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Siria, la Giordania combatte una doppia battaglia: umanitaria e di sicurezza

Siria, La Giordania Combatte Una Doppia Battaglia: Umanitaria E Di Sicurezza

La Giordania in relazione alla Siria combatte una duplica battaglia: umanitaria e di sicurezza. Il principe Rashid bin El Hassan: Siamo in una situazione difficile, abbiamo migliaia di persone nei campi profughi e centinaia di jihadisti nell’area

La Giordania sta combattendo una difficile battaglia umanitaria e di sicurezza, a seguito della situazione in Siria. Sia a causa delle campagne delle SDF e dell’esercito di Damasco (SAA) contro Isis sia di quelle interne del regime di Bashar Assad. Lo ha spiegato a Difesa e Sicurezza il principe Rashid bin El Hassan, a capo delle forze speciali della polizia del paese mediorientale e presidente del consiglio di amministrazione dell’Organizzazione Caritatevole Hashemita (HCO), nel corso della 65esima Conferenza annuale degli “anciens” presso il NATO Defense College (NDC). “Siamo in una situazione difficile, abbiamo nell’area una serie di campi profughi diverse migliaia di persone e ci sono centinaia di combattenti nell’area – ha sottolineato -. Comunque siamo riusciti ad aprire il primo valico di frontiera nella zona in 4 anni e abbiamo visto solo in una settimana, oltre 5.000 persone ritornare in Siria”.

L’obiettivo di Amman è coniugare l’impegno umanitario con la sicurezza. Il principe: Siamo in grado di chiudere le frontiere, senza però fermare le persone

Per la Giordania “la questione cruciale è come conciliare l’aspetto umanitario, dando priorità ai casi più urgenti (quelli medici), facilitare il ritorno in Siria dei profughi e allo stesso tempo identificare le persone che attraversano il confine – ha aggiunto il principe bin El Hassan -. Ci sono ampie operazioni d’intelligence e logistiche in questo senso. A oggi non abbiamo visto un movimento massiccio verso i nostri confini, ma comunque Siamo in grado di chiudere le frontiere quando necessario. Senza però fermare le persone, che è la cosa più difficile – ha sottolineato -. Fermarle si può fare, ma la sfida per noi è anche aiutarle a livello umanitario. Su questo stiamo lavorando con il Canada e altri partner regionali, per esempio con l’impiego dei Caschi Bianchi. Non si può ragionare in generale, bisogna farlo caso per caso. E’ un processo molto intenso”.

La rotta di fuga dalla Siria verso la Giordania “non è molto popolare”. Ai miliziani Isis, pressati dalle SDF, però l’unica via rimasta è quella a sud

In relazione al possibile ingresso in Giordania di jihadisti Isis dalla Siria, il principe è stato chiaro. Confermando che ci sono diverse rotte, attraverso le quali i miliziani dello Stato Islamico potrebbero tentare di lasciare la nazione, ha spiegato che quelle verso il suo paese non sono facili da penetrare. “I nostri confini sono protetti e ‘difficili’ – ha concluso bin El Hassan -. Perciò non siamo molto popolari. Ci sono alternative più praticabili su base individuale”. Il riferimento è al fatto che le SDF di Jazeera Storm stanno pressando lo Stato Islamico a Deir Ezzor e l’Iraq ha blindato i suoi confini occidentali con la Siria. Di conseguenza, per i miliziani dello Stato Islamico l’unica via di fuga è verso sud.

La Conferenza degli “Anciens” NDC a cui ha partecipato il Principe

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