skip to Main Content

Terrorismo, gli sviluppi di Isis e Al Qaeda verso un mostro a due teste

Terrorismo, Gli Sviluppi Di Isis E Al Qaeda Verso Un Mostro A Due Teste

Isis e Al Qaeda sono due facce della stessa medaglia, coniata in tempi diversi ma con un obiettivo comune: ricreare il Califfato abolito da Ataturk. Ciò rappresenta non solo un pericolo concreto per la sicurezza globale, ma rischia anche di scatenare una guerra di religione dagli esiti incerti 

Il terrorismo di Isis e Al Qaeda e i suoi possibili sviluppi. È questo il titolo di uno studio effettuato dagli Indomabili, giunto alla sua parte finale, che traccia la storia delle due formazioni e dei fenomeni che hanno portato alla loro ascesa e caduta, nonché alla rinascita dell’“araba fenice”. Una nuova formazione, che mette a frutto le peculiarità di ognuna delle due facce della stessa medaglia: leadership, capacità operative e logistiche, nonché tecnologia. Ciò allo scopo di ricreare con ogni mezzo, violento in primis, il Califfato abolito da Ataturk. L’analisi, divisa in capitoli, vuol essere uno strumento utile per capire la nuova forma terroristica e ricercare strumenti idonei per contenere e/o mediare le dirompenti dinamiche del jihadismo, le quali abbracciano varie aree geopolitiche e periodi storici. Sviluppi che rappresentano un pericolo concreto per la sicurezza globale, non solo in Occidente, e che rischiano – come accaduto recentemente in Nuova Zelanda e nelle Filippine e recentemente nello Sri Lanka – di scatenare una vera e propria guerra di religione dagli esiti incerti; reazioni a catena con il conseguente sviluppo di una spiralizzazione della violenza di incontrollabile portata e di difficile contenimento.

Occorre risalire al passato per comprendere il presente e progettare il futuro

Nell’era dell’informazione non si fa in tempo a diffondere dati verificati che già ne giungono nuovi – da sottoporre a verifiche prima di condividerli – e non è peregrino sostenere che comunque occorre risalire al passato per comprendere il presente e progettare il futuro. Nel merito sembra che conoscere il passato, capire il presente e progettare il futuro non sia più di interesse. “La gente” desidera vivere – senza pensare – solo nel presente. Purtroppo tale “modus vivendi” non è né conveniente né opportuno. Occorre tornare a pensare in quanto nelle puntate precedenti abbiamo appena annunciato l’affiliazione di estremisti islamici nell’area indiana alla Wilayat Khorasan dell’ISIS – nonché la propagandata correlazione fra Daesh e gli attentati di Pasqua 2019 nello Sri Lanka – che subito dopo siamo stati attratti da un comunicato stampa dello Stato Islamico. La sua sedicente agenzia di stampa, AMAQ, ha appena annunciato la “nascita” della Wilayat India – peraltro smentita dalle Autorità indiane – in seguito ad attentati compiuti contro l’esercito indiano ad Amshipora, nel distretto di Shopian in Kashmir.

L’infiltrazione di Isis in Kashmir sembra preludere alla costituzione di un nuovo “teatro operativo” in cui sviluppare i metodi della “guerra ibrida”

L’area del Kashmir – divisa tra India e Pakistan, alla fine del colonialismo britannico nel 1947 – si colloca in una zona contigua a quella del Khorasan nella quale sussistono dispute tri-confinarie fra India, Pakistan e Cina. Quest’ultima, nell’ area sud occidentale, conta inoltre una nutrita schiera di Uiguri – etnia turcofona di religione islamica – distribuita nella regione autonoma dello Xinjiang. Tale etnia da anni persegue l’autonomia dalla madre patria anche con metodi violenti nonché molti dei suoi appartenenti, entrati nelle fila dell’IS, hanno combattuto nei principali teatri operativi. L’infiltrazione dell’ISIS in queste aree sembra preludere alla costituzione di uno nuovo “teatro operativo” che potrebbe includere anche l’area dello Xinjiang – abitata dagli Uiguri – in cui sviluppare i metodi della “guerra ibrida” appresi dai miliziani Daesh nell’area siro- irachena, durante la cosiddetta “primavera siriana”.

