skip to Main Content

Siria: si stringe il cerchio su Isis a Sha’Fah e Susah, anche grazie ai Sand Hippos

Siria: Si Stringe Il Cerchio Su Isis A Sha’Fah E Susah, Anche Grazie Ai Sand Hippos

Prosegue a Deir Ezzor la preparazione dell’offensiva delle SDF contro Isis a Sha’fah e Susah. Le forze di Jazeera Storm avanzano sul terreno, i caccia della Coalizione attaccano le roccaforti dello Stato Islamico e i Sand Hippos colpiscono da dietro le linee nemiche

Prosegue a Deir Ezzor la preparazione dell’offensiva di terra delle SDF contro Isis a Sha’Fah e Susah. I caccia della Coalizione Internazionale e l’artiglieria stanno continuando a bombardare le roccaforti dello Stato Islamico. Intanto, le truppe di Operation Round Up (Jazeera Storm) hanno preso Husayyah e stanno avviando la bonifica della città per poi proseguire a sud nella Middle Euphrates River Valley (MERV). Nel frattempo, i combattenti siriani hanno liberato Baghuz Fawqani da Daesh e si sono fermati per riorganizzare le forze, in vista dell’imminente attacco a Susah. Il successo è stato possibile anche grazie all’intervento dei Sand Hippos. Il gruppo misterioso, infatti, ha colpito in più occasioni i jihadisti dall’interno delle loro linee, spiazzandoli e mandandoli nel caos. Ciò ha fatto sì che le difese dei miliziani si rompessero e che questi fuggissero dai campi di battaglia, aprendo varchi attraverso cui i combattenti siriani hanno avanzato velocemente.

Dal presidente Trump alcune precisazioni importanti sul disimpegno militare Usa dalla Siria. “Non ho mai detto che avverrà domani. Non vogliamo rimanere per sempre, ma vogliamo comunque proteggere i curdi”. La conferma viene dal pressing su Daesh a Deir Ezzor, mai così alto come in questo periodo

Intanto, giungono notizie importanti sul disimpegno dei militari Usa dalla Siria. Il presidente Donald Trump, come riporta la CNN, ha confermato che lasceranno il paese mediorientale, ma non ha voluto fornire dettagli sul quando. “Non ho mai detto che sarebbe stato domani”, ha specificato rispondendo alle preoccupazioni sulle sorti delle manovre anti-Isis e dei curdi. Nei loro riguardi ha sottolineato che “la Turchia non li ama. Altri sì. Non mi piace che vendano il loro poco petrolio all’Iran – ha concluso il tycoon -. Allo stesso modo, loro combattono meglio quando ci siamo noi. Non vogliamo rimanere in Siria per sempre, ma vogliamo comunque proteggere i curdi”. La conferma delle sue parole viene dal fatto che a Manbij ci sia ancora una forte presenza americana e che il pressing sullo Stato Islamico a Deir Ezzor non sia stato mai così elevato come in questo periodo.

Back To Top