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Siria, nuovo presidio della Turchia sulla M4: è il quinto

La Turchia apre il quinto presidio fisso sulla M4. Come previsto è vicino a Muhanabl. Obiettivo: blindare l’autostrada e permettere i pattugliamenti joint con la Russia a Idlib  

La Turchia continua a rafforzare i presidi militari sulla M4 per far sì che le pattuglie joint con la Russia a Idlib possano passare in sicurezza. L’ultima postazione, comer preventivato, è appena nata a Bassamis (Jabal al-Zawiya), a sud di Muhanbal. Non è un caso che sia stata scelta questa località. Ankara prima ha messo in sicurezza Al-Khafir, nell’area di Jisr al-Shughur, e Nayrab. Di fatto, i punti di accesso meridionale e settentrionale dell’autostrada nella provincia siriana. Poi, si è spinta più all’interno, creando quello di Jinna. L’obiettivo è scoraggiare possibili attacchi delle milizie locali contro i convogli. O, nel caso peggiore, intervenire velocemente per neutralizzare qualsiasi pericolo concreto contro le TAF o i soldati di Mosca. Soprattutto da parte di Hayat Tahrir al-Sham (HTS), che ha aumentato il livello delle minacce verso le truppe straniere e ha cominciato ad agire.

Ankara deve risolvere la crisi con le milizie a Idlib velocemente. Mosca è sempre più nervosa e i jihadisti ostili di HTS crescono

La Turchia deve reagire velocemente alla crisi a Idlib per evitare di perdere peso nella sua area d’influenza in Siria. La Russia, infatti, ha perso la pazienza per i forti limiti dei pattugliamenti joint sulla M4 (attualmente si fermano a Nayrab). Inoltre, la crescita improvvisa di HTS nella provincia  sta mettendo a rischio il Free Syrian Army (FSA), le milizie alleate di Ankara. Di conseguenza, l’unica soluzione per evitare un intervento armato che porterebbe sicuramente danni e nessuna certezza dei risultati è blindare l’autostrada. Ciò permetterà alle TAF di avere anche una maggiore contezza delle evoluzioni sul terreno e di stabilire una presenza presso una infrastruttura strategica, nel caso le ostilità con Damasco dovessero riaccendersi. Di contro rimane l’incognita della possibile reazione dei jihadisti locali e della popolazione, che non hanno alcuna intenzione di lasciar passare i convogli stranieri.

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