La regione in cui Daesh si è infiltrato si presta alla condotta e organizzazione di una guerriglia, difficile da contrastare e sconfiggere con l’impiego di unità convenzionali

La regione, caratterizzata soprattutto da rilievi montuosi, ben si presta all’organizzazione e condotta della guerriglia, difficile da contrastare e sconfiggere con l’impiego di unità convenzionali. Infatti l’ambiente montano concede ai terroristi di occultarsi/combattere/esfiltrare, avvalendosi in modo proficuo del “fight and run” nonché della peculiare conoscenza del territorio. Inoltre, offre a Isis notevoli possibilità di reclutamento di nuovi adepti, ove si consideri che coloro che si radicalizzano sono solitamente spinti a farlo da mancanza di libertà e prospettive, oppressione politica e religiosa esercitata dai governi, sostanziale assenza di opportunità economiche e lavorative. Tutti problemi che affliggono la quasi totalità delle ex repubbliche sovietiche dell’Asia Centrale, ai margini delle quali opera la Khorasan Province. Altrettanto dicasi della Hind Province collocata nell’area del Kashmir – contesa fra indù e musulmani – con una notevolissima enclave dei secondi come si evidenzia dalla cartina di Limes sotto riportata. Tutto ciò fa temere probabili scontri inter-etnici, simili a quelli che precedettero la separazione fra India e Pakistan.

Khorasan e Kashmir sono l’area in cui lo Stato Islamico vuol dar vita a una nuova “statualità”, con il concorso attivo di tutti i gruppi radicali del mondo islamico, che vedrà Isis e Al Qaeda ricompattarsi

Il Kashmir è, quindi, un territorio ideale tenuto conto che i miliziani da tempo cercavano una nuova area dove riorganizzarsi dopo i tracolli subiti in Iraq e Siria e da qualche anno avevano iniziato ad operare per trasferire la loro attività in Asia. Gli strateghi del terrore hanno individuato nel tradizionale territorio del Khorasan – regno incontrastato degli Abbasidi, impiegato per il definitivo annientamento degli Alidi (successori di Ali, cioè gli sciiti, Nota 1) – e del Kashmir, la regione nella quale dar vita ad una “nuova statualità”, con il concorso attivo di tutti i gruppi radicali del mondo islamico. In tale contesto la terza diaspora jihadista – cacciata dell’URSS dall’Afghanistan,neutralizzazione dell’Emirato afghano del mullah Omar e sconfitta del califfato di al Baghdadi – andrà certamente ad alimentare Wilayat Khorasan e Wilayat Hind, ricompattando i resti di Al Qaeda ed ISIS in un nuovo embrione califfale posto al centro di un’area geopolitica e geoeconomica.

La nuova area geopolitica e geo-economica, embrione del Califfato

La nuova area geopolitica e geo-economica è caratterizzata da:

  1. sviluppo della Nuova Via della seta cinese, con espansione economica della Cina verso ovest, fino a raggiungere Europa e Africa;
  2. rafforzamento dello CSTO (Collective Security Treaty Organization – Organizzazione del Trattato di Sicurezza Collettiva) e dello SCO (Shanghai Cooperation Organization);
  3. costituzione della UEE (Unione Economica Euroasiatica) – comprendente Russia, Bielorussa, Kazakistan, Armenia e Kirghizistan – un’alleanza economica tendente a diventare più ampia per comprendere anche altri paesi ex-sovietici e realizzare un polo economico sul modello dell’Unione Europea;
  4. cooperazione militare fra Russia e Cina che sta avvicinando sempre più gli interessi dei due Stati a scapito delle ambizioni statunitensi nell’area asiatica e del Pacifico.

La strategia califfale Daesh e dei suoi burattinai è quella di diffondersi fra uzbeki, turkmeni e tagiki per trasferire la jihad verso oriente e nel territorio del contenzioso tri-confinario (India, Cina, Pakistan). La costituzione delle due wilayat sembra preludere alla riunificazione di Al Qaeda e ISIS sotto la regia dei Fratelli Musulmani

La strategia califfale di ISIS e dei suoi burattinai è quella di diffondersi fra uzbeki, turkmeni e tagiki – inserendosi in Stati con realtà molto instabili – per trasferire la jihad verso oriente e nel territorio del contenzioso tri-confinario (India, Cina, Pakistan). Lo scopo è quello di estendere l’influenza califfale anche nell’area meridionale asiatica – cioè verso l’India e nelle Filippine – ove è stata ricompattata una nuova struttura terroristica fra elementi affiliati ad Al Qaeda e diaspore dell’ISIS, la quale ha compiuto attentati nel gennaio 2019. Nel contesto configurato, appare evidente che la costituzione delle due wilayat sembra preludere alla riunificazione di Al Qaeda e ISIS sotto la regia dei Fratelli Musulmani anche se, negli ultimi anni, i due gruppi si sono contrastati e accusati reciprocamente di avere “deviato” dal jihadismo.

