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Siria, la Turchia dichiara guerra a Damasco con l’operazione Spring Shield

Siria, La Turchia Dichiara Guerra A Damasco Con L’operazione Spring Shield

La Turchia ha dischiarato guerra alla Siria. Comincia l’operazione Spring Shield con una campagna aerea contro Idlib, Hama e Aleppo. Ankara minaccia anche un intervento sul terreno, grazie al sostegno dei ribelli 

La Turchia alla fine ha dichiarato guerra alla Siria. Lo ha fatto con l’operazione Spring Shield, cominciata formalmente poche ore fa. La manovre sono state annunciate poco dopo che le TAF hanno abbattuto due caccia di Damasco, varie batterie di difesa anti-aerea, ma allo stesso tempo hanno perso almeno un drone (UAV). L’area di operazioni peraltro non è solo Idlib, ma anche Hama e Aleppo, in cui ci sono stati diversi bombardamenti. Attualmente l’offensiva è solo aerea, ma Ankara ha anche ammassato ingenti forze di terra lungo i confini tra i due paesi e alcuni convogli di soldati sono già entrati in territorio “ostile” passando soprattutto da Kafr Lossin. La situazione, soprattutto se ci sarà un intervento sul terreno, rischia di diventare un bagno di sangue dagli esiti imprevedibili. I ribelli siriani, infatti, si sono schierati con la Turchia contro Damasco e stanno già recuperando terreno, approfittando della situazione.

La Russia formalmente non si schiera, ma sostiene Damasco. Sia con gli equipaggiamenti e i consiglieri sia con i caccia che bombardano le TAF

Il terzo attore più importante nella partita, la Russia, formalmente mantiene le distanze dal conflitto tra Siria e Turchia. Mosca, però, a riguardo degli ultimi eventi è stata molto chiara. Dopo che gli assetti di Ankara hanno abbattuto i velivoli di Damasco sullo spazio aereo di Idlib, non può più garantire la loro sicurezza. Di conseguenza, questi saranno considerati un bersaglio. Per di più, la Federazione fornisce già assistenza ai soldati di Bashar Assad. Sia con i consiglieri e i sistemi di difesa anti-aerea come gli S-400 e i Tor-M1 sia impiegando i propri caccia contro obiettivi “nemici” del Regime. Compresi quelli turchi. Non a caso, recentemente le TAF hanno subito un bombardamento notturno che ha causato almeno 36 soldati morti e oltre 50 feriti a Idlib. Il raid è stato imputato all’Aeronautica siriana, ma questa non ha capacità di volo dopo il tramonto. 

Putin ed Erdogan dovrebbero incontrarsi il 5 marzo, ma il colloquio non è stato confermato. Intanto, però, il presidente turco cerca di riavvicinarsi alla NATO. Anche qui, però, la strada è in salita 

La Turchia ha ribadito che gli interessi di Mosca in Siria non saranno toccati dall’operazione Spring Shield e i presidenti Recep Tayyip Erdogan e Vladimir Putin dovrebbero incontrarsi il 5 marzo per discutere della situazione. Ankara, però, nelle scorse ore ha fatto sapere che il colloquio non è confermato.  Non si sa se per propria volontà o per scelta della Russia. Ciò che è certo, invece, è che Erdogan non si può permettere di avere contro Mosca. Ha troppo da perdere sotto ogni punto di vista, senza contare che in un confronto militare verrebbe certamente sconfitto. L’unica alternativa della Turchia è riavvicinarsi alla NATO, di cui fa parte. Ma anche qui la strada è difficile. Ankara ha chiesto agli USA di essere equipaggiata con i missili Patriot. Ma questi hanno risposto che prima deve disarmare gli S-400, acquistati dalla Russia circa un anno fa.

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