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Terrorismo, gli sviluppi di Isis e Al Qaeda: dalla Legione Islamica a Zarqawi

Terrorismo, Gli Sviluppi Di Isis E Al Qaeda: Dalla Legione Islamica A Zarqawi

Isis e Al Qaeda sono due facce della stessa medaglia, coniata in tempi diversi ma con un obiettivo comune: ricreare il Califfato abolito da Ataturk. Ciò rappresenta non solo un pericolo concreto per la sicurezza globale, ma rischia anche di scatenare una guerra di religione dagli esiti incerti

Il terrorismo di Isis e Al Qaeda e i suoi possibili sviluppi. È questo il titolo di uno studio effettuato dagli Indomabili, giunto alla sua quarta parte, che traccia la storia delle due formazioni e dei fenomeni che hanno portato alla loro ascesa e caduta, nonché alla rinascita dell’“araba fenice”. Una nuova formazione, che mette a frutto le peculiarità di ognuna delle due facce della stessa medaglia: leadership, capacità operative e logistiche, nonché tecnologia. Ciò allo scopo di ricreare con ogni mezzo, violento in primis, il Califfato abolito da Ataturk. L’analisi, divisa in capitoli, vuol essere uno strumento utile per capire la nuova forma terroristica e ricercare strumenti idonei per contenere e/o mediare le dirompenti dinamiche del jihadismo, le quali abbracciano varie aree geopolitiche e periodi storici. Sviluppi che rappresentano un pericolo concreto per la sicurezza globale, non solo in Occidente, e che rischiano – come accaduto recentemente in Nuova Zelanda e nelle Filippine – di scatenare una vera e propria guerra di religione dagli esiti incerti; reazioni a catena con il conseguente sviluppo di una spiralizzazione della violenza di incontrollabile portata e di difficile contenimento.

Bin Laden sviluppa in Afghanistan 2 direttrici parallele: una a supporto dei Talebani e l’altra per lo sviluppo della Legione Islamica Internazionale

Osama bin Laden in Afghanistan, dal 1996 al 1998, sviluppò due direttrici operative parallele. Buona parte dei suoi veterani operava in supporto dei talebani, quale milizia islamica per il governo dell’emirato, addestrando le giovani reclute ancora inesperte nonché affiancando le milizie nell’imposizione di una intransigente sharia. Inoltre, analogo sostegno venne dato alle milizie talebane per contrastare l’Alleanza del Nord – capeggiata da Ahmad Shah Massoud, “il leone del Panjshir” – che si opponeva all’espansione dell’emirato nella parte nord orientale afghana. L’altra componente di Al Qaeda – il nocciolo duro dei suoi veterani – procedeva al reclutamento e addestramento di nuove leve per la “Legione Islamica Internazionale”. Ciò al fine di alimentare le varie “metastasi” terroristiche, sia quelle formate dai “reduci” della guerriglia afghana contro i sovietici sia quelle costituite durante il suo soggiorno in Sudan. 

La Ariana Afghan Airlines, gestita da Viktor Bout, diventa il “servizio taxi del terrorismo”

Per realizzarne la costituzione, della “legione islamica internazionale” bin Laden assunse, inoltre, il controllo della Compagnia aerea afghana “Ariana Afghan Airlines”, la cui conduzione fu conferita a Viktor Bout. Tramite gli aeroplani del faccendiere e già agente del servizio segreto militare russo (GRU), vennero trasferiti militanti islamisti, armi, denaro e oppio ai vari gruppi terroristici della rete: l’Ariana, di fatto, venne impiegata come un “servizio taxi del terrorismo”. Al Qaeda si trasformò così in un network bidimensionale. Verticale per la catena di comando e orizzontale per i contatti tra circa 24 gruppi di estremisti indipendenti tra loro, ma tutti vincolati dal giuramento: la cosiddetta baya (atto di sottomissione di un individuo o di un gruppo che riconosce la supremazia, politica e spirituale, di una persona a prescrivere l’osservanza della legge islamica, cioè imposizione della sharia e costituzione del califfato).