Alcune considerazioni da tenere a mente

Ricordiamo, tuttavia, che:

  1. La realizzazione di uno “Stato Islamico” in Siria si è avviata sotto la direzione strategica di Al Qaeda, sulla quale imperava ancora Osama bin Laden. Questo era supportato, sia finanziariamente sia strategicamente, dagli Apparati informativi pakistani e sauditi. Il suo successore, Ayman al-Zawahiri – che si trova sotto la protezione dell’ISI pakistano e, verosimilmente, rifugiato nell’area di Karachi – è il leader della Fratellanza Musulmana jihadista;
  2. La costituzione – nel gennaio 2015 – della Wilayat Khorasan con la presenza della Rete Haqqani, da sempre emanazione dell’ISI pakistano, riporta sotto lo stretto controllo di quest’ultimo le spore da cui sono germogliate le varie forme terroristiche nelle aree islamiche;
  3. Gli attentati del giugno 2017 a Teheran e la quarantena imposta al Qatar – nei successivi mesi di luglio e novembre – hanno fornito conferma di questa competizione fra Fratellanza e Wahhabismo. ISIS ha fatto qualcosa che Al Qaeda non avrebbe mai fatto: colpire gli sciiti, anch’essi musulmani ma appartenenti a un ramo dell’Islam diverso da quello dei jihadisti, e soprattutto aggredire il cuore iraniano, cioè il Parlamento a Teheran, con cui la Fratellanza ha sempre avuto relazioni riservate;
  4. Il sostegno statunitense alla condanna del Qatar e il suo isolamento da parte dei paesi del Golfo, funzionali anche per gli USA al fine di conseguire vari obiettivi e cioè infrangere la saldatura tattica tra Teheran e Doha nell’area del Golfo, ove i due Paesi condividono il grande giacimento offshore South Pars/North Dome. Una cooperazione che ha reso opportuna una linea più morbida dell’Emirato nei confronti di Teheran, a scapito degli interessi sauditi nell’area;
  5. Rinsaldare con il Presidente Trump l’osservanza degli obblighi disattesi dalla precedente presidenza Obama – troppo contigua alla Fratellanza e assunti dai suoi predecessori nel lontano 1945 con l’accordo di Quincy (Nota 2) – al fine conseguire “due obiettivi con una sola azione”;
  6. Rimettere in sella il “trittico” – USA, Arabia Saudita, Pakistan – funzionale al contenimento del rinnovato espansionismo russo verso l’Oceano Indiano ed il Golfo Persico, con il supporto all’Iran. Espansionismo che avrebbe infranto il concetto geo-strategico del Rimland, in contrapposizione a quello dell’Heartland (Nota 3);
  7. Impedire che i Fratelli Musulmani, spalleggiando il Qatar, potessero assumere la leadership della guida del mondo islamico e della custodia dei Luoghi Santi anche con il sostegno indiretto dell’Iran.

Il Qatar e la Fratellanza Musulmana devono essere messi fuorigioco per ri-acquisire la supremazia del mondo jihadista globale, allo scopo di ricondurlo sotto linee guida unitarie. Al Qaeda con Hamza bin Laden sarà la mente operativa, mentre Isis il braccio armato

L’obiettivo di porre fuori gioco il Qatar e la Fratellanza Musulmana è, quindi, la ri-acquisizione della supremazia del mondo jihadista globale, per ricondurlo sotto linee guida unitarie. In tal modo i vertici di Al Qaeda – in cui al Zawahiri ha le ambiziose mire di inserire il figlio di Osama, Hamza bin Laden, probabilmente come figura attrattiva – torneranno ad essere l’espressione della “mente operativa”, per la costituzione del califfato, mentre le cellule ISIS forniranno il proprio braccio armato. Quest’ultimo di gran lunga superiore alle cellule della “vecchia” Al Qaeda, poiché dispone di maggiori capacità operative per l’esperienza di combattimento maturata, le tecnologie sofisticate acquisite (droni) e per gli schemi psicologici “metabolizzati” e resi operativi per la ricostituzione – ancorché per vie e metodi diversi – del Califfato abolito da Ataturk.

