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Siria, la strategia di SAA e Russia contro lo Stato Islamico a Badia non funziona

La strategia dell’esercito siriano (SAA) e della Russia contro lo Stato Islamico a Badia non funziona. I jihadisti IS continuano a contrattaccare nonostante le continue operazioni e campagne aeree

I rastrellamenti dell’esercito siriano (SAA) e delle milizie alleate nel deserto di Badia contro lo Stato Islamico continuano a essere inefficaci. I jihadisti, infatti, appena terminata l’offensiva dei nemici, riprendono immediatamente a contrattaccare. L’ultimo episodio è avvenuto solo poche ore fa a Jabal Al-Bishri, a sud di Deir Ezzor. Un commando IS ha teso un’imboscata alle truppe di Damasco, uccidendo un soldato e ferendone altri due. Nei giorni scorsi, inoltre, i terroristi avevano effettuato un’incursione a sorpresa a est di Hama contro il Quinto Corpo d’Armata. Ciò, nonostante proseguano le operazioni per stanare le cellule, supportate anche dalla componente aerea russa. Le manovre si stanno concentrando ora al confine amministrativo tra Deir Ezzor e Raqqa, ma non sembra che stiano portando grandi risultati.

Damasco paga la carenza di humint nell’area, data anche dal mancato appoggio della popolazione locale

La maggiore difficoltà dell’esercito siriano contro lo Stato Islamico a Badia è data essenzialmente dalla scarsità di informazioni d’intelligence. Queste, infatti, si basano per lo più sui rilevamenti forniti dalla Russia e non sulla humint. I jihadisti si muovono continuamente nella regione e coordinano le operazioni con centri di comando mobile, montati su camion. Di conseguenza, è difficile tracciarli. Inoltre, la popolazione locale non ama il governo e men che mai il SAA e gli alleati, che si sono resi responsabili di numerosi crimini nel quadrante. Non vede perciò grandi differenze con IS e quindi fornisce scarse informazioni. Questo gap informativo penalizza Damasco, che non riesce a ottenere risultati concreti nonostante gli sforzi numerosi e prolungati.

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