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Siria, il coronavirus non ferma i raid della Turchia a nord

Siria, Il Coronavirus Non Ferma I Raid Della Turchia A Nord

L’arrivo del coronavirus in Siria e l’appello ONU per la tregua umanitaria non fermano i raid della Turchia a nord. Bombardate Aleppo, Ain Issa e Tal Abyad. Ankara teme attacchi alle spalle se riavviasse Spring Shield

L’arrivo del coronavirus ion Siria e il primo morto da COVID-19 nel paese mediorientale non fermano i raid della Turchia a nord. Ciò, nonostante Damasco e le SDF si siano impegnate per la tregua umanitaria chiesta dall’ONU. Nelle ultime ore, le TAF hanno bombardato alcune aree ad Aleppo e i villaggi di Ain Issa e Tal Abyad. Colpiti anche il quadrante di Afrin e la M4. Obiettivo: le forze arabo-curde e alcuni gruppi di ribelli. La causa è semplice. Ankara, essendo bloccata a Idlib dall’accordo con la Russia, sta volgendo l’attenzione a est dove non ci sono formali limiti alla sua l’operatività. Ciò per evitare, nel caso in cui riparta l’operazione Spring Shield contro l’esercito di Bashar Assad (SAA), attacchi alle spalle. Già nei giorni scorsi, infatti, c’erano timori in questo senso e il presidente siriano era stato costretto a inviare rinforzi ad Ain Issa.

Intanto, Damasco conferma il primo morto per il COVID-19 in Siria. Il panico aumenta nel paese, al pari della diffusione reale della pandemia. Si temono disastri umanitari in caso il virus arrivasse in luoghi sovraffollati come i campi profughi e le prigioni di Assad

Intanto, in Siria aumenta il panico dopo la conferma ufficiale del primo morto per il coronavirus. Secondo diverse fonti locali, infatti, le persone colpite del COVID-19 sarebbero già molte di più delle nove annunciate. Non solo nell’area di Damasco, ma anche in diverse altre province. Da Deir Ezzor, dove si ritiene sia esploso il contagio grazie ai miliziani iraniani e a Isis, a Idlib. Non a caso, le manovre del SAA sono state congelate e la stessa Turchia sta inviando rinforzi alle TAF a ritmi più ridotti. Persino i ribelli hanno fermato le attività. Ciò che preoccupa di più sono i luoghi sovraffollati, come i campi profughi e le prigioni di Assad. Se la pandemia dovesse diffondersi al loro interno, si rischia un disastro umanitario dagli esiti incerti.

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