Nasce il triunvirato al vertice di Al Qaeda: Osama bin Laden, Aiman al Zawahiri e Mohamed Atef. Arriva anche la fatwa contro gli Stati Uniti

Il vertice di Al Qaeda fu costituito da un triunvirato: Osama bin Laden, Aiman Al Zawahiri – suo consigliere politico – e Mohamed Atef, consigliere militare. Alle dipendenze dello sceicco e dei due luogotenenti operava una shura, una sorta di consiglio consultivo che forniva indicazioni di carattere legale, religioso, finanziario, informativo e militare. Nel febbraio 1998, bin Laden e al-Zawahiri, che avevano ormai consolidato sia la loro amicizia sia la rete del gruppo terroristico, decisero che era giunto il momento di passare all’azione contro gli Stati Uniti, i quali occupavano la “Terra Santa Islamica”. In un campo dell’Afghanistan centro orientale (provincia di Khost) firmarono – congiuntamente ad altri leader di gruppi terroristici – una fatwa in nome del “Fronte Islamico Internazionale per la jihad contro ebrei e crociati”. Questa incitava all’uccisione degli statunitensi e dei loro alleati, come “dovere individuale per ogni musulmano”, onde “liberare la moschea al-Aqsa (a Gerusalemme) e la sacra moschea di La Mecca dalla loro morsa”. 

Alla fatwa anti-Usa segue una campagna di attentati, che culminerà l’11 settembre 2001 con l’attacco alle Torri Gemelle

Alla fatwa seguirono, il 7 agosto 1998, gli attentati alle ambasciate degli Stati Uniti a Dar es Salaam in Tanzania e a Nairobi in Kenya (nella ricorrenza dell’arrivo delle truppe Usa in Arabia Saudita durante la prima guerra del Golfo), nel corso dei quali morirono centinaia di persone. Nell’ottobre del 2000 avvenne, in sequenza, l’attacco con un’imbarcazione carica di esplosivo e con pilota un jihadista suicida contro il cacciatorpediniere “Cole” – ormeggiato a una banchina nel porto di Aden – uccidendo 17 marinai. Questi attentati ed altre azioni minori – condotti dalle “metastasi” qaediste – furono il nefasto preludio dell’attentato alle Torri Gemelle dell’11 settembre 2001, che provocò oltre 3.000 morti.

Il Fronte Islamico Internazionale è lo strumento attraverso cui costruire il Califfato

Il “Fronte islamico internazionale” era lo strumento attraverso il quale bin Laden e Zawahiri intendevano edificare il vagheggiato Califfato con gradualità, mediante attentati contro ebrei e cristiani. Gli sciiti – peraltro da sempre considerati fazione scismatica dell’Islam – non erano ancora nel mirino dei terroristi, sia per le pregresse esperienze di bin Laden in Sudan (in combutta con Teheran che avversava il regno saudita) sia perché la madre di Osama era siriana e di confessione alauita (una delle sette sciite – diffusa soprattutto in Siria – ritenuta “veicolo” di dottrine non conciliabili con i principi fondamentali della religione musulmana dalla corrente religiosa sunnita). 

Appare sui radar Abu Musab al-Zarqawi, che da piccolo delinquente si trasforma in un capo e fonda Jamaat al-Tawhid Waal Jihad (JTD) insieme all’ideologo kuwaitiano Sheikh Abu Muhammad al Maqdisi