L’interpretazione radicale e politica delle tre indicazioni teologiche dell’Islam: La Fede, il Retto Comportamento e la Sottomissione

Occorre considerare che l’Islam, nel suo insieme, racchiude tre indicazioni teologiche: la Fede che “dirige”; il Retto Comportamento, che “obbliga” ogni musulmano e la Sottomissione, che consente loro di aspirare al “regno ultraterreno”. Tuttavia di questi principi religiosi ne è stata fatta, finora, un’interpretazione radicale e politica da:

  1. Islam wahhabita, che vieta – per principio – qualsiasi interpretazione ragionata del Corano, rifiutando commenti del messaggio islamico che è un tutt’uno con Dio e, pertanto, immutabile, intoccabile e non interpretabile. Averroè si sforzò di inserire nel XII secolo, il rapporto tra Dio e ragione quale strumento per ridare la giusta interpretazione della logica aristotelica ed il corretto confronto fra Fede-Ragione, ma senza successo;
  2. Sayyid Qutb (1906 – 1966, ideologo dei Fratelli Musulmani) secondo il quale l’Islam è la religione dell’unificazione ovvero dell’Unicità. L’Islam unifica il culto e l’attività sociale, il Dogma e la Legge, i valori economici e quelli sociali, per cui nella sua più ampia accezione, è religione e società, con una imprescindibile interazione tra religione e politica ed in quanto tale, è anche una ideologia.

L’evoluzione dell’“Islam politico” ha portato all’affermarsi di tutte le forme di jihadismo, incluso quello dello Stato Islamico

Ne consegue che in ambito musulmano i concetti di leggi civili, diritti e democrazia non esistono. Infatti, le leggi ed i diritti sono prescritti nel Corano e nella Sunna (sharia) e provengono da Dio. Di conseguenza la democrazia come governo del popolo non è ammessa perché si sostituirebbe a Dio nel formulare le leggi. Da allora l’evoluzione dell’“islam politico” riconducibile all’ortodossia islamica che si richiama a un ritorno al Corano come vissuto dal Profeta e dai suoi discepoli (Al Salaf – Salafiti), è stata sempre più travagliata ed ha portato oggi alle rivendicazioni del Salafismo Wahhabita e all’affermarsi di tutte le forme di jihadismo. Incluso quello perverso dello Stato Islamico. Sul piano dottrinale, il Califfato di Al Baghdadi non si differenzia molto dal wahhabismo che sostiene l’obbligo per tutti i musulmani di giurare fedeltà a un singolo leader musulmano, così come ISIS impone la baya (giuramento di fedeltà) ai nuovi affiliati. ISIS, sin dalla sua trasformazione in Al Qaeda in Iraq, ha mirato alla ricostruzione del Califfato. Quindi all’unificazione dell’intero mondo musulmano, come d’altro canto ambisce a fare l’Arabia Saudita. Per tale motivo le frange radicali del wahhabismo hanno alimentato e protetto buona parte della jihad e del terrorismo islamico attuale. Il problema in questione non è la religione dell’Islam, ma l’ideologia politica totalitaria degli islamisti nella quale essi l’hanno trasferita.

La differenza tra “islamista/islamismo” e “islamico”

Nel primo capitolo, in premessa abbiamo chiarito che con i termini “islamista” e/o “islamismo” indichiamo un insieme di ideologie secondo le quali la religione islamica deve guidare la vita sociale, politica e personale di tutti. Si tratta di una concezione essenzialmente politica dell’Islam, intesa come trasfusione e asservimento della religione islamica in dottrine politiche, in assonanza a quanto attuato a suo tempo dalla “Santa Inquisizione”. Occorre sottolineare che il termine non è sinonimo di “islamico”, che si riferisce alla sola sfera religiosa e che appartiene a ciascun individuo secondo le sue credenze. In tale contesto non intendiamo affatto sostenere “uno scontro di civiltà”, ma solo separare il credo religioso dall’adozione di leggi politiche per governare un popolo.

