Libia, un fallito attentato a Tripoli conferma che Isis cresce nel paese

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I 2 terroristi Isis sono arrivati a Tripoli da Sabha. Dalla zona, in cui sono presenti numerosi jihadisti, è partito l’ordine di compiere l’attentato

Un fallito attentato a Tripoli conferma i sospetti che Isis sta alzando il tiro in Libia. La RADA Special Deterrence Force del ministero dell’Interno ha arrestato due miliziani Daesh che cercavano di effettuare un attentato con auto-bomba (VBIED). Il portavoce dell’unità, Ahmed Ben Salem, ha spiegato al Libya Herald che i terroristi erano ricercati e che sono stati bloccati dopo che più volte hanno tentato di attivare senza successo le bombe. “Nel primo caso – ha sottolineato – la batteria non ha funzionato. L’hanno cambiata, ma l’ordigno non è esploso”. I miliziani dello Stato Islamico hanno detto di chiamarsi Mohamed Abdullah Balah, nato in 1997, e Siraj Khalifa Al-Jahawi, nel 1992. Sono arrivati a Tripoli dalla regione desertica vicino a Sabha. Da lì, infatti, sarebbero partiti gli ordini di compiere l’attentato. Ed è nel quadrante che si nascondono i fondamentalisti Isil, i quali stanno riorganizzando la loro presenza nel paese africano.

Daesh cerca di consolidare la sua influenza nel sud della Libia, a Sabha, per poi estenderla ad altre aree del paese africano

Il sud della Libia per Isis è una zona ideale dove riorganizzare le forze e prendere fiato. Diverse fonti d’intelligence hanno rivelato che Daesh sta operando soprattutto nella zona di Sabha. I miliziani hanno cominciato innanzitutto a cercare nuovi canali di finanziamento nel paese, dopo la perdita di Sirte e di conseguenza degli introiti derivati dal contrabbando e dal traffico di esseri umani. L’area, infatti, è al confine con Algeria e Niger. Perciò, si presta bene a commerci illeciti tra i tre paesi. Inoltre, lo Stato Islamico sta lavorando per ottenere il sostegno delle popolazioni locali. Gli scontri tra le truppe del Governo di Accordo Nazionale (GNA) di Fayez Sarraj e quelle dell’operazione Dignity del generale Khalifa Haftar in zona