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Siria, Assad minaccia le SDF a Deir Ezzor: Negoziate o useremo la forza

Siria, Assad Minaccia Le SDF A Deir Ezzor: Negoziate O Useremo La Forza

Il presidente siriano Bashar Assad minaccia le SDF: Negoziate o useremo la forza per obbligarvi a farlo. Le forze arabo-curde: Disponibili al dialogo, la soluzione militare non porterebbe nessun risultato

In Siria il presidente Bashar Assad ha minacciato le SDF, impegnate a combattere Daesh a Deir Ezzor. Il capo dello Stato ha affermato in un’intervista che l’ultimo problema nel paese sono loro. “Abbiamo due opzioni”. La prima è “negoziare, e abbiamo aperto la porta a questo, in quanto la maggior parte di loro sono siriani e perciò dovrebbero amare la loro nazione”. La seconda, “se i negoziati falliranno, è usare la forza, con o senza gli americani”. La risposta delle forze arabo-curde non si è fatta attendere. “Ogni azione militare da parte del regime porterà a maggiori perdite e distruzione, nonché creerà nuove difficoltà per la popolazione – ha detto Keno Gabrielle, un portavoce delle SDF -. La soluzione militare non può portare a nessun risultato”. Però, ha lasciato aperta la porta del dialogo. A proposito ha sottolineato che la sua leadership supporta i negoziati per porre fine alla crisi e chiede un sistema democratico che garantisca diritti etnici e religiosi.

A febbraio Damasco e i contractors russi della Wagner avevano tentato un attacco a sorpresa contro le SDF. Queste, però, con l’aiuto della Coalizione lo avevano respinto infliggendo pesanti perdite ai nemici

A febbraio del 2018 Damasco, con il sostegno della Russia, aveva tentato un’operazione militare a sorpresa contro le SDF a Deir Ezzor. Attraversando peraltro l’Eufrate nell’area di Khusham. L’azione, però, era stata respinta dalle forze arabo-curde grazie all’aiuto della Coalizione Internazionale, che aveva effettuato pesanti bombardamenti nel quadrante. Il bilancio dell’azione era stato di ingenti perdite sia tra l’esercito siriano (SAA) sia tra i contractor dell’agenzia Wagner, legata a Mosca. Si parla di oltre cento mercenari uccisi. Da quel momento, il regime di Assad si era concentrato su altro. Prima nel bonificare l’area ovest di Qalamoun dai ribelli che, dopo aver raggiunto un accordo, avevano lasciato la zona per trasferirsi a Idlib. Poi a liberare Ghouta orientale e Yarmouk. In entrambi i casi si è ottenuta una soluzione “pacifica”, cioè la resa in cambio del trasferimento sicuro altrove. Non solo delle milizie anti-governative, ma anche dei jihadisti Daesh, che si sono spostati nel deserto di Badiya.

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