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Siria, SDF e SAA riorganizzano le forze nella guerra contro Isis

Cizire Storm affina l’assedio a Isis ad Hajin e l’esercito siriano l’offensiva vicino Abu Kamal

La guerra contro Isis a Deir ez-Zor si è dovuta fermare nelle ultime ore a causa di una violenta tempesta di sabbia, che ha investito l’area meridionale della provincia siriana. Le SDF dell’operazione Cizire Storm (Al Jazeera) stanno usando la pausa forzata per riorganizzare le forze impegnate nell’offensiva contro Daesh ad Hajin. Prima di fermarsi, comunque, le forze a guida curda sono riuscite a eliminare almeno 11 miliziani nella zona e a ferirne oltre 20. L’esercito di Damasco (SAA), invece, sta operando nell’area di Abu Kamal (Al Bukamal), vicino al confine con l’Iraq. Anche i militari, che negli ultimi giorni hanno ripreso il controllo di gran parte delle aree cadute nelle mani dello Stato Islamico, si sono dovuti fermare per la tempesta. Appena finita riprenderanno le manovre per poi spostarsi a ovest verso l’ultima sacca di resistenza dei jihadisti nel deserto fino alla base T3.

A Raqqa e Tabqa si sviluppa la RISF e la Coalizione prepara il terreno per l’arrivo di aiuti umanitari Onu al campo profughi di Rukban

Intanto a nord Isis ha un nuovo nemico a Raqqa e Tabqa. Sono le truppe della Internal Security Force (RISF), una forza di 3.000 combattenti che proteggerà le due città da ogni possibile risorgenza del Daesh. La RISF è stata costituita recentemente e i suoi componenti si stanno addestrando con i soldati multinazionali in diversi settori e aspetti. L’ultimo di questi è la Quick Reaction Force (QRF) del corpo, giunta alla sua seconda settimana di formazione. È un corpo di reazione rapida, in grado di intervenire in brevissimo tempo contro un possibile attacco a sorpresa dello Stato Islamico o di altre formazioni terroristiche. Inoltre, la Coalizione Internazionale sta lavorando con le Nazioni Unite per far arrivare un carico di aiuti umanitari al campo profughi di Rukban, vicino AtTanf. L’area è stata resa sicura e presidiata in attesa dell’arrivo del carico. L’Onu, però, attende l’ok formale dal governo siriano.

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