Siria, alla fine l’attacco USA-UK-Francia c’è Stato. Ma limitato e circoscritto

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Alla fine l’attacco in Siria a guida Usa c’è stato. Trump lo annuncia alla nazione. Ma secondo Mattis è stato isolato, limitato e circoscritto

Alla fine l’attacco in Siria a guida Usa c’è stato. E, a meno di novità improvvise, è stato limitato e circoscritto. Assetti militari statunitensi, francesi e UK hanno colpito un centro di ricerca, che si sospettava fosse usato da Damasco per produrre armi chimiche, una base militare e un deposito di armi. Il presidente Donald Trump ha tenuto un discorso alla nazione, spiegando che si è trattato di un’azione combinata con i due paesi europei. Il segretario alla Difesa, il generale James Mattis, ha aggiunto che non sono previsti ulteriori strike e che il Pentagono si è sincerato di tutelare la sicurezza delle truppe russe e dei civili nelle aree coinvolte. “Chiaramente il regime di Assad non ha recepito il messaggio l’anno scorso – ha sottolineato riferendosi all’attacco del 7 aprile 2017 -. Questa volta, insieme agli alleati, abbiamo colpito più duramente”. Ciò dopo che l’intelligence ha appurato le responsabilità di Damassco per l’attacco con il gas clorino a Douma.

La spiegazione di UK e Francia sugli attacchi contro il regime di Assad

Gli altri leader coinvolti nell’attacco in Siria sono rimasti sulla stessa linea. Il presidente francese, Emmanuel Macron, ha detto che l’operazione è stata condotta contro un arsenale chimico clandestino. Inoltre, il ministro della Difesa di Parigi ha reso noto che la Russia è stata avvertita in anticipo rispetto allo strike, per permettere di evacuare le sue truppe se nel caso. Il premier britannico, Theresa May, ha spiegato di aver “autorizzato le forze armate UK a condurre attacchi coordinati e mirati per degradare la capacità del regime di Damasco di creare armi chimiche e per scongiurare il loro uso”.

Chi è stato coinvolto e quali erano i bersagli negli attacchi in Siria. La Francia usa per la prima volra i MCDN

Per quanto riguarda i dettagli dello strike in Siria, gli USA hanno impiegato cacciatorpedinieri lancia-missili (Tomahawk) e bombardieri B-1. Questi ultimi sono decollati dal Qatar. La Francia, invece, ha schierato caccia partiti da base aeree di Parigi e una fregata nel Mediterraneo. Nell’occasione, peraltro, sono stati usati per la prima volta i nuovi missili da crociera MDCN. Il Regno Unito, infine, ha usato 4 Tornado, giunti dalla base della RAF di Akrotiri a Cipro. Ognuno era armato con missili Storm Shadow. I bersagli sono stati una base militare di Damasco nell’area di Dimas; un deposito di armi a Qalamoun orientale (Kiswah), un sito sulle colline a Qasyoun e il centro di ricerca/fabbrica di armi chimiche a Masyaf.

Le razioni di Damasco, Russia e Iran

Immediate le reazione degli attori coinvolti nella partita siriana. Damasco ha reso noto di aver reagito agli attacchi e di aver subito danni limitati. La Russia ha accusato l’Occidente di aver messo in piedi uno scenario precostituito e ha fatto sapere che l’azione non rimarrà impunita, ma ci saranno conseguenze. Allo stesso tempo, ha affermato di non essere stata avvertita ma ha confermato anche che nessun missile è entrato di proprie aree nel paese mediorientale. L’Iran, infine, ha condannato l’azione e ha minacciato ritorsioni.

Che succederà ora? Si riducono i rischi di una Terza Guerra Mondiale, ma non sono ancora scongirati

L’attacco Usa-UK-Francia in Siria è stata comunque un’azione limitata e circoscritta, verso bersagli secondari. Perciò principalmente a carattere dimostrativo. A meno che non intervengano fattori improvvisi, la questione dovrebbe chiudersi qui, anche se con strascichi diplomatici/politici. Sembrerebbe, quindi, che il rischio di una Terza Guerra Mondiale per ora sia diminuito, anche se non estinto. I tre paesi, come Difesa e Sicurezza aveva scritto, non potevano tirarsi indietro a questo punto. Si erano esposti troppo e avrebbero perso la faccia. Di conseguenza, sono intervenuti. Ma lo hanno fatto in modo “saggio”. Cioè non andando a colpire obiettivi sensibili o simbolici per Damasco o per la Russia. In quel caso, Mosca sarebbe intervenuta subito, generando un’escalation che avrebbe potuto sfociare in direzioni difficilmente controllabili. Rimane, però, da capire quale sarà la risposta siriana all’azione. Se ci saranno aggressioni fisiche agli Usa, che a Manbij per esempio hanno un contingente, i rischi potrebbero di nuovo lievitare in brevissimo tempo.