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Siria: la Turchia ammassa forze al confine, ma per ora non lo varca

Siria: La Turchia Ammassa Forze Al Confine, Ma Per Ora Non Lo Varca

La Turchia ammassa truppe al confine con la Siria, ma ancora non lo varca. Si ipotizza che la posizione dell’Iran abbia avuto un peso. Teheran cerca di far sì che Damasco e le SDF arrivino a un accordo

Primi accenni, anche se al rallentatore, dell’operazione della Turchia nel nord est della Siria. Dopo un bombardamento mirato, avvenuto stanotte su postazioni ad al-Malikiyah, Ankara sta ammassando truppe e mezzi lungo il confine. L’inizio delle manovre sembra imminente, anche se finora nessuna unità militare è ancora entrata nel paese vicino escluse piccole incursioni. In teoria si attendeva lo spostamento delle truppe Usa dall’area, ma questo è stato completato nelle scorse ore. Di conseguenza ci sono altri elementi che ancora ostacolano l’offensiva. Il più importante potrebbe essere la dura presa di posizione dell’Iran, che si è detta fortemente contraria all’operazione e ha ribadito sostegno alla nazione vicina. Inoltre, Teheran sta lavorando affinché Damasco e i curdi raggiungano un’intesa per evitare che Recep Tayyp Erdogan annetta un pezzo di Siria alla Turchia. Segnali in questo senso sono giunti dalle SDF. Sembra che sia stato avviato un dialogo e che ci siano possibilità di successo.

Un’intesa tra Bashar Assad e le forze arabo-curde cambierebbe le carte in tavola. Per Ankara l’operazione si trasformerebbe in una guerra di posizione dagli esiti incerti. Inoltre, l’Iran acquisirebbe maggior influenza nella regione e sarebbe più difficile contrastarla

Se l’intesa Damasco-SDF dovesse andare a buon fine, per la Turchia sarebbe un duro colpo. Ankara finora si attendeva una resistenza di medio livello e non aveva preso in considerazione l’ipotesi di combattere anche contro l’esercito siriano (SAA) di Bashar Assad. Un’ipotesi di questo tipo rischierebbe di trasformare l’offensiva in una guerra di posizione, dagli esiti imprevisti, e con un grande dispendio di vite umane. Senza contare che avrebbe pesanti ricadute sia nella regione mediorientale sia a livello globale. L’Iran, infatti, fornirebbe certamente agli alleati consiglieri militari e sistemi d’arma, in grado di competere con quelli di Erdogan. Inoltre, per i paesi che criticano Teheran sarebbe più difficile ostacolare le sue mosse in questo momento, in quanto servono soprattutto a proteggere i curdi, oltre che l’integrità territoriale del paese. Si rischia, quindi, che la Repubblica islamica estenda ulteriormente la sua influenza nell’area, quando invece la si vuole limitare.

Intanto, le SDF continuano a dare la caccia a ISIS nell’est della Siria. Catturato un comandante dello Stato Islamico a Deir Ezzor. L’obiettivo è ridurre al minimo le capacità operative di Daesh prima che scoppi il conflitto. C’è il rischio, infatti, che i jihadisti si riorganizzino e crescano

Intanto, le SDF –  seppure hanno inviato il grosso delle loro forze a nord-est – continuano a dare la caccia alle cellule Isis. Nelle scorse ore Jazeera Storm ha catturato a Dhiban il comandante dello Stato Islamico, Shafaq al-Hachim. L’uomo era il responsabile logistico Daesh a Deir Ezzor. Le operazioni anti-IS nel quadrante proseguono velocemente per ridurre a la capacità operativa dei jihadisti prima che scoppi l’offensiva turca. Ciò, in quanto il conflitto necessariamente distrarrà le forze arabo-curde e di conseguenza c’è l’alto rischio che i terroristi possano riorganizzarsi e attaccare i campi dove sono tenuti i loro compagni. Se riuscissero a liberarli, avrebbero un vero e proprio esercito da usare per riconquistare terreno e seminare il terrore nell’Est della Siria. A quel punto, con la guerra contro Ankara in corso, sconfiggerli nuovamente sarebbe più difficile e richiederebbe maggior tempo.

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