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Siria, i vertici di Isis cominciano a fuggire dopo la morte di al-Baghdadi

Siria, I Vertici Di Isis Cominciano A Fuggire Dopo La Morte Di Al-Baghdadi

Cominciano le fughe di massa dei vertici Isis dalla Siria, a seguito della morte di Abu Bakr al-Baghdadi. Le SDF e la Coalizione Internazionale ne arrestano diversi. E’ solo l’inizio dell’offensiva mirata contro i comandanti dello Stato Islamico

La morte di Abu Bakr al-Baghdadi, nonostante Isis ancora non abbia reagito ufficialmente, ha avuto effetti già da subito. In Siria, i vertici dello Stato Islamico hanno cominciato a uscire dai loro nascondigli per cercare di fuggire. Ma, grazie a ciò, sono diventati dei bersagli per le SDF e i militari della Coalizione Internazionale. Lo confermano una serie di operazioni mirate, avvenute nelle ultime ore, nell’est del Paese. Da Manbij a Deir Ezzor, passando per Hasaka. Inoltre, il portavoce di Jazeera Storm, Mustefa Bali, ha affermato che ci sono stati arrestati diversi alti comandanti Daesh. A questi se ne aggiungono altri, uccisi durante conflitti a fuoco. Secondo fonti locali, peraltro, le manovre sono appena cominciate. Prossimamente, infatti, ci saranno altri raid contro i capi IS in tutto il quadrante. Alcuni sono già pianificati, mentre altri sono in via di definizione.

Intanto, Jazeera Storm prosegue la caccia alle cellule Daesh tra Deir Ezzor e Hasaka. Inoltre, rafforza la vigilanza in previsione di possibili vendette IS. Inoltre, i militari Usa si schierano a protezione dei giacimenti petroliferi

Intanto, nell’Est della Siria, proseguono le operazioni delle SDF per smantellare le cellule Isis. L’ultimo gruppo dello Stato Islamico è stato scoperto e neutralizzato nel villaggio di al-Salihiyya, a nord di Raqqa. Altre, invece, sono state eliminate a Busayrah e Shaddadi (Deir Ezzor). Parallelamente, è stata rafforzata la sicurezza in tutta la regione. Ciò in quanto si teme che la morte di al-Baghdadi possa scatenare vendette da parte dei miliziani Daesh. Di conseguenza, le forze curde hanno incrementato i presidi fissi e mobili nei luoghi più vulnerabili, a partire dal campo di Al-Hol. Inoltre, sono arrivati nell’area i circa 500 soldati Usa, partiti dall’Iraq. Il loro compito sarà garantire la protezione dei giacimenti petroliferi, Al-Omar in primis.

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