La radicalizzazione politica dell’Islam si è affermata nel corso del XX secolo

Nel corso del XX secolo, con il processo di decolonizzazione, si è affermata ed estesa una radicale interpretazione politica dell’Islam che ha esercitato sulle masse dei meno abbienti un forte ascendente e un grande richiamo, trasformandosi da “Islam religioso” tollerante (pur se con certe prescrizioni) in “islam militante” e intransigente. Tale concezione affonda le sue radici in primis nell’area saudita ove le tribù arabe, vaganti nel deserto, vennero unificate dal connubio wahhabismo-ikhwan con un legame di indissolubile solidarietà fra la casa dei Saud e quella dell’esperto religioso Abdul Wahhab. Connubio che contribuì all’abbattimento dell’Impero Ottomano e all’annessione del regno hascemita dell’Hegiaz (Hijaz) dello Sceriffo hascemita della Mecca al-Ḥusayn b. Ali, diretto discendente di Maometto. Successivamente, nel 1928, nell’Egitto degli anni venti l’islam militante subì un’ulteriore radicalizzazione ad opera dei Fratelli Musulmani. Islamismo che nel 1978 finì per contagiare anche l’area iraniana ove l’ayatollah Khomeini ha introdotto e cercato di diffondere la sua “Rivoluzione Islamica Iraniana”. Per non parlare poi dell’ulteriore deriva deobandi che ha contagiato l’area indo-pakistana e che si sta estendendo verso quella indonesiana e del contiguo Oceano Pacifico.

Le differenze tra islamismo e l’Islam tradizionale

È evidente che l’islamismo – divenuto fede trasformata in ideologia politica, per di più radicale ed intransigente – si differenzia in molteplici modi dall’Islam tradizionale. Mentre quest’ultimo è un sistema di credo personale, che concentra l’attenzione sull’individuo e attribuisce a ogni credente la responsabilità di vivere secondo la volontà divina, il primo invece fa di questo dovere una “ragion di Stato”. Obbligo civile che va imposto – così come trascritto nel Corano e senza interpretazione alcuna – a tutta la vita sociale e politica del medesimo Stato o meglio a tutti i credenti nell’Islam, ovvero la Ummah. I difensori dell’Islam ci dicono che l’islamismo è una distorsione che non ha nulla a che fare con la religione, in quanto adatta la fede a esigenze politiche del mondo moderno, assumendo la veste di totalitarismo. Ciò alla stregua del nazi-fascismo e del marxismo-leninismo. Infatti, il Califfo – la cui figura è caratterizzata dal connubio tra potere laico e religioso – è un dittatore che si avvale del Consiglio della Shura per convalidare e legittimare l’esercizio del suo imperio con l’imposizione divina della religione e rappresenta pertanto una dittatura teocratica.

Fino a quando esisterà il connubio tra potere laico e religioso, sarà difficile che un sistema “democratico” possa affermarsi in uno stato di cultura islamica

Fino a quando continuerà a persistere tale connubio, sarà difficile che un sistema “democratico” possa affermarsi in uno stato di cultura islamica. Perché si possa separare questa promiscuità fra religione e politica occorre che la cultura islamica riesca a disgiungere il credo religioso dall’azione politica e indubbiamente, il cammino da percorrere per raggiungere questa evoluzione culturale, capace di soddisfare e salvaguardare l’identità laica e religiosa – ardua a compiersi – è ancora lungo. Esistono tuttavia esempi che fanno sperare. Fra questi, la Tunisia e la Turchia che mostrano segnali interessanti, interpretabili come iniziali applicazioni del concetto di “Stato Democratico” che sta piano piano attenuando la intransigente cultura dominante ancora intrisa di salafismo.

Alcuni segnali interessanti arrivano da Tunisia e Turchia, ma bisogna fare attenzione ai “lupi” travestiti da “agnelli”

In Tunisia è stata sancita costituzionalmente l’uguaglianza di diritti tra uomo e donna che gli islamisti non possono accettare poiché temono che la liberata sessualità della donna possa comportare la perdita della supremazia degli uomini, codificata nel Corano. In Turchia l’attività politica condotta da Erdogan – per affermarsi ancora una volta come leader di quel Paese – ha fatto e sta facendo leva sul concetto di democrazia che si integra con la religione. In sintesi il suo programma politico vincente si è basato sulla modifica dello status socio-politico turco preservando tradizioni, valori morali e familiari appartenenti a ciascun turco integrati in una politica democratica ed in una economia liberale. Il suo “credo” recita: “La democrazia diventa accettabile se è capace di unire un’ampia varietà di differenze e diverse richieste sociali e culturali nell’arena politica….. Le politiche devono essere stabilite in base alla riconciliazione, integrazione e tolleranza…”. Non si può non incoraggiare queste “revisioni”, senza però dimenticare che il fine ultimo dell’Islam è la sua affermazione globale, con poca tolleranza verso le altre forme religiose. Ne consegue che occorre tornare a pensare e fare attenzione a “lupi” travestiti da “agnelli”, che intendono cavalcare il malcontento delle classi meno agiate per continuare a governare – col binomio religione/politica – mantenendo inalterati i loro privilegi. Per questo auspichiamo che le “revisioni” in atto non avvengano né con il rifiuto della religione né con quello della democrazia, ma con la separazione tra la sfera pubblica e la sfera privata, la scissione tra politica e religione e con l’ammissione della libertà di credere o di non credere.

