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Siria, Russia: HTS prepara un attacco chimico a sud di Idlib

Il Centro di riconciliazione russo per la Siria: Hayat Tahrir al-Sham (HTS) prepara un attacco con armi chimiche a Idlib. Obiettivo: accusare Damasco dell’operazione. I primi di settembre c’era stato un altro warning. Finora, però, non è successo nulla

Hayat Tahrir al-Sham (HTS) prepara un attacco con armi chimiche a Idlib. Lo ha denunciato il Centro di riconciliazione russo per la Siria a Hmeimim, affermando che il gruppo qaedista sta organizzando un’operazione di propaganda contro Damasco in particolare nell’area di Ariha e Basames. Secondo i militari di Mosca, i jihadisti vogliono girare un video in cui affermano che il regime di Bashar Assad ha usato agenti nervini contro la popolazione, sfruttando anche i Caschi Bianchi. E’ il secondo warning lanciato dal Centro a settembre. Nel primo si affermava che i gruppi di opposizione locali volevano fare altrettanto sulle montagne di Zawiya, invitando anche i media internazionali per documentare gli attacchi. Finora, però, non ci sono state notizie di episodi simili nella provincia o altrove nel paese mediorientale.

Intanto, a Idlib continua la campagna contro Horas al Din. I caccia della Federazione prendono di mira i quartier generali dei Guardiani della Religione

L’annuncio della Russia, peraltro, è stato diffuso mentre era in corso un intenso raid aereo delle forze della Federazione a Ovest e a Nord di Idlib. L’obiettivo erano i centri di comando dei Guardiani della Religione (Horas al Din), antagonista di HTS. Nell’estate, peraltro, c’è stata una intensa campagna di omicidi che ha preso di mira i vertici del gruppo. A seguito di raid, infatti, sono stati uccisi l’alto comandante Azzam al-Deiri, Muhammad Abu Adnan al-Homsi, importante funzionario dei jihadisti, e la sua guardia del corpo. Un terzo elemento aveva perso la vita in un’area diversa della provincia siriana. In precedenza erano morti due leader: Qassam al-Urduni (alias Qassam il giordano), comandante generale militare della formazione, e Bilal al-Sanaani, a capo del “desert army”. La loro eliminazione, però, era stata imputata a droni Usa.

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