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Terrorismo, duro colpo alla rete internazionale di finanziamento Isis

Terrorismo, Duro Colpo Alla Rete Internazionale Di Finanziamento Isis

Il TFTC inserisce nella lista nera delle sanzioni sei soggetti, tra entità e persone fisiche, responsabili di trasferire fondi ai miliziani Isis in Siria e in Afghanistan

La comunità internazionale assesta un duro colpo alla rete iglobale dei finanziamenti a Isis. I paesi membri del Terrorist Financing Targeting Center (TFTC) – Bahrain, Kuwait, Oman, Qatar, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti (UAE) e USA – hanno inserito nella lista nera sei tra soggetti ed entità legati allo Stato Islamico. Quattro, siti in Turchia e Siria, hanno fornito un flusso logistico ed economico critico a Daesh e alle sua branche, nonché ai suoi network di facilitatori globali. Infine, ci sono la Nejaat Social Welfare Organization e il suo direttore, Sayed Habib Ahmad Khan. Questi hanno facilitato il trasferimento di fondi e sostenuto le attività di IS in Afghanistan (ISIS-Khorasan, ISIS-K), mascherati da donazioni caritatevoli. I finanziamenti, raccolti nel Golfo e nel Levante venivano poi trasferiti in Asia. Qui, il coordinatore di ISIS-K li distribuiva ai comandanti locali attraverso gli uffici della società a Kabul e Jalalabad.

La comunità internazionale ha preso di mira i network di finanziamento di Daesh. Obiettivo: ridurre la capacità operativa e di riorganizzarsi dei terroristi

Il TFTC, dall’inizio delle sue attività nel 201, ha annunciato già cinque tornate di designazioni nella black list delle sanzioni. In tutto sono stati colpiti oltre 60 tra terroristi ed entità in tutto il mondo. Non solo legati a Isis, ma anche ad al Qaeda, alle Guardie Rivoluzionarie iraniane (IRGC), agli Hezbollah libanesi e ai talebani in Afghanistan/Pakistan. Questi ultimi provvedimenti hanno l’obiettivo di distruggere le reti di finanziamento di Daesh a livello regionale e globale, che passano attraverso i servizi di money transfer e le false organizzazioni caritatevoli. I jihadisti, infatti, hanno urgente bisogno di fondi per sopravvivere. Soprattutto dopo le sconfitte militari subite e il pressing crescente per smantellare le cellule in Iraq e Siria. Bloccando i flussi, perciò, si riduce drasticamente la loro capacità operativa e di riorganizzazione. Ciò si traduce in meno attacchi dei terroristi e in una loro maggiore vulnerabilità ai raid dei “nemici”.

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