I ringraziamenti degli Autori

Grazie ai pazienti lettori che ci hanno fin qui seguito, i quali probabilmente si stanno domandando il perché di un simile lavoro. La nostra risposta è dettata dai nuovi orizzonti aperti dalla teologia di un mondo che si è ormai ristretto a “villaggio globale”. Villaggio nel quale nessuno può più pensare di limitarsi a sopravvivere chiuso nel proprio piccolo ambiente, al riparo da pericoli e minacce, ma deve contribuire a neutralizzarli. Abbiamo pertanto affrontato l’argomento per spiegarlo ai lettori e sollecitarli a pensare e a individuare possibili soluzioni – basate sul soft power – al fine di contenere i rischi che giornalmente l’attuale forma di terrorismo ci pone all’orizzonte. Riteniamo che le nostre conoscenze sull’Oriente in generale e sul mondo islamico in particolare siano sufficientemente vaste e corrette rispetto a quelle disponibili. Tuttavia siamo consapevoli della relatività di ogni punto di vista e dei rischi che si corrono nell’accostare le nostre categorie a realtà tanto distanti e differenti da quella a cui apparteniamo. Siamo anche consapevoli che è scientificamente provato che non si può essere apprezzati da tutti, ma ci auguriamo di aver quantomeno interessato la maggioranza di coloro che hanno avuto la pazienza di leggere queste lunghe puntate e per questo ringraziamo tutti.

Nota 1

Dopo la morte di Maometto nel 632, un forte movimento di opinione all’interno delle nascenti comunità musulmane sosteneva che solo i membri della famiglia di Muhammad (gli Alidi, cioè i discendenti di Alì, genero di Maometto, ovvero shiat Ali, partito di Ali, cioè gli sciiti) erano gli unici leader legittimi per governare la comunità mussulmana. Di contro operavano i sunniti, cioè i seguaci della Sunna (coloro che avevano meglio interpretato i detti del Profeta). Queste rivalità hanno prodotto tre dinastie di califfati: Califfato Omayyade, il califfato Abbaside e il califfato Fatimide. Alla morte di Maometto si instaurò il Califfato dei Rashidun, ossia “Califfato degli Ortodossi” che i sunniti elessero tra i musulmani più illustri per anzianità di fede (o affinità col profeta Maometto), prescelti in base a criteri di efficienza e non di appartenenza familiare a Maometto, che governarono dal 632 al 661. L’ultimo di essi fu Alì b. Abu Talib, il genero di Maometto, che governò dal 656 al 661. Alla sua morte il califfato venne usurpato dagli Omayyadi che nel 680 uccisero, nella battaglia di Karbala i due figli di Ali (Hassan e Hussein) che pretendevano il governo del califfato e si erano ribellati agli usurpatori. La loro protesta fu raccolta e proseguita dai loro discendenti e parenti chiamati da allora in poi gli Alidi. Gli Abbasidi, anch’essi appartenenti alla estesa famiglia di Maometto tramite lo zio, Abbas bin Abd al-Muttalib, si unirono allo scontento degli Alidi e sfruttando il diffuso sentimento anti-omayyadi e le proteste pro-Alidi che alimentavano il malcontento dei numerosi coloni arabi del Khorasan, assunsero la leadership del movimento anti-omayyadi a promisero agli Alidi la restituzione del califfato. Tuttavia gli Abbasidi, mentre apertamente palesavano il loro sostegno alla causa degli Alidi in clandestinità preparavano ed addestravano il loro esercito nel Khorasan con guerrieri prestanti e feroci, per assumere il potere. Gli Omayyadi furono rovesciati nel 750 e trucidati, tuttavia un ramo della famiglia fuggì attraverso il Nord Africa e raggiunse Al-Andalus (l’Andalusia),dove stabilì il Califfato di Cordova (dissidente da quello di Baghdad), che durò fino al 1031. Una volta conquistato il potere gli Abbasidi perseguitarono gli Alidi cercando di sterminarli e questi furono costretti a rifugiarsi nell’area nord-africana (Marocco) ove diedero vita alla discendenza dei Senussi.