Nel corso della costituzione del suo Fronte Islamico Internazionale, bin Laden incontrò Abu Musab al-Zarqawi – alias di Ahmed Fadeel al-Khalayleh – nato il 20 ottobre 1966 a Zarqa, in Giordania. Di origine palestinese, era un salafita e delinquente abituale. L’estremista giordano nel 1988, aveva iniziato a frequentare una moschea attestata su posizioni islamiste e, abbracciate le teorie jihadiste, si recò in Afghanistan per unirsi ai mujaheddin che combattevano la guerriglia contro i sovietici, partecipando a varie operazioni. Nel corso della sua permanenza nel paese asiatico incontrò il kuwaitiano Sheikh Abu Muhammad al Maqdisi, ulema ritenuto un leader teorico della jihad, il quale si era posto l’obiettivo della lotta contro i governi arabi laicizzati. Zarqawi fu influenzato da al-Maqdisi e presto ne condivise l’avversione nei confronti dei musulmani sciiti. Il soggiorno afghano fu breve ma sufficiente a radicare nei due teorie rivoluzionarie. Tornati entrambi in Giordania nel 1993, cercarono di organizzare un gruppo sovversivo per costituire, in quel paese, uno stato islamico basato sulla sharia. A tal fine, reclutarono estremisti giordani ed elementi stranieri ispirati dal medesimo credo, costituendo il gruppo Jamaat al-Tawhid Waal Jihad (Gruppo per l’Unità di Dio e il Jihad – JTJ), di cui Zarqawi era il capo e Maqdisi l’ideologo. 

Bin Laden incontra Zarqawi. I due non si piacciono, ma il terrorista giordano ottiene comunque fondi per allestire un campo di addestramento ad Herat

JTJ si rese responsabile di vari attentati in Giordania, culminati con il tentativo di far esplodere un cinema, ma l’attentato fu sventato. Zarqawi e Maqdisi furono catturati dalla polizia e poi condannati a 15 anni di carcere. Nell’aprile 1999 il re di Giordania dichiarò un’amnistia e Zarqawi fu rilasciato, ma subito dopo venne di nuovo sospettato di aver organizzato preparativi per compiere attentati ad alberghi e luoghi cristiani. Perciò, lasciò di nuovo il paese, con l’intento di unire JTJ ai ribelli islamici separatisti nella Cecenia. Per raggiungere la nazione si recò in Pakistan, dove fu arrestato per via del visto scaduto (ma subito liberato) e poi si recò in Afghanistan, munito di una lettera di presentazione per incontrare bin Laden a Kandahar. Secondo alcuni, l’incontro tra i due fu alquanto teso: Osama (sua madre era alawita – una corrente dello sciismo) si sentì disturbato dal settarismo anti-sciita violento del giovane Zarqawi. Questi, da parte sua, si rifiutò di giurare fedeltà, ad Al Qaeda, ma tuttavia ottenne denaro con cui realizzò un campo di addestramento per mujaheddin nei pressi di Herat. Il giordano dimostrò naturali attitudini di leader, sicché la banda di estremisti che aveva al seguito dall’inizio del 2000 crebbe da poche decine a circa 3.000 uomini verso la fine del 2001.

Dopo l’11 settembre 2001 Al Qaeda e Talebani in diaspora

Dopo l’11 settembre 2001, il conflitto che debellò il regime dei Talebani favorì la diaspora di Al Qaeda e degli stessi Talebani. La dirigenza prese la via delle FATA – Federally Administered Tribal Areas le cosiddette “Aree Tribali di amministrazione federale” – riparando nel Waziristan (aree intorno a Jalalabad) e del Beluchistan (aree intorno a Quetta). Diversamente, i “legionari arabo-musulmani” raggiunsero il Maghreb, il Sahel, la penisola arabica e il Caucaso (in particolare la Cecenia, divenuta ormai terra d’Islam da difendere dalla Russia). Da qui dettero vita alla costituzione di:

a) Jemaah Islamiah, “Congregazione islamica” (JI) – gruppo terroristico legato ad al-Qaeda e militante nel Sud est asiatico – che si prefiggeva la costituzione di un Califfato islamico regionale, assurto alle cronache il 25 ottobre 2002, dopo aver perpetrato la strage di Bali (Indonesia). JI è una organizzazione transnazionale con cellule in Tailandia, Singapore, Malesia e Filippine, nonché con legami con il Fronte Islamico di Liberazione Moro ed il gruppo di Abu Sayaff;

b) Al Qaeda nel Maghreb Islamico (AQMI), sorta nel 2005 dal Gruppo Salafita per la Predicazione e il Combattimento, guidato dall’emiro Abdelmalek Droukdel – organizzazione jihadista nata negli anni novanta, nell’ambito della guerra civile algerina, con lo scopo di costituire in Algeria uno stato islamico – si affiliò ad al-Qaeda, rinominandosi AQMI;

