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Siria, Al-Baghdadi è morto davvero. Isis, però, è ancora vivo

Siria, Al-Baghdadi è Morto Davvero. Isis, Però, è Ancora Vivo

Abu Bakr al-Baghdadi, il leader Isis, è morto davvero. Lo ha confermato il presidente Usa, Donald Trump: Ha fatto la fine del codardo, si è fatto esplodere una volta chiuso in un vicolo cieco, uccidendo anche tre suoi figli

Il leader Isis, Abu Bakr al-Baghdadi, questa volta è morto davvero. Le forze speciali USA lo hanno stanato in un blitz in Siria nell’area nord della provincia di Idlib, nell’area di Barisha. Lo ha confermato il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, in un annuncio in cui ha sottolineato che il Califfo dello Stato Islamico ha fatto la fine del codardo. Chiuso ormai in un vicolo cieco in un tunnel, ha attivato la cintura esplosiva che indossava facendosi esplodere insieme a tre suoi figli. Sul versante americano, invece, l’unico ferito è un membro del K-9, un cane soldato. L‘operazione contro il fondatore di Daesh, peraltro, è nata anche grazie alla cooperazione con la Turchia, la Russia e l’Iraq. Ankara ha permesso agli elicotteri dei commandos di sorvolare il suo spazio aereo per atterrare vicino al compound del terrorista. Baghdad, probabilmente, li ha autorizzati ad atterrare nel paese conclusa la missione.

Il raid delle forze speciali Usa è avvenuto a Barisha. Otto elicotteri hanno sorvolato la Turchia e sono entrati in Siria. Forse il Califfo dello Stato Islamico stava per lasciare l’area. Da qui l’esigenza di far partire subito il blitz e l’inaspettata resistenza fronteggiata al compound Daesh. Simile peraltro a quello di Osama bin Laden ad Abbottabad

Secondo fonti d’intelligence, otto elicotteri militari Usa sono entrati in Siria, passando vicino alla città turca di Reyhanli, a Kavalcik o a Qasr al Banat. Poi, sono atterrati atterrati a Barisha. Qui si trovavano Al-Baghdadi e una scorta di miliziani Isis. Non ci sono informazioni ufficiali, ma si ritiene che il gruppo dello Stato Islamico fosse all’interno di un compound simile a quello di Osama bin Laden ad Abbottabad, dove il leader di Al Qaeda è stato ucciso. Sembra, peraltro, ci fossero più jihadisti del previsto. Non a caso, le forze speciali americane si sono trovate a fronteggiare una dura resistenza e un violento conflitto a fuoco. Si ipotizza, ma non ci sono conferme, che il Califfo Daesh potesse essere in procinto di abbandonare l’area. Da qui la presenza di molti terroristi e la decisione statunitense di intervenire, prima che il terrorista facesse perdere nuovamente le sue tracce.

Nel frattempo, un altro comandante Isis di alto livello è stato ucciso in un raid Usa-SDF a Manbij. Era Hassan al-Muhajir, braccio destro di al-Baghdadi e portavoce. Sarebbe stato colpito nello stesso momento dell’attacco al compound a Idlib

Peraltro, ci sono indiscrezioni su un’altra operazione in Siria contro un personaggio Isis di alto livello. Nel corso di un raid Usa-SDF ha perso la vita a Manbij il braccio destro e portavoce di al-Baghdadi, Hassan al-Muhajir. Al momento non ci sono conferme ufficiali, ma sembra che l’operazione sia avvenuta in contemporanea con l’attacco al compound a Idlib.

Isis ha subito un colpo durissimo con la morte di al-Baghdadi, ma non è morto. Ci potrebbe essere già un successore

La morte di al-Baghdadi è un colpo durissimo per Isis, che comunque si appresta a reagire. Come ha annunciato il presidente Trump, infatti, ci sono già alcuni comandanti dello Stato Islamico che potrebbero prendere il suo posto. A proposito, ha sottolineato che “l’intelligence li ha già identificati e li stiamo controllando”. Inoltre, gli 007 si aspettano un’impennata di tentativi di attentati di alto profilo, per cercare di vendicare la morte del Califfo Daesh. L’operazione, però, conferma anche un altro elemento importante: IS è legato ad Al Qaeda. La zona del blitz Usa, il nord di Idlib, è tradizionalmente un’area di influenza di gruppi legati al network di bin Laden. Dall’ex fronte al Nusra, ora Hayat Tahrir al-Sham (HTS) ad altre entità minori. Questi hanno un controllo capillare del territorio e se fossero stati in concorrenza con Isis, nessuno – men che mai al-Baghdadi – vi si sarebbe potuto nascondere.

Il raid Usa, inoltre, conferma che Daesh e al Qaeda sono collegate. Il Califfo non si sarebbe mai potuto nascondere a Idlib senza il consenso di Hayat Tahrir al-Sham (HTS)

Di conseguenza, è lecito pensare che ci sia una sorta di accordo o di alleanza tra Isis e Al Qaeda. D’altronde, gli obiettivi coincidono: ricreare il Califfato abolito da Ataturk. Ciò con ogni mezzo, violento in primis, mettendo a frutto le peculiarità di ognuna delle due facce della stessa medaglia. Il network fondato da Osama bin Laden ha leadership, ancor più oggi che al-Baghdadi è stato ucciso. Lo Stato Islamico, invece, dispone di capacità operative e logistiche, nonché della tecnologia, sviluppate negli ultimi anni sui campi di battaglia dalla Siria all’Iraq, passando per la Libia e alcuni paesi asiatici. Un ulteriore elemento a sostegno della tesi, peraltro, viene dall’Afghanistan. I talebani sono stati obbligati a negoziare con gli Usa, in quanto i sostenitori di Al Qaeda hanno estromesso l’Emirato Islamico dai finanziamenti. Questi, invece, sono stati dirottati su Isis-Khorasan (ISIS-K), Wilayat locale di Daesh.

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