Nota 2

Il 15 febbraio 1945 – al rientro dalla Conferenza di Yalta – a bordo dell’incrociatore statunitense “Quincy” nei pressi del Canale di Suez, avvenne un incontro fra il presidente statunitense F. D. Roosevelt e il re dell’Arabia Saudita Ibn Saud. Alla fine di una lunga discussione, i due leader giunsero ad un importante accordo fondato su di una ricerca di compromesso fra posizioni originariamente distanti, riguardante cinque temi:

  • stabilità del Regno saudita, fornitore di petrolio per l’Occidente in guerra, riconosciuto come parte integrante degli “interessi vitali” degli Stati Uniti;
  • riconoscimento della stabilità dell’intera penisola arabica rientrante nell’ambito dei citati “interessi vitali” degli Stati Uniti;
  • introduzione fra i due paesi di un partenariato economico, commerciale e finanziario quasi esclusivo (i proventi del petrolio saudita avrebbero finanziato le produzioni statunitensi, spesso a scapito delle concorrenti industrie europee e/o asiatiche);
  • esclusione dell’ingerenza statunitense negli affari interni del Regno saudita: in particolare nessun codice di condotta o altra esigenza veniva espressa in materia di convergente ricerca di una posizione comune;
  • nessun accordo venne raggiunto in tema di diritti umani e sull’appoggio incondizionato, da parte statunitense, allo Stato di Israele.

Nota 3

L’Heartland è la concezione geopolitica, ottimizzata dall’URSS, che individua nell’Eurasia il “cuore” pulsante delle potenze terrestri, logisticamente inavvicinabile da qualunque talassocrazia: “Chi controlla l’EstEuropa comanda l’Heartland, chi controlla l’Heartland comanda l’Isola-Mondo, chi controlla l’Isola-Mondo comanda il mondo”. Il Rimland è l’idea geostrategica contrapposta e perseguita dagli USA, costituita dalla fascia marittima e costiera che circonda l’Eurasia, suddivisa in 3 zone: zona della costa europea; zona del Medio Oriente e zona asiatica, per contenere l’espansionismo russo ed in prospettiva quello cinese. Allo scopo sono state costituite la NATO (1949), la SEATO, Southeast Asia Treaty Organization (1954) e la Central Treaty Organization (CENTO), originariamente nota come Patto di Baghdad (1955) o METO, Middle East Treaty Organization (1959).

Gli Indomabili

Capitolo 7 – Dal Califfato universale alla guerra ibrida. Sciiti e Sunniti, l’Iran e la strategia operativa Daesh

Capitolo 6 – Lo scontro tra Wahhabismo e Fratelli Musulmani. Arabia Saudita, Qatar e l’alternativa moderata alla jihad

Capitolo 5 – Dalla nascita di Daesh a ISIS. Al Baghdadi, la Siria e lo Stato Islamico

Capitolo 4 – Dalla Legione Islamica a Zarqawi. Bin Laden, il terrorismo anti-USA e la nascita di AQI

Capitolo 3 – Dalla Somalia all’Afghanistan. Bin Laden, il mullah Omar e i talebani per la Jihad globale

Capitolo 2 – L’ascesa di bin Laden e Turabi fino all’AIM e Khomeini

Primo capitolo – Dalla nascita del terrorismo moderno a Osama bin Laden

Gli Autori

Luciano Piacentini – Brevettato incursore, è stato Comandante di Unità Incursori nel grado di Tenente e Capitano. Assegnato allo Stato Maggiore dell’Esercito, ha in seguito comandato il Nono Battaglione d’Assalto Paracadutisti “Col Moschin” e successivamente ricoperto l’incarico di Capo di Stato Maggiore della Brigata Paracadutisti “Folgore”. Ha prestato la sua opera negli Organismi di Informazione e Sicurezza con incarichi in diverse aree del continente asiatico. E’ laureato in Scienze Strategiche e Scienze Politiche.

Claudio Masci – Ufficiale dei Carabinieri proveniente dall’Accademia Militare di Modena, dopo aver assunto il comando di una compagnia territoriale impegnata prevalentemente nel contrasto al crimine organizzato, è transitato negli organismi di informazione e sicurezza nazionali. Laureato in scienze politiche. Tra i suoi contributi L’intelligence tra conflitti e mediazione, Caucci Editore, Bari 2010 e The future of intelligence, 15 aprile 20122, Longitude, rivista mensile del MAECI.

