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Siria, le SDF “liberano” i prigionieri Isis locali dal campo di Al-Hol

Le SDF intervengono per alleggerire la situazione nel campo di Al-Hol ad Hasaka. Circa 28.000 detenuti Isis e le loro famiglie saranno “rilasciati”. Non si sa se liberati o trasferiti altrove. Rimangono 37.000 foreign fighters

Le SDF intervengono nel campo di Al-Hol ad Hasaka per prevenire che la situazione all’interno degeneri. Le forze arabo-curde hanno fatto sapere all’AFP che i prigionieri Isis siriani lasceranno la struttura, mentre nel carcere rimarranno solo i foreign fighters. Al suo interno ci sono oggi circa 65.000 tra jihadisti IS e le loro famiglie (tra cui molti bambini). Di questi, 28.000 sono locali e 30.000 iracheni. I restanti, infine, sono di varie nazionalità, anche occidentali. Non è chiaro se i miliziani e i congiunti saranno liberati, dietro garanzie delle famiglie, o se verranno trasferiti in altri centri di detenzione. Inoltre, non sono stati comunicati i tempi in cui le operazioni avverranno. Di certo, c’è, invece che il provvedimento riguarda solo ed esclusivamente Al-Hol e non gli altri campi nella regione orientale.

La decisione di “alleggerire” la presenza dei jihadisti IS ad Al-Hol ha un senso preciso: ridurre i rischi di violenze e radicalizzazioni all’interno, nonché quelli di attacchi. Peraltro, i terroristi più pericolosi sono già stati trasferiti in altre strutture nella regione siriana

La decisione delle SDF si è resa necessaria in quanto i rimpatri dei foreign fighters Isis proseguono con il contagocce. Di conseguenza, Al-Hol è ancora estremamente affollato e si moltiplicano gli episodi di violenza (anche con omicidi) al suo interno, con una limitata capacità d’intervento da parte delle forze arabo-curde. Inoltre, la struttura è sempre a rischio di raid da parte dei miliziani IS per liberare i loro compagni. Con la “blank release”, invece, la situazione cambia. La sensibilmente minore presenza di terroristi faciliterà il controllo e la vigilanza della struttura. Parallelamente, si ridurrà anche il rischio di attacchi, in quanto i detenuti sono “stranieri” e quindi con pochi legami a livello locale. Infine, ci sarà minore pericolo di radicalizzazione, soprattutto verso i più giovani. Peraltro, gli elementi più pericolosi del gruppo sono stati già separati e trasferiti in segreto verso campi più piccoli nella regione siriana.

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