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Siria, Ramadan e coronavirus calmeranno la violenza?

Hayat Tahrir al-Sham (HTS) cerca di scalzare le milizie rivali a Idlib. L’ex Fronte al-Nusra, incassato il supporto degli abitanti locali per essersi schierato contro i pattugliamenti joint Turchia-Russia sulla M4, cercando di diventare il leader nella provincia siriana

Hayat Tahrir al-Sham (HTS) continua a tentare di espandersi a Idlib, a scapito delle altre milizie. Alcuni giorni ad Armanaz fa c’è stato uno scontro tra membri di HTS e dei Guardiani della Religione (GRO), un altro gruppo affiliato ad al Qaeda, per il controllo della città. I primi hanno accerchiato il quartier generale degli altri, cercando di cacciarli. La situazione è poi rientrata grazie alla mediazione di entrambe le parti, ma quanto accaduto è un segnale forte. L’ex Fronte al-Nusra, dopo aver acquisito il supporto degli abitanti locali per essersi schierato contro i pattugliamenti joint Turchia-Russia sulla M4, sta cercando di diventare l’attore principale nella provincia siriana. Non a caso, recentemente ha arrestato anche alcuni appartenenti al Free Syrian Army (FSA), formazione rivale che nell’ultimo periodo ha subito un declino a seguito della sua vicinanza ad Ankara. Inoltre, sono aumentati i combattimenti interni tra ribelli.

Intanto, le SDF prendono di mira i network logistici e di supporto Isis a Deir Ezzor. Nuova operazione a Shahil, che coinvolge i trasporti sull’Eufrate

Intanto, le SDF a Deir Ezzor hanno lanciato un’imponente operazione anti-Isis nell’area di Shahil. Le manovre, a cui partecipa anche Inherent Resolve, si sono sviluppate su entrambi i lati dell’Eufrate e hanno coinvolgono in particolare i trasporti sul fiume. Obiettivo: smantellare la rete logistica e di supporto allo Stato Islamico nell’est della Siria, colpendo i rifornimenti e il contrabbando. La città, insieme a Busayrah e a Dhiban sono il punto principale da cui i miliziani Daesh confluiscono nella regione. Ciò in quanto la vigilanza da parte dell’esercito di Damasco (SAA) è scarsa, nonché da qui partono le strade principali per infiltrarsi in profondità nel quadrante o arrivare fino al confine con l’Iraq. Non a caso, le forze arabo-curde vi effettuano blitz continui e la vigilanza è stata aumentata. Soprattutto sulla al-Shaddadi road.

Il Ramadan e l’emergenza coronavirus riusciranno a far diminuire la violenza? Teoricamente sì, ma le incognite sono molte

Resta da capire come si evolverà la situazione in Siria, non solo a Idlib, a seguito di due elementi fondamentali: il Ramadan e il coronavirus. Teoricamente nel corso della festività, appena cominciata e che dovrebbe concludersi il 23 maggio, gli scontri tra milizie, SAA e soldati turchi dovrebbero ridursi drasticamente. A maggior ragione del fatto che gli scontri potrebbero alimentare l’emergenza COVID-19. Nessuno degli attori, infatti, ha interesse affinché i contagi dilaghino. Ciò in quanto indebolirebbero le proprie forze a vantaggio dei nemici. Inoltre, elementi esterni (vedi Isis) potrebbero approfittarne per cercare di riguadagnare terreno e peso, aumentando i problemi da gestire. Tutte le parti in causa, però, sono sempre più nervose. Ankara, inoltre da tempo punta al nord-est curdo, dove non ci sono accordi con Mosca e recentemente ha inviato ingenti rinforzi. Il rischio di improvvise escalation, quindi, rimane comunque molto elevato in tutto il paese.

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