Siria, tensione alle stelle in attesa della decisione di Trump

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La guerra totale in Siria è sempre più vicina. La Russia secondo diverse fonti tenta di disturbare i droni Usa. Assad blinda Damasco e invia gli aerei nelle basi di Mosca

In Siria si alza ulteriormente la tensione, che potrebbe sfociare in una guerra totale. Ciò in vista dell’imminente risposta Usa al presunto attacco di Damasco con il gas contro i civili a Ghouta,. Secondo numerosi fonti, la Russia starebbe cercando di disturbare i segnali dei i droni statunitensi che volano sul paese mediorientale, per far sì che non riescano ad agganciare le coordinate di eventuali bersagli. Non ci sono, però, conferme ufficiali. Se ciò fosse vero, sarebbe un chiaro segnale di ingerenza da parte di Mosca e un atto ostile verso Washington, che potrebbe far accelerare l’escalation. Intanto, la capitale si blinda con i sistemi di difesa anti-missile (S-400 Triumph e Thor M1). Alcuni ne sono stati schierati nei pressi del palazzo presidenziale e dei ministeri-chiave, come quello della Difesa. Inoltre, Damasco ha trasferito più aerei militari possibili nella base aerea russa a Latakia, in modo che non vengano colpiti da eventuali attacchi americani.

Oggi scadono le 48 ore che il presidente Usa, Donald Trump, si è preso per annunciare la risposta all’attacco con il gas a Douma. Grande traffico aero-navale sul Mediterraneo davanti alla Siria

Oggi, peraltro, scadono le 48 ore che il presidente Usa Donald Trump si è preso, prima di annunciare la risposta americanata in Siria. C’è, perciò, grande attesa per le sue parole, che potrebbero decretare l’inizio di un conflitto a tutto campo o meno. Nel frattempo si registra grande attività navale e aerea nel Mediterraneo, nelle acque davanti al paese mediorientale. In volo ci sono alcuni P-8A Poseidon, che compiono tragitti in circolo davanti alle coste siriane e sono aumentate le operazioni presso la base militare UK a Cipro. Infine, i militari statunitensi a Manbij stanno rafforzando le difese in tutta l’area, in previsione di un possibile attacco dell’esercito siriano (SAA). Si teme, infatti, che si ripeta quanto accaduto il 7 aprile del 2017. Quando gli Usa lanciarono 59 missili Tomahawk contro una installazione militare siriana, in risposta all’aggressione con il gas a Khan Sheikhoun.

Damasco invia l’OPCW a Douma, ma non spiega che libertà avrà. Intanto, Israele schiera Iron Dome sulle Alture del Golan in previsione di una possibile escalation

L’unica nota positiva, almeno potenzialmente, è la decisione del governo siriano di invitare l’Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche (OPCW) a Douma per investigare sul presunto uso di gas contro i civili a Ghouta. La missione, però, dovrebbe avere – come chiesto dall’ONU – massima libertà e accesso a tutto. Dettagli, di cui Damasco finora non ha parlato. Perciò, anche su questo fronte non c’è nulla di concreto. Che la situazione rischi di degenerare irreparabilmente da un momento all’altro, invece, ne è convinta anche Israele. Tanto che, a differenza dell’anno scorso, questa volta si è preparata alle conseguenze di rappresaglie Usa. Oltre a mettere in stato di massima allerta i comandi militari al confine con Siria e Libano (per bloccare possibili risposte di Iran ed Hezbollah agli attacchi attribuiti dal Paese ebraico contro la base T4), ha schierato anche il sistema di difesa anti-missile Iron Dome sulle Alture del Golan.