c) Emirato del Caucaso, noto come Emirato caucasico – sedicente entità statale, autoproclamatasi successore della Repubblica cecena di Ichkeria – sorto il 31 ottobre 2007 ad opera di Dokka Umarov, ex capo dell’Ichkeria e sedicente primo emiro, dotato di un braccio militare rappresentato dal Fronte Caucasico;

d) Al Qaeda nella Penisola Araba (AQAP), conosciuta nello Yemen come Ansar al-Sharia, organizzazione jihadista che opera principalmente nello Yemen e in Arabia Saudita. Gruppo di matrice jihadista salafita formatosi nel 2009 con la fusione di cellule qaediste yemenite e saudite, ad opera dell’emiro Qasim al-Raymi.

L’eloquente cartina di Limes, sotto riportata, evidenzia a chiare note la diffusione delle cellule terroristiche addestrate per realizzare l’ambizioso progetto del califfato globale.

Zarqawi rimane in Afghanistan combattendo con l’Emirato Islamico, ma dopo un attacco Usa fugge in Iraq

Zarqawi, però, non lasciò l’Afghanistan e con il suo gruppo – JTJ – si unì ai Talebani per la lotta contro le truppe statunitensi. Nel dicembre del 2001 fu ferito al torace in seguito ad un bombardamento Usa che distrusse il campo che aveva allestito ad Herat. Riuscì, comunque, a uscire dall’Afghanistan insieme a circa 300 seguaci ed – attraverso l’Iran – raggiunse il nord dell’Iraq. Nei mesi successivi, il jihadista giordano – al fine di raccogliere denaro ed arruolare combattenti – fece la spola tra: Iran, Siria, Libano, Giordania, regione autonoma del cosiddetto Kurdistan dell’Iraq settentrionale e area sunnita nel sud iracheno.

JTJ e Zarqawi si rafforzano grazie all’operazione Iraqi Freedom

Nel 2003, a causa dell’operazione Iraqi Freedom – occupazione dell’Iraq ad opera di Britannici e Statunitensi – si sviluppò la resistenza irachena sobillata anche dalla Guardia repubblicana e dai servizi segreti iracheni, inizialmente schierati a difesa da Saddam Hussein. L’evento favorì il rafforzamento di JTJ in Iraq, dove al Zarqawi aveva allacciato rapporti molto stretti con:

a) Ansar al-Islam (“partigiani dell’Islam”), un gruppo militante islamico curdo con sede nell’estremo nord-est del paese, che avrebbe avuto legami con i servizi segreti iracheni. Secondo alcune fonti Saddam Hussein intendeva utilizzare Ansar come strumento di repressione contro i curdi che lottavano per l’indipendenza del Kurdistan (Peshmerga);

b) Muntada al Ansar, gruppo di cui non si conosce quasi nulla tranne l’aver rivendicato il sequestro e l’uccisione dell’uomo d’affari statunitense Nicholas Berg.

Nel 2004 il terrorista giordano giura fedeltà a Osama bin Laden e fonda Tanzim Qaidat al-Jihad fi Bilad al-Rafidayn, alias Al Qaeda in Iraq (AQI)

Nel 2004 al Zarqawi offrì il suo impegno di fedeltà ad Osama bin Laden ed il 17 ottobre del 2004 costituì il gruppo Tanzim Qaidat al-Jihad fi Bilad al-Rafidayn (ovvero Base della Jihad nel Paese dei Due Fiumi), altrimenti denominata Al Qaeda in Iraq (AQI), che comprendeva la sua organizzazione Al-Jamaat al-Tawhid waal-Jihad (JTJ), il gruppo di Ansar al-Islam, quello di Muntada al Ansar, nonché un buon numero di combattenti stranieri che, giunti in Iraq, erano stati reclutati dai contatti locali di Zarqawi. Il numero due di al-Qaeda, il medico egiziano Ayman Al Zawahiri, scrisse una lettera al terrorista giordano, in cui gli esponeva il suo criterio di “area di base” che avrebbe dovuto costituire in Iraq: “Stabilire un’autorità islamica o emirato, quindi svilupparla e sostenerla affinché raggiunga il livello di califfato su tutto il territorio dell’Iraq su cui sia possibile estendere il suo potere” (Ahmed Rashid, “Caos Asia” – pag. 327 – Feltrinelli, Milano 2008). 