Pino Bianchi – Architetto, esperto in risk management, organizzazione, reingegnerizzazione dei processi e sistemi di gestione aziendali. Per oltre venti anni ha diretto attività di business, marketing, comunicazione e organizzazione in imprese multinazionali americane ed europee. Consulente di direzione in ICT, marketing, comunicazione, business planning e project financing.
Claudio Masci e Luciano Piacentini sono gli autori di: “The future of intelligence”, articolo del 15 aprile 2012, pubblicato su Longitude, rivista mensile del MAECI, nonché dei libri: “L’intelligence tra conflitti e mediazione”, Caucci Editore, Bari 2010 (esaurito) e di “Humint… questa sconosciuta (Funzione intelligence evergreen)”, acquistabile da Amazon a questo link

Bibliografia

Yossef Bodansky; Nel nome di Osama bin Laden, Sperling& Kupfer, Milano 2001;

Ahmed Rashid; Talebani, Universale Economica Feltrinelli, Milano 2001;

Ahmed Rashid; Caos Asia, Serie Bianca Feltrinelli, Milano, 2008;

Gilles Kepel; Jihad ascesa e declino, Carocci Editore, Roma, 2001;

Fausto Biloslavo; Le lacrime di Allah, supplemento di PANORAMA, Milano 2001;

Pino Buongiorno; Nemico pubblico, supplemento di PANORAMA, Milano, 2001;

Valeria Giannotta;Erdogan e il suo partito, Castelvecchi Edizioni, Roma 2018;

https://www.osservatorioafghanistan.org/archivio-articoli/articoli-2015/610-cio-che-il-mullah-omar-ha-

https://www.panorama.it/news/parigi-bruxelles-non-confondete-qaeda-lisis/

https://www.centroriformastato.it/crs/Testi/recensioni/guerra_e_pace/il_logo_al_qaeda_istruzioni_per_l_uso

https://www.ilfattoquotidiano.it/2014/08/20/iraq-cose-lisis-figlio-della-guerra-in-siria-costola-di-al-qaeda

https://formiche.net/2014/09/isis-al-qaeda-2/

https://www.ispionline.it/sites/default/files/pubblicazioni/analisi290_campanini-16.11.2015.pdf

https://www.dirittiglobali.it/2014/12/gioco-islamabad-guerra-lunga-degli-uniti/

https://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2012-02-01/dossier-nato-accusa-pakistan-193559.shtm

http://www.vita.it/it/article/2010/07/26/il-doppio-gioco-del-pakistan/103487/

https://www.repubblica.it/esteri/2010/07/26/news/wikileaks_svela_la_vera_guerra_in_afganistan_la_casa_

https://www.islamitalia.it/islamologia/genesi_ISIS.html

https://www.panorama.it/news/esteri/come-si-finanzia-lisis/

http://www.lettera22.it/showart.php?id=12052&rubrica=64

http://www.lisistrata.com/cgi-bin/lisistrata3

https://www.bergamonews.it/2017/07/11/come-interpretare-la-crisi-tra-il-qatar-e-gli-alleati-dellarabia-saudita/259680/

https://www.theguardian.com/profile/randeepramesh

http://www.limesonline.com/cartaceo/il-sogno-di-osama?refresh_ce

https://www.corriere.it/extra-per-voi/2016/09/08/ahmad-massud-l-eroe-afghano-massacrato-terroristi-

https://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/08/vendute-armi-alle-farc-anni-carcere-viktor-bout-mercante-

https://www.peacelink.it/kimbau/a/10997.html

http://it.peacereporter.net/articolo/23718/Viktor+Bout,+ascesa+e+caduta+dell’uomo+del+mister

www.reteccp.org/biblioteca/dossier/ilsaccodellardc.rtf

http://coscienzeinrete.net/politica/item/2679-toh-il-capo-di-al-jazeera-e-un-jihadista-salafita

http://it.wikipedia.org/wiki/Abu_Musab_al-Zarqawi

http://it.wikipedia.org/wiki/The_Guardian

https://www.ilfattoquotidiano.it/2015/12/27/isis-storia-di-al-baghdadi-dalla-liberazione-da-camp-bucca-a

http://www.occhidellaguerra.it/il-ruolo-di-al-nusra-nel-conflitto-in-siria/

https://it.wikipedia.org/wiki/Fronte_al-Nusra

http://12settembre.blogspot.it/2004_10_03_archive.html

http://www.lettera43.it/cronaca/terrorismo-al-qaeda-colpire-il-territorio-usa_4367510

http://notizie.tiscali.it/articoli/esteri/13/09/13/terrorismo-minaccia-al-qaeda-attaccare.

https://www.solelago.it/lislam-questo-sconosciuto/

http://it.danielpipes.org/10143/combattere-lislam-militante-senza-pregiudizi.

Back To Top