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Siria, la Turchia a Idlib rafforza la presenza militare sulla M4

Siria, La Turchia A Idlib Rafforza La Presenza Militare Sulla M4

La Turchia rafforza la sua presenza militare a Idlib, provando a reagire al nervosismo delle milizie e della Russia. Arrivano presidi delle TAF a nord e sud

La Turchia prova a reagire al nervosismo delle milizie a Idlib e a quello della Russia sul mancato pattugliamento joint, incrementando la presenza fissa nella provincia siriana. Nelle scorse ore le TAF hanno istituito un nuovo punto di osservazione fisso presso il villaggio di M4. Questo è vicino alla M4 e al ponte che i jihadisti locali hanno fatto esplodere per bloccare il transito ai convogli militari. L’obiettivo di Ankara è proteggere l’arteria stradale ed evitare nuovi sabotaggi, che metterebbero a rischio l’accordo con Mosca sulla Siria. Inoltre, avere una presenza stabile nell’area, permetterà di avere una maggiore contezza di ciò che succede sul terreno. Parallelamente, sono ripresi gli invii di rinforzi nonostante l’emergenza del coronavirus. Si parla di oltre 100 veicoli con uomini ed equipaggiamenti, arrivati ad al-Mastouma, anch’essa nei pressi della M4. 

Per Ankara mantenere i piedi in due staffe è sempre più difficile: Erdogan deve scegliere tra i ribelli o Mosca. Intanto prende tempo e, mentre la diplomazia parallela lavora, cerca di creare un tratto “sicuro” sulla M4

In base a come si stanno schierando le TAF a Idlib, sembra che la Turchia si sia rassegnata a possibili attacchi da parte dei ribelli contro le pattuglie congiunte. Dalle mappe, infatti, si evince che le TAF puntano a proteggere l’asse nord e sud del tratto di M4 che passa nella provincia siriana. Il prossimo passo di Ankara potrebbe quindi essere quello di rafforzare la sua presenza militare nell’area di Muhanbal o Arihah. In questo modo, si velocizzerebbe notevolmente la capacità d’intervento dei soldati nel caso di aggressioni da parte delle milizie locali. D’altronde, il presidente Recep Tayyip Erdogan oggi deve fare una scelta. Riprendere a sostenere i jihadisti in chiave anti-Damasco, perdendo l’appoggio della Russia. O rispettare l’intesa con Mosca. Rinunciando però ai “partner locali”. Per ora prende tempo, cercando di creare un settore sicuro sulla strada, mentre spera che la diplomazia parallela porti i suoi frutti.

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