Zarqawi diventa l’“Emiro di Al Qaeda nel Paese dei Due Fiumi” e con AQI nel 2005 dichiara guerra totale agli sciiti in Iraq. Muore, secondo fonti statunitensi, il 7 giugno 2006 a seguito di un attacco aereo

A Zarqawi fu dato il titolo di “Emiro di Al Qaeda nel Paese dei Due Fiumi” e nel settembre del 2005 AQI, sotto la sua guida, dichiarò “guerra totale” agli sciiti in Iraq, attività che gli valse una profonda frattura con il suo mentore Maqdisi favorevole ad un approccio morbido per la composizione delle differenze tra le due espressioni principali della fede islamica. L’ideologo, cercò di fermare il radicalismo militante ed estremistico del suo antico discepolo che era del tutto controproducente ed in contrasto con le direttive impartite da Al Zawahiri. Il cambiamento, peraltro criticato dai vertici di Al Qaeda (Osama era ancora vivo), avvenne dopo l’offensiva delle truppe irachene – inviate dall’Assemblea Nazionale transitoria irachena – contro gli insorti della città sunnita di Tal Afar. Il 7 giugno del 2006, durante un attacco aereo congiunto compiuto da forze statunitensi e irachene in una casa vicino a Baquba, al-Zarqawi rimase gravemente ferito e, secondo fonti statunitensi, sarebbe morto. 

Gli Indomabili

Capitolo 3 – Dalla Somalia all’Afghanistan. Bin Laden, il mullah Omar e i talebani per la Jihad globale

Capitolo 2 – L’ascesa di bin Laden e Turabi fino all’AIM e Khomeini

Primo capitolo – Dalla nascita del terrorismo moderno a Osama bin Laden

Gli Autori

Luciano Piacentini – Brevettato incursore, è stato Comandante di Unità Incursori nel grado di Tenente e Capitano. Assegnato allo Stato Maggiore dell’Esercito, ha in seguito comandato il Nono Battaglione d’Assalto Paracadutisti “Col Moschin” e successivamente ricoperto l’incarico di Capo di Stato Maggiore della Brigata Paracadutisti “Folgore”. Ha prestato la sua opera negli Organismi di Informazione e Sicurezza con incarichi in diverse aree del continente asiatico. E’ laureato in Scienze Strategiche e Scienze Politiche.

Claudio Masci – Ufficiale dei Carabinieri proveniente dall’Accademia Militare di Modena, dopo aver assunto il comando di una compagnia territoriale impegnata prevalentemente nel contrasto al crimine organizzato, è transitato negli organismi di informazione e sicurezza nazionali. Laureato in scienze politiche. Tra i suoi contributi L’intelligence tra conflitti e mediazione, Caucci Editore, Bari 2010 e The future of intelligence, 15 aprile 20122, Longitude, rivista mensile del MAECI.

Pino Bianchi – Architetto, esperto in risk management, organizzazione, reingegnerizzazione dei processi e sistemi di gestione aziendali. Per oltre venti anni ha diretto attività di business, marketing, comunicazione e organizzazione in imprese multinazionali americane ed europee. Consulente di direzione in ICT, marketing, comunicazione, business planning e project financing.
Claudio Masci e Luciano Piacentini sono gli autori di: “The future of intelligence”, articolo del 15 aprile 2012, pubblicato su Longitude, rivista mensile del MAECI, nonché dei libri: “L’intelligence tra conflitti e mediazione”, Caucci Editore, Bari 2010 (esaurito) e di “Humint… questa sconosciuta (Funzione intelligence evergreen)”, acquistabile da Amazon a questo link.
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