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Terrorismo, gli sviluppi di Isis e Al Qaeda: dal Califfato universale alla guerra ibrida

Terrorismo, Gli Sviluppi Di Isis E Al Qaeda: Dal Califfato Universale Alla Guerra Ibrida

Isis e Al Qaeda sono due facce della stessa medaglia, coniata in tempi diversi ma con un obiettivo comune: ricreare il Califfato abolito da Ataturk. Ciò rappresenta non solo un pericolo concreto per la sicurezza globale, ma rischia anche di scatenare una guerra di religione dagli esiti incerti 

Il terrorismo di Isis e Al Qaeda e i suoi possibili sviluppi. È questo il titolo di uno studio effettuato dagli Indomabili, giunto alla sua settima parte, che traccia la storia delle due formazioni e dei fenomeni che hanno portato alla loro ascesa e caduta, nonché alla rinascita dell’“araba fenice”. Una nuova formazione, che mette a frutto le peculiarità di ognuna delle due facce della stessa medaglia: leadership, capacità operative e logistiche, nonché tecnologia. Ciò allo scopo di ricreare con ogni mezzo, violento in primis, il Califfato abolito da Ataturk. L’analisi, divisa in capitoli, vuol essere uno strumento utile per capire la nuova forma terroristica e ricercare strumenti idonei per contenere e/o mediare le dirompenti dinamiche del jihadismo, le quali abbracciano varie aree geopolitiche e periodi storici. Sviluppi che rappresentano un pericolo concreto per la sicurezza globale, non solo in Occidente, e che rischiano – come accaduto recentemente in Nuova Zelanda e nelle Filippine e recentemente nello Sri Lanka – di scatenare una vera e propria guerra di religione dagli esiti incerti; reazioni a catena con il conseguente sviluppo di una spiralizzazione della violenza di incontrollabile portata e di difficile contenimento.

Il Califfato universale va costituito attraverso la Jihad. Ciò è stato teorizzato da Al Qaeda e realizzato da Isis in Iraq

Secondo l’ideologia jihadista, il Califfato universale deve essere ricostituito attraverso la jihad, iniziando con la realizzazione di emirati regionali, che poi diventeranno poli di attrazione per i paesi confinanti. L’idea è riconducibile all’ideologo di Al Qaeda, Abdullah Azzam e il gruppo stesso ebbe origine proprio per acquisire questo obiettivo – fra il 1988 e il 1989 – per iniziativa di Osama bin Laden e dei servizi segreti pakistani. Seguendo questo disegno strategico, ISIS ha realizzato subito l’embrione di Califfato in Iraq con un’inarrestabile avanzata caratterizzata da:

  1. successi militari ottenuti grazie alla razzia di moderni mezzi ed armi abbandonati dall’esercito iracheno in fuga ed all’impiego simbiotico di tattiche di guerriglia e di efferatezze terroristiche;
  2. efficace impianto di strutture amministrative nelle aree conquistate. Tali strutture – oltre a far funzionare un mini apparato statale – dispensavano anche opere assistenziali per i meno abbienti;
  3. disponibilità di notevoli risorse economico-finanziarie, bottino di guerra presso banche e pozzi petroliferi iracheni, oltre a proventi di estorsioni, sequestri, traffici di droga, vendita di opere d’arte e di schiave, ecc.;
  4. apparato propagandistico d’avanguardia basato sull’abile impiego ottimale di social network e di riviste on line, tale da fare invidia ai più raffinati blogger occidentali. Attraverso di esso sono state diffuse immagini che hanno suscitato contemporaneamente orrore e attrazione, ricalcando il copione dei film dell’horror o del super eroe “Terminator” occidentali.

Gli specialisti della propaganda video di Isis sono stati addestrati in Qatar e Daesh ha creato “aree islamiche” per reclutare le donne

Secondo fonti ben informate, i video spaventosi di Daesh sono stati realizzati da registi ed operatori cinematografici che conoscono molto bene i meccanismi della comunicazione per il vasto pubblico. Questi hanno frequentato corsi intensivi di regia, tenuti nel Qatar, con un continuo reclutamento – nel serbatoio delle aree di dissenso, di scontento e di disoccupazione delle metropoli, specie quelle occidentali e dei paesi arabi moderati – allettando o irretendo molto spesso soggetti con precedenti delinquenziali. Ha circuito non solo i giovani estremisti ma anche la componente femminile affinché procacciasse mogli ed eredi ai combattenti jihadisti del Califfato, attraendola con video di reality show, soap opera e fiction televisive. Per attirare nella sua orbita di influenza queste realtà esterne, ISIS ha operato costituendo “aree islamiche” inducendole all’affiliazione per poi giungere all’unificazione costituendo il “Califfato”. Tale unificazione sarebbe dovuta avvenire secondo il progetto sotto riportato che evidenzia una chiara sovrapposizione con le metastasi jihadiste già realizzate, da Al Qaeda, in più riprese: 1989, 1996 e 2001.

La propaganda web e media dello Stato Islamico è la naturale evoluzione delle teorie del Califfato globale, che punta sulla terza e quarta generazione dei figli degli immigrati musulmani per portare la conflittualità terroristica in Europa e negli Stati Uniti

Gli editti propagandistici del cosiddetto “Stato Islamico”, la sua propaganda attraverso le riviste e il web, nonché la sua strategia altro non sono che la naturale evoluzione delle teorie del “Califfato globale”, dettate negli anni ’80. Anzi, a tali teorie si sono associate le esortazioni di Al Zawahiri a trasferire – prima all’interno dell’Europa e poi degli Stati Uniti – la conflittualità terroristica. Allo scopo Al Zawahiri ha fatto leva sulla terza e quarta generazione dei figli degli immigrati musulmani – specie se disoccupati, emarginati e frustrati, nonché sui giovani occidentali nelle medesime condizioni – strategia poi abilmente sfruttata da Daesh.

L’occupazione dell’area siro-irachena da parte di Isis risponde all’esigenza dell’islam sunnita di contrastare la continuità geografica, ideologica e religiosa della “Mezzaluna sciita”, un arco territoriale che va dall’Iran al Libano

L’occupazione dell’area siro-irachena da parte di Isis risponde all’esigenza dell’islam sunnita di contrastare la continuità geografica, ideologica e religiosa della “Mezzaluna sciita”, un arco territoriale che va dall’Iran al Libano. Lo scontro fra sciiti e sunniti è atavico e risale già al 632 d.C., anno della morte di Maometto, epoca del confronto fra lo Shiat Ali (il partito di Ali, cioè gli sciiti) e i seguaci della sunna (ovvero i sunniti), contenzioso che nel tempo si è caricato di odio che lo Stato Islamico ha espresso nei modi più cruenti: il padre naturale dell’IS, Abu Musab al Zarqawi, considerava gli sciiti “scorpioni velenosi, molto più pericolosi degli americani”. La diffusione dell’ideologia sunnita presuppone la ricostituzione del Califfato, che è insita nella visione bipolare geopolitico-religiosa del radicalismo islamico.

La diffusione dell’ideologia sunnita presuppone la ricostituzione del Califfato, che è insita nella visione bipolare geopolitico-religiosa del radicalismo islamico

La diffusione a livello globale dell’ideologia sunnita presuppone la ricostituzione del Califfato, che è insita nella visione bipolare geopolitico-religiosa del radicalismo islamico, in cui gli Stati-nazione che dividono la Umma musulmana vengono considerati come entità politiche artificiali e come tali respinti. I centri di diffusione del jihadismo, costituitisi nel tempo nelle varie aree di crisi, non sono altro che il tentativo di ricostituire la comunità dei credenti al di sopra degli Stati nazionali. Questa visione strategica non solo ripropone lo scontro atavico fra sciiti e sunniti ma va oltre estendendo la sovranità califfale prima alle aree islamiche conquistate dal 700 al 900 d.C. e poi in quelle in cui risiedono minoranze musulmane come il Caucaso e la Cina sud occidentale. Ed infine estendere la dominazione musulmana a tutto il mondo combattendo una jihad non fra Stati fra musulmani e infedeli come teorizzava il Gen. Malik.

L’Iran si contrappone alle linee di espansione sunnite, rinsaldando la sua stretta alleanza con gli sciiti iracheni, quelli della penisola arabica e del Golfo Persico, la Siria e la Russia

Ma a queste linee di espansione sunnite si è contrapposto e si contrappone l’Iran, rinsaldando costantemente la sua stretta alleanza con gli sciiti iracheni, quelli della penisola arabica e del Golfo Persico, la Siria e la Russia. Quest’ultima interessata a contenere l’espansionismo jihadista verso il Caucaso, ove sono già stati provocati notevoli e allarmanti danni con la radicalizzazione della Cecenia e della confinante repubblica del Daghestan, obiettivo dei militanti che vorrebbero farne uno stato islamico indipendente da Mosca. Nel quadro delineato, se gli Iraniani e la Russia in Siria sostengono Assad, ergo i suddetti sono i nemici ai quali occorre rivolgere tutta l’attenzione per impedire che creino una contiguità territoriale – e non solo ideologico-religiosa – nella fascia Siria-Iraq-Iran. E Isis si colloca proprio in mezzo per contrastare tale saldatura.

 

L’ideologia portante della nuova forma conflittuale

L’ideologia portante di questa nuova forma conflittuale non è laica bensì religiosa, più totalizzante che va ben al di là della rivendicazione territoriale o etnica – che siamo stati abituati a vedere – per incidere a livello globale sulla cosiddetta Ummah (comunità dei credenti musulmani, priva di confini territoriali, fondata sul vincolo della religione e non su quello etnico, linguistico o culturale). Essa veicola:

  1. una duplice comunicazione – raffinata e persuasiva – sia verso l’esterno sia ad uso interno: i kamikaze sono martiri e non assassini di persone innocenti; 
  2. la donna è eroina e combattente al fianco dei mujaheddin, mentre all’interno è solo moglie, madre o schiava;
  3. la comunicazione veicola concetti religiosi che discriminano le aree occupate dai musulmani, cioè Dar al Islam (dimora dell’Islam) da quelle in cui sono stanziati gli infedeli, Dar al Harb (dimora della guerra) suscettibili di essere occupate, annullando così i confini degli Stati moderni. Assiomi religiosi che hanno indotto i giovani islamici nati in Occidente, a considerare le aree in cui vivono come Dar al Harb. Cioé zone oppresse da governi di infedeli e, dunque accettare la propaganda islamista quale sprone per liberarle;
  4. un programma assistenziale e sociale – tipico della cultura islamica in generale che è praticato anche dall’Iran con la sua Rivoluzione Islamica – diretto verso i più bisognosi, le vedove, i giovani e le persone semplici. Programma che, in sintesi, tende a soddisfare i bisogni primari della piramide di Maslow, indispensabili per la sopravvivenza di tutti. Leva politica che suscita una ineludibile attrazione della stragrande massa di indigenti e ceto medio verso coloro i quali rendono possibile una loro esistenza meno grama.

La leva politica dell’islam assistenziale ha caratteristiche e potere attrattivo analoghi a quelli del comunismo internazionale. Da qui alla radicalizzazione ed alla difesa ad oltranza di migliori condizioni di vita acquisite anche se in un regime di feroce dittatura, il passo è breve.

La strategia operativa di Isis si basa su vecchie e nuove tecniche, nonché sulla tecnologia

Il “concetto operativo” di Daesh, diffuso dai media, incita a colpire organizzazioni statuali fragili e con inefficace strutturazione ovvero ad occupare aree statuali in cui la popolazione non è assistita socialmente, colmando così le carenze trascurate dal potere statuale. In tale contesto ISIS ha impiegato tutte le funzionalità info-operative della nuova forma di guerra: “la guerra ibrida”. Si è servito dell’inganno militare, delle operazioni offensive e difensive sulle reti informatiche, delle attività di contro propaganda e di sicurezza con l’impiego di controllo degli accessi mediante autenticazioni, l’uso della crittografia, la protezione con firewall, il rilevamento delle intrusioni, gli strumenti contro i virus, le procedure di sensibilizzazione e formazione della sicurezza, nonché dell’ultimo ritrovato della tecnologia: i droni commerciali, modificati per la guida da remoto e per il trasporto di ordigni esplosivi.

La comunicazione dello Stato Islamico su social media e stampa vuole sollecitare l’attrazione verso il Califfato, radicalizzando gli aspiranti jihadisti per poi arruolarli e impiegarli nella guerra ibrida

La comunicazione Isis sia sui media, sia sui network sia sulla stampa non ha veicolato solo concetti religiosi ma anche politici e sociali per sollecitare l’attrazione verso il Califfato, ottenere la radicalizzazione di aspiranti jihadisti e poi arruolarli ed impiegarli nella guerra ibrida. Questi elementi di propaganda jihadista sono stati recepiti soprattutto dalle giovani generazioni di islamici nati nelle grandi città occidentali, in cui la loro concentrazione etnica è elevata, dando luogo ai cosiddetti lupi solitari.

Gli Indomabili

Capitolo 6 – Lo scontro tra Wahhabismo e Fratelli Musulmani. Arabia Saudita, Qatar e l’alternativa moderata alla jihad

Capitolo 5 – Dalla nascita di Daesh a ISIS. Al Baghdadi, la Siria e lo Stato Islamico

Capitolo 4 – Dalla Legione Islamica a Zarqawi. Bin Laden, il terrorismo anti-USA e la nascita di AQI

Capitolo 3 – Dalla Somalia all’Afghanistan. Bin Laden, il mullah Omar e i talebani per la Jihad globale

Capitolo 2 – L’ascesa di bin Laden e Turabi fino all’AIM e Khomeini

Primo capitolo – Dalla nascita del terrorismo moderno a Osama bin Laden

Gli Autori

Luciano Piacentini – Brevettato incursore, è stato Comandante di Unità Incursori nel grado di Tenente e Capitano. Assegnato allo Stato Maggiore dell’Esercito, ha in seguito comandato il Nono Battaglione d’Assalto Paracadutisti “Col Moschin” e successivamente ricoperto l’incarico di Capo di Stato Maggiore della Brigata Paracadutisti “Folgore”. Ha prestato la sua opera negli Organismi di Informazione e Sicurezza con incarichi in diverse aree del continente asiatico. E’ laureato in Scienze Strategiche e Scienze Politiche.

Claudio Masci – Ufficiale dei Carabinieri proveniente dall’Accademia Militare di Modena, dopo aver assunto il comando di una compagnia territoriale impegnata prevalentemente nel contrasto al crimine organizzato, è transitato negli organismi di informazione e sicurezza nazionali. Laureato in scienze politiche. Tra i suoi contributi L’intelligence tra conflitti e mediazione, Caucci Editore, Bari 2010 e The future of intelligence, 15 aprile 20122, Longitude, rivista mensile del MAECI.

Pino Bianchi – Architetto, esperto in risk management, organizzazione, reingegnerizzazione dei processi e sistemi di gestione aziendali. Per oltre venti anni ha diretto attività di business, marketing, comunicazione e organizzazione in imprese multinazionali americane ed europee. Consulente di direzione in ICT, marketing, comunicazione, business planning e project financing.
Claudio Masci e Luciano Piacentini sono gli autori di: “The future of intelligence”, articolo del 15 aprile 2012, pubblicato su Longitude, rivista mensile del MAECI, nonché dei libri: “L’intelligence tra conflitti e mediazione”, Caucci Editore, Bari 2010 (esaurito) e di “Humint… questa sconosciuta (Funzione intelligence evergreen)”, acquistabile da Amazon a questo link

 

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