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Siria, ONU alla Turchia: Basta usare l’acqua come arma contro i curdi

Siria, ONU Alla Turchia: Basta Usare L’acqua Come Arma Contro I Curdi

L’ONU alla Turchia: Basta usare l’acqua come arma contro i curdi. Le continue interruzioni dalla stazione di Alouk aumentano i rischi legati al coronavirus, soprattutto ad Hasaka

Continua l’emergenza acqua nel nord est della Siria, a seguito del controllo delle stazioni di pompaggio da parte della Turchia. L’ultimo organismo a denunciare la situazione è stato l’ufficio ONU per il coordinamento degli affari umanitari (OCHA). In una nota si legge che c’è grande preoccupazione per il proseguire delle interruzioni delle forniture idriche. Soprattutto in relazione all’emergenza coronavirus. Il riferimento è in particolare ad Alouk, che rifornisce tutta la provincia di Hasaka. A proposito, si chiede di non politicizzare la risorsa e di renderla disponibile, nel rispetto del diritto umanitario internazionale. Infine, si ricorda la richiesta di tregua umanitaria del segretario generale delle Nazioni Unite, necessaria per contrastare il COVID-19. Ankara, infatti, sta cercando di cacciare i curdi dall’area, usando l’acqua come arma. Il rischio, però, è che – con l’arrivo della pandemia – la situazione diventi incontrollabile. Soprattutto nei campi profughi e nelle prigioni delle SDF.

La Russia è sempre più nervosa con Ankara sulla situazione a Idlib e lungo la M4. Mosca minaccia raid contro le milizie

Intanto, c’è stato un nuovo pattugliamento joint tra le TAF e i militarti russi nel nord della Siria. Ma, come nei precedenti, il convoglio non è entrato a Idlib. Si è diretto invece verso Ain Al-Arab (Kobani) a est di Aleppo. Ciò in quanto nella provincia occidentale non ci sono le condizioni di sicurezza, nonostante la Turchia continui a inviare rinforzi nell’area e abbia stabilito presidi fissi in alcuni punti dell’autostrada. Mosca, inoltre, è sempre più nervosa con Ankara per non essere ancora riuscita a sbloccare la questione. Secondo fonti militari, infatti, è stata paventata la minaccia di raid a breve contro le milizie, se queste non cederanno. Il presidente Recep Tayyip Erdogan, però, non può permetterselo per due motivi. Da una parte perderebbe l’appoggio dei jihadisti locali contro Damasco, per di più vicino al confine. Dall’altra, darebbe un segnale di debolezza sia verso l’esterno sia verso l’interno.

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