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Siria, Isis a Deir Ezzor lancia una guerra online contro istituzioni e SDF

Isis ha lanciato a Deir Ezzor una guerra online contro le istituzioni locali e le SDF. Le armi di IS sono siti web (stranieri) e i social network. Obiettivo: alimentare il caos con fake news e rumors

Isis, sempre più in difficoltà a Deir Ezzor contro le SDF, lancia una guerra online sfruttando la rete di simpatizzanti globale. Negli ultimi giorni si è registrato sui social network un aumento esponenziale di post con fake news, rumors e attacchi diretti alle istituzioni alle le forze curde nella provincia siriana. Obiettivi: screditarli agli occhi della popolazione, fomentando proteste e il malcontento tra i clan. Secondo gli esperti, la maggior parte delle pagine e dei profili che veicolano la “infowar” sono straniere, ma sfruttano contenuti acquisiti dalle cellule IS locali. I post, a differenza di quanto avvenuto finora, sono però costruiti in maniera articolata e sfruttano reali vulnerabilità percepite nella regione e tra le tribù. Inoltre, i jihadisti si avvalgono di agitatori per rafforzare le loro offensive “social” sul terreno. Segno che c’è un cambio di passo. La propaganda, infatti, si è trasformata in una vera e propria cyber warfare.

I jihadisti, sempre più pressati sul terreno dalle forze curde e da Inherent Resolve, cercano di prendere fiato distraendo il “nemico”

Le SDF, infatti, continuano a mantenere ai massimi livelli il pressing su Isis nell’Est della Siria. Lo fanno colpendo su tre piani: le cellule operative, le reti logistiche e di supporto e la leadership. Ciò con operazioni mirate, in cooperazione con Inherent Resolve. L’ultima è avvenuta un paio di giorni fa e a visto l’arresto di due miliziani IS, considerati di primo piano, nell’area di Safaa (Shaddadi). Altri tre, invece, erano stati catturati ad Al-Harigy (Deir Ezzor). All’inizio dell’anno, inoltre, c’era stato un maxi raid, che aveva portato all’arresto di 14 terroristi ad Al-Sour e Al-Kasrah. Di fatto, è stata ridotta drasticamente la capacità operativa dei jihadisti, che devono trovare altri “terreni” (come quelli del malcontento e delle proteste) per distrarre il nemico con altre priorità e prendere fiato per riorganizzarsi.

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