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Terrorismo, gli sviluppi di Isis e Al Qaeda: Dalla nascita di Daesh a ISIS

Terrorismo, Gli Sviluppi Di Isis E Al Qaeda: Dalla Nascita Di Daesh A ISIS

Isis e Al Qaeda sono due facce della stessa medaglia, coniata in tempi diversi ma con un obiettivo comune: ricreare il Califfato abolito da Ataturk. Ciò rappresenta non solo un pericolo concreto per la sicurezza globale, ma rischia anche di scatenare una guerra di religione dagli esiti incerti

Il terrorismo di Isis e Al Qaeda e i suoi possibili sviluppi. È questo il titolo di uno studio effettuato dagli Indomabili, giunto alla sua quinta parte, che traccia la storia delle due formazioni e dei fenomeni che hanno portato alla loro ascesa e caduta, nonché alla rinascita dell’“araba fenice”. Una nuova formazione, che mette a frutto le peculiarità di ognuna delle due facce della stessa medaglia: leadership, capacità operative e logistiche, nonché tecnologia. Ciò allo scopo di ricreare con ogni mezzo, violento in primis, il Califfato abolito da Ataturk. L’analisi, divisa in capitoli, vuol essere uno strumento utile per capire la nuova forma terroristica e ricercare strumenti idonei per contenere e/o mediare le dirompenti dinamiche del jihadismo, le quali abbracciano varie aree geopolitiche e periodi storici. Sviluppi che rappresentano un pericolo concreto per la sicurezza globale, non solo in Occidente, e che rischiano – come accaduto recentemente in Nuova Zelanda, nelle Filippine e nello Sri Lanka – di scatenare una vera e propria guerra di religione dagli esiti incerti; reazioni a catena con il conseguente sviluppo di una spiralizzazione della violenza di incontrollabile portata e di difficile contenimento.

Isis muove i suoi primi passi in Iraq nel 2006, ma la sua nascita è un processo di incubazione che dura sei anni

ISIS non nasce improvvisamente ma è un virus che ha almeno sei anni di incubazione – dal 2006 al 2012 – quando fece la sua prima comparsa nella guerra civile siriana. A partire dal gennaio del 2006, ci furono varie metamorfosi di Al Qaeda in Iraq: il 15 gennaio, dello stesso anno, il portavoce di AQI, Abu Maysarah al-Iraqi, annunciò la costituzione di Majlis Shura al Mujaheddin (Consiglio della Shura dei Mujaheddin) un’organizzazione ombrello di almeno sei gruppi ribelli islamici sunniti. Questi, che prendevano parte all’insurrezione irachena contro gli Stati Uniti insieme ad Al-Qaeda in Iraq (guidata ancora da Zarqawi), costituivano una componente del Consiglio della Shura dei Mujaheddin. Nel giugno del 2006 morì al Zarqawi ed a metà ottobre dello stesso anno, venne rilasciata una dichiarazione tramite la quale si affermava che il Consiglio della Shura dei Mujaheddin era stato sciolto e sostituito da al Dawlat al Iraq al Islamiyya, o Stato Islamico dell’Iraq.

Nel 2010 Abu Bakr Al-Baghdadi assume il comando dello Stato Islamico

A capo dello Stato Islamico dell’Iraq sarebbe stato collocato Abu Omar al-Baghdadi, alias di Ḥamid Dawud Moḥammed Khail al-Zawi, (1947 – Tikrit, 18 aprile 2010), sulla cui identità sussistono varie teorie. Si sostiene tuttavia che il soggetto sia stato ucciso il 18 aprile del 2010 nel corso di un’operazione congiunta fra forze statunitensi e irachene che fecero irruzione in una casa sicura a 10 chilometri a sud-ovest di Tikrit. Il 16 maggio dello stesso anno, il SITE Intelligence Group (Organizzazione non governativa statunitense, costituita da Rita Katz e specializzata nel monitoraggio e nell’analisi delle attività online della jihad globale), diffuse un comunicato – del Consiglio Consultivo dello Stato islamico dell’Iraq – che annunciava l’”avvicendamento” di Abu Omar al Baghdadi, ucciso il 18 aprile con Abu Bakr al-Baghdadi al-Husayni al Qurayshi. Questi, alias Ibrahim Awad Ibrahim al-Badri (Samarra, 28 luglio 1971), è un Muftiì iracheno che interpretava ed applicava capziosamente la legge coranica, mandando a morte con qualsiasi pretesto intere famiglie sciite.

Al Baghdadi fu arrestato in Iraq, ma rimase in carcere per soli 10 mesi

Nel febbraio 2004 Abu Bakr Al-Baghdadi fu catturato mentre si trovava insieme a un uomo inserito nella lista dei ricercati Usa e venne portato nel centro di detenzione di Camp Bucca a Umm Qasr, cittadina nel governatorato di Bassora nel sud dell’Iraq. Dietro le sbarre del campo americano, vi rimarrà solo dieci mesi e sussistono dubbi sui motivi della sua scarcerazione, avvenuta nel dicembre dello stesso anno. Il motivo ufficiale del suo arresto, leggendo i documenti relativi alla sua detenzione, fu quello che il futuro leader dello Stato Islamico era stato incarcerato come “detenuto civile” e sia il governo sia i militari statunitensi non sapevano, al tempo, che l’allora 33 enne Abu Bakr al-Baghdadi era già:

a) entrato a far parte, 5 anni prima, di una frangia estremista legata alla Fratellanza Musulmana con a capo Muhammad Hardan, membro del movimento ed ex mujaheddin che aveva combattuto contro l’invasione sovietica dell’Afghanistan negli anni ’80;

b) un terrorista, in quanto nel 2003 aveva contribuito a fondare il gruppo militante, uno dei tanti, Jamaat Jaysh Ahl al-Sunnah Wall-Jamaah (JJASJ) – un gruppo islamista che combatteva contro le truppe statunitensi, nell’Iraq centrale e settentrionale – nel quale aveva ricoperto il ruolo di capo del comitato della Sharia (legge islamica).

Per il futuro Califfo la detenzione a Camp Bucca si rivela preziosa. Tanto che il carcere è stato rinominato “The Academy”, la scuola della jihad

Tuttavia, i dieci mesi di detenzione a Camp Bucca, si rivelarono preziosi per il futuro leader di Daesh, in quanto la prigione ospitava jihadisti ed ex combattenti dell’esercito di Saddam Hussein. Costoro, dopo l’invasione statunitense dell’Iraq, avevano visto finire il proprio Paese nelle mani di un esercito straniero e si trovavano in una condizione psicologica ideale per essere oggetto di proselitismo, tanto che la prigione era stata denominata “The Academy”, la scuola della jihad. Dopo essere stato scarcerato, il futuro califfo avrebbe raggiunto nei primi mesi del 2006 il Majlis Shura al-Mujaheddin – operando ad Anbar, Fallujah, Diyala, Baghdad, Samarra – diventando così capo del Comitato della Sharia del Majlis Shura.

A marzo del 2011 nasce in Siria un gruppo di Al Qaeda: Jabhat al-Nusra li-Ahl al-Sham, poi diventato Fronte al-Nusra. I vertici della rete ordinano ad Al-Baghdadi di focalizzarsi sull’Iraq, ma questo disubbidisce

Allo scoppio della guerra civile siriana, il 15 marzo 2011, Abu Bakr al-Baghdadi (ormai nuovo leader del sedicente Stato Islamico dell’Iraq) e il comando centrale di Al Qaeda – ancora nelle mani di bin Laden rifugiato ad Abbottabad (la sua morte avvenne il 1 maggio 2011) – autorizzarono Abu Muhammad al-Jawlani a costituire un gruppo di Al Qaeda in Siria, al fine di rovesciare il governo di Bassar al-Assad e stabilirvi uno stato islamico. Tra ottobre del 2011 e il gennaio 2012 – in successivi incontri avvenuti nelle aree di Damasco e di Homs – vennero stabiliti gli obiettivi fondamentali del gruppo denominato Jabhat al-Nusra li-Ahl al-Sham (Fronte del soccorso al popolo della Siria). Dopo l’uccisione di bin Laden ad Abbottabad, al Zawahiri – nuovo leader di Al Qaeda ed esponente di rilievo dei Fratelli Musulmani rivoluzionari – impose ad al Baghdadi di lasciar sviluppare l’attività eversiva in Siria al Fronte Al-Nusra e di focalizzare la sua organizzazione sull’Iraq. Ma questo, probabilmente influenzato dai suoi sponsor occulti che intendevano concludere al più presto il rovesciamento del leader siriano Bashar al Assad e mal sopportavano la strategia di lungo periodo di Zawahiri, lo indussero a disobbedire.

Nel 2013 nasce ISIL, lo Stato Islamico dell’Iraq e del Levante. Baghdadi prova a coinvolgere anche il Fronte al-Nusra, ma questo giura fedeltà ad Al Qaeda. ISIL si trasforma poi in ISIS

Nell’aprile del 2013, il sedicente Stato Islamico dell’Iraq si trasformò in Stato Islamico dell’Iraq e del Levante (ISIL), poi indicato alternativamente con il nome di Stato Islamico dell’Iraq e di al Sham o Stato Islamico dell’Iraq e della Grande Siria, nonché con le forme abbreviate di Dawla, lo “Stato”, o di al-Dawla al-lslamiyya, lo “Stato Islamico”. Pochi giorni dopo, al-Baghdadi annunciò la fusione tra Jabhat al-Nusra e lo Stato Islamico dell’Iraq, sostenendo che avrebbero combattuto insieme nell’erigendo Stato Islamico dell’Iraq e del Levante. Dichiarazioni peraltro sconfessate sia da Zawahiri sia dal Fronte al-Nusra, quest’ultimo rimasto formalmente affiliato ad Al Qaeda fino al 28 luglio 2016, data in cui ha subito un’ulteriore trasformazione in Jabhat Fateh al-Sham. La costituzione di Jabhat Fateh al-Sham fu annunciata anche come Al Qaeda in Siria o Al Qaeda nel Levante, ad opera del leader di al Nusra – Al Jawlani – il quale, dichiarò pubblicamente la scissione da qualsiasi “entità esterna”, riaffermando la fedeltà del proprio gruppo ad Al-Qaeda e al suo leader, Ayman al-Zawahiri, con un chiaro riferimento ad Al Qaeda centrale. Il divorzio fra al Nusra e Stato Islamico in Iraq avvenne nel febbraio del 2014 con la definitiva inclusione della Siria nella ridenominazione dell’ex AQI in ISIS (Stato Islamico dell’Iraq e della Siria), che proseguì -apparentemente da solo – la sua sanguinosa strada.

ISIS sul piano ideologico è la risultante della “joint venture”, realizzata in Iraq nel decennio 2003-2013 – tra Wahabismo e Fratelli Musulmani. Lo stesso Osama bin Laden voleva realizzare il Califfato attraverso la costituzione di wilayat

Sul piano strategico-ideologico, l’ISIS è la risultante della “joint venture” – realizzata in Iraq, nel decennio 2003-2013 – tra Wahabismo e Fratelli Musulmani. Come un fiore che spunta nel deserto ha bisogno di nutrirsi dell’acqua delle oasi – o di quella sotterranea – così l’ISIS, “in parallelo”, non può ergersi a califfato terroristico se mancano gli ineludibili supporti ideologici e logistici. L’inserimento di forze qaediste – supportate da Pakistan ed Arabia Saudita – nel contenzioso siriano, mirava ad abbattere il regime di Assad, a vanificare il disegno strategico della Mezzaluna sciita (Iran, Iraq, Siria e Libano), vagheggiato dall’Iran, nonché a costituire un’ulteriore opportunità, per il jihadismo sunnita, di compiere un ampliamento dell’embrionale califfato iracheno, realizzato da AQI (Al Qaida in Iraq). Era nelle progettualità politiche di Bin Laden stesso, perseguire strategicamente la realizzazione del progetto califfale mediante la costituzione di wilayat – emirati di antica memoria ‒ da irrobustire e consolidare con l’affiliazione al primo nucleo califfale e da unificare con l’instaurazione della sharia. Tant’è che a Zarqawi fu dato il titolo di “Emiro di Al Qaeda nel Paese dei Due Fiumi”.

La strategia gradualista di Al Qaeda, però, poco si confaceva ad Al-Baghdadi

Ma la “strategia gradualista”, di lungo periodo (da sempre sostenuta dalla Fratellanza Musulmana e dettata ad al-Baghdadi nel 2012 con l’imposizione di lasciare la Siria al Fronte Nusra e di concentrarsi sull’Iraq, peraltro già messa in atto da bin Laden e al-Zawahiri durante l’esperienza sudanese, (anche con il supporto dell’Iran) non era idonea ad impedire l’espansione sciita nell’area irachena. Inoltre, Al-Qaeda non era animata dallo stesso feroce fanatismo anti sciita di Zarqawi e del suo successore al Baghdadi, che esercitava la persecuzione degli sciiti fin da quando era un Muftì.

Il 29 giugno 2014 Al-Baghdadi si proclama “Califfo” dello Stato Islamico dell’Iraq e del Levante (ISIL)

L’avversione per la strategia gradualista si deduce dalle concatenazioni temporali le quali inducono a ritenere che l’ambizioso disegno califfale dell’ISIS sia stato tracciato da regie occulte fin dall’aprile 2013, epoca in cui compare il nome di Stato Islamico Iracheno. Regie che per evitare di essere smascherate, hanno posto in primo piano un’asserita stretta collaborazione – per la costituzione di ISIS – fra ex leader politici e militari del deposto regime iracheno – fra i quali appartenenti ai Servizi di Informazione e Sicurezza di Saddam – e leader dell’originario network di Al Qaeda in Iraq. Lo scopo era ostacolare la crescita della probabile futura potenza nucleare iraniana che, nel novembre 2013, si stava sdoganando dalle sanzioni. In quel mese, infatti, venne firmato un accordo provvisorio sui negoziati del nucleare tra l’Iran e i Paesi del P 5+1 (Stati Uniti, Russia, Cina, Regno Unito, Francia e Germania). La controreplica alla scelta geopolitica statunitense di sostenere l’Iran, fu espressamente data da Abu Bakr al-Baghdadi che il 29 giugno 2014 si autoproclamò “Califfo” dello Stato Islamico dell’Iraq e del Levante (ISIL), con lo scopo di inglobare anche il territorio siriano.

Lo scoppio della “primavera siriana” aiuta il jihadismo sunnita a compiere un altro passo verso l’ampliamento del Califfato iracheno

In altri termini, la realizzazione di uno “stato islamico” tra Siria e Iran – situata nel più ampio contesto delle primavere arabe – si è avviata sotto la direzione strategica di Al Qaeda sulla quale imperava ancora Osama bin Laden che era supportato oltre che finanziariamente anche strategicamente dagli apparati informativi pakistani e sauditi. Lo scoppio, il 15 marzo 2011, della guerra civile siriana tra le forze governative e quelle dell’opposizione, infatti, aveva tutte le caratteristiche delle “primavere arabe”. Iniziative sviluppate secondo il “metodo Belgrado” (Metodo Belgrado’: i segreti delle rivolte colorate – Limes 9/07/2014) – prassi antica quanto il mondo – praticato per aiutare sobillatori, finanziare agitatori e sostenere gruppi ribelli impegnati a rovesciare governi ritenuti ostili. La “primavera siriana” ha rappresentato un’opportunità, per il jihadismo sunnita, di inserirsi in questo nuovo contesto di instabilità per compiere un ulteriore passo verso l’ampliamento del Califfato. Dopo la morte di Osama bin Laden, gli sponsor di Al Baghdadi lo hanno spinto a disobbedire alle direttive ed alla strategia gradualista di al-Zawahiri, il nuovo leader di Al Qaeda, per ampliare il già costituito emirato iracheno verso la Siria.

ISIS si presenta come il vero erede di Al Qaeda e la sua incisività nella jihad lo rende attraente per i suoi supporters. In particolare i giovani

In pratica l’ISIS ha di fatto surrogato al-Qaeda rendendo la propria jihad più incisiva sull’area conflittuale, nonché più efficace per i suoi supporter, in quanto aveva realizzato uno Stato Islamico non più vagheggiato sul piano ideologico, ma pienamente realizzato su un vasto territorio sul piano pratico. Ciò ha spinto molti giovani, soprattutto arabi ma anche europei, a imbarcarsi su un aereo per la Turchia e poi a salire su un autobus fino al confine con la Siria, per combattere sotto le insegne del Califfo. Al-Baghdadi non ha fatto altro che usurpare la leadership dell’organizzazione madre, presentando il suo Califfato come il vero erede di Al Qaeda e di Osama bin Laden, in contrapposizione ad Ayman al-Zawahiri considerato un “deviazionista”. Non va dimenticato che la testa di Al Qaeda (nata in Afghanistan) era saudita, come la maggior parte dei miliziani volontari arruolati nell’ISIS, né i finanziamenti privati di magnati sauditi che, passando dal Kuwait, arrivavano nelle tasche del Califfo, peraltro riconosciuto appartenente alla tribù dei Quraish, cioè discendente di Maometto. Altrimenti sarebbe stato un usurpatore.

Gli Indomabili

Capitolo 4 – Dalla Legione Islamica a Zarqawi. Bin Laden, il terrorismo anti-USA e la nascita di AQI

Capitolo 3 – Dalla Somalia all’Afghanistan. Bin Laden, il mullah Omar e i talebani per la Jihad globale

Capitolo 2 – L’ascesa di bin Laden e Turabi fino all’AIM e Khomeini

Primo capitolo – Dalla nascita del terrorismo moderno a Osama bin Laden

Gli Autori

Luciano Piacentini – Brevettato incursore, è stato Comandante di Unità Incursori nel grado di Tenente e Capitano. Assegnato allo Stato Maggiore dell’Esercito, ha in seguito comandato il Nono Battaglione d’Assalto Paracadutisti “Col Moschin” e successivamente ricoperto l’incarico di Capo di Stato Maggiore della Brigata Paracadutisti “Folgore”. Ha prestato la sua opera negli Organismi di Informazione e Sicurezza con incarichi in diverse aree del continente asiatico. E’ laureato in Scienze Strategiche e Scienze Politiche.

Claudio Masci – Ufficiale dei Carabinieri proveniente dall’Accademia Militare di Modena, dopo aver assunto il comando di una compagnia territoriale impegnata prevalentemente nel contrasto al crimine organizzato, è transitato negli organismi di informazione e sicurezza nazionali. Laureato in scienze politiche. Tra i suoi contributi L’intelligence tra conflitti e mediazione, Caucci Editore, Bari 2010 e The future of intelligence, 15 aprile 20122, Longitude, rivista mensile del MAECI.

Pino Bianchi – Architetto, esperto in risk management, organizzazione, reingegnerizzazione dei processi e sistemi di gestione aziendali. Per oltre venti anni ha diretto attività di business, marketing, comunicazione e organizzazione in imprese multinazionali americane ed europee. Consulente di direzione in ICT, marketing, comunicazione, business planning e project financing.
Claudio Masci e Luciano Piacentini sono gli autori di: “The future of intelligence”, articolo del 15 aprile 2012, pubblicato su Longitude, rivista mensile del MAECI, nonché dei libri: “L’intelligence tra conflitti e mediazione”, Caucci Editore, Bari 2010 (esaurito) e di “Humint… questa sconosciuta (Funzione intelligence evergreen)”, acquistabile da Amazon a questo link.
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