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Siria, la Turchia punta a nord est e usa l’acqua come arma

Siria, La Turchia Punta A Nord Est E Usa L’acqua Come Arma

La Turchia, bloccata a Idlib, punta a nord est e usa l’acqua come arma per cacciare i curdi da Hasaka. Nonostante l’arrivo del coronavirus, i flussi vengono ancora interrotti continuamente

La Turchia, la cui operatività a Idlib è congelata, punta al nord est della Siria e usa l’acqua come un’arma contro i curdi. Lo confermano fonti locali, spiegando che le TAF, già durante l’operazione Peace Spring a ottobre del 2019, hanno assunto il controllo delle maggiori stazioni di pompaggio. In particolare di quella di Sari Kani (Ras al Ain), che rifornisce circa 460.000 persone nel governatorato di Hasaka. Queste poi hanno cominciato a interrompere i flussi, riattivandoli solo per brevi periodi e a intermittenza. L’obiettivo è allontanare gli abitanti locali, con la minaccia di assetarli. La strategia, peraltro, prosegue anche oggi, nonostante lo scoppio dell’emergenza coronavirus nel paese mediorientale. Non a caso le agenzie umanitarie che operano nell’area hanno denunciato che le continue interruzioni dell’acqua mettono a rischio gli sforzi per contrastare la possibile pandemia di COVID-19. Soprattutto nei campi profughi e tra le fasce più vulnerabili della popolazione.

Intanto, la situazione COVID-19 in Siria si aggrava. Damasco prova a reagire, ma la comunità internazionale è estremamente preoccupata

Intanto, in Siria aumentano i casi di coronavirus. Ufficialmente sono una decina, di cui due morti. In realtà, invece, sono molti di più. Si parla di oltre 200 contagi in diverse aree del paese. Da Deir Ezzor, dove sembra sia cominciata la pandemia grazie ai miliziani iraniani e a Isis, fino ad Aleppo e Idlib, passando per la regione della capitale. Damasco, non a caso sta adottando nuove misure. La comunità internazionale, però, è estremamente preoccupata in quanto si rischia un disastro umanitario. Il sistema sanitario locale, infatti, è fragile e non in grado di gestire un evento di questo tipo su vasta scala. Inoltre, non ci sono i macchinari ed equipaggiamenti necessari. Il regime sta cercando di comprarli all’estero, ma ovviamente non si trovano più. Infine, c’è la questione di proteggere i luoghi sovraffollati, come i campi profughi e le carceri, che al momento non è stata ancora affrontata.

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