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Siria, le milizie pro-Turchia depredano le antichità in Kurdistan per finanziarsi

Le milizie pro-Turchia depredano le antichità in Kurdistan per finanziarsi. Riprendono gli scavi a Nebu Huri, nell’area di Afrin, alla ricerca di reperti archeologici da rivendere al mercato nero

Le milizie filo-Turchia in Kurdistan, ormai a corto di risorse, cercano di rubare reperti archeologici per “fare cassa”. Un Gruppo di combattenti alleati delle TAF ha cominciato a scavare presso il sito nell’area della fortezza di Nebi Huri ad Afrin. Obiettivo: trovare antichità da rivendere nel mercato nero per pagare i salari ai membri della formazione. Gli scavi, peraltro, sono stati mascherati da teorici lavori per creare un allevamento ittico. Nei giorni scorsi, inoltre, c’erano state ulteriori attività di questo tipo presso l’anfiteatro romano nella provincia siriana. Il contrabbando di artefatti ad Afrin era cominciato nel 2019, quando le milizie pro-Turchia avevano invaso il quadrante. Poi, però, si era quasi fermato. Invece, recentemente a causa del taglio degli aiuti alle fazioni locali da parte di Ankara, è ripreso a pieno ritmo anche grazie alla complicità di alcuni trafficanti, che operano tra la Siria e la Turchia.

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