locali accettino le interferenze “straniere” sul proprio territorio. Il nord della Siria, la Libia e l’Afghanistan sono emblematici a riguardo.

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