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Siria, Isis intensifica l’offensiva contro il SAA a Deir Ezzor

Nuova offensiva Isis contro il SAA a Deir Ezzor nell’ambito dell’operazione “The Saga of Exahustion 2”. I miliziani Daesh sono stati respinti dopo ore di combattimenti e solo grazie all’intervento delle milizie filo-Iran

Isis ha lanciato un nuovo violento attacco contro l’esercito siriano (SAA) e le milizie alleate a Badia al-Ashara. I jihadisti dello Stato Islamico, arrivati dal deserto tra Homs e Deir Ezzor, hanno preso di mira alcune postazioni militari per diverse ore, prima di essere respinti e cacciati dal SAA. Ciò soprattutto grazie all’intervento dei combattenti iraniani, che nei giorni scorsi hanno ricevuto ingenti rinforzi nell’area. I raid fanno parte di “The Saga of Exahustion 2”, un’offensiva annunciata recentemente da Daesh sui suoi canali di propaganda, che punta a “punire” le truppe di Damasco nella provincia siriana. Non a caso, negli ultimi tempi c’è stata un’escalation di violenza in tutto il quadrante. I jihadisti IS, peraltro, sono dotati di centri di comando mobili, che permettono loro di coordinare le manovre in “tempo reale”, pur muovendosi costantemente nel deserto per non essere individuati.

A Idlib nuovo pattugliamento joint Russia-Turchia sulla M4, ma i contrasti con HTS non si risolvono. Si riduce progressivamente lo spazio per la diplomazia parallela di Ankara nella regione siriana

Intanto, a Idlib Russia e Turchia hanno effettuato l’ottavo pattugliamento joint sulla M4. Il convoglio, scortato da droni e caccia, si è però fermato come i precedenti a Nayrab. Ankara, infatti, è sempre più in difficoltà nella regione siriana a seguito dei contrasti con la popolazione locale e le milizia qaediste – in primis Hayat Tahrir al-Sham (HTS) – sulla presenza dei soldati stranieri sull’autostrada. Peraltro, HTS continua ad acquisire peso nell’area, scalzando i gruppi rivali. Di conseguenza, continuano a ridursi gli spazi per la diplomazia parallela, avviata dagli emissari di Recep Tayyip Erdogan, al fine di risolvere la crisi. Cresce anche il nervosismo di Mosca, che ha minacciato di intervenire per conto proprio se la situazione non sarà normalizzata al più presto. Ipotesi pericolosa per la Turchia, che rischia di perdere alleati preziosi vicino al confine e il controllo di un’area strategica per la propria agenda.

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