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Siria, le milizie pro-Turchia si finanziano con gli arresti pretestuosi dei civili

Le milizie pro-Turchia si finanziano con gli arresti pretestuosi dei civili. L’accusa in tutti i casi è di aver legami con l’amministrazione curda e il rilascio dei prigionieri avviene dopo il pagamento di un riscatto

Il nuovo escamotage delle milizie pro-Turchia nel nord della Siria per fare cassa sono gli arresti pretestuosi di civili a scopo di riscatto. Il denominatore comune sono accuse di aver avuto legami con l’amministrazione autonoma curda. L’ultimo episodio è avvenuto pochi giorni fa e ha visto una pattuglia dell’al-Sham Corps catturare un giovane nel distretto di Jendires (Afrin). Poco prima, la stessa sorte era toccata a una donna a Sharran (Aleppo). In quel caso, l’accusata non era lei ma il figlio. Ciò, comunque, non ha impedito ai guerriglieri di arrestarla e di chiedere denaro per liberarla. La cifra richiesta si aggira in tutti i casi tra i 3.000 e i 5.000 dollari. Le vittime, peraltro, provengono tutte da famiglie abbienti, in grado di reperire il denaro necessario. Questo è solo l’ultimo sistema che le milizie alleate delle TAF utilizzano per reperire fondi, dopo che Ankara ha tagliato loro gli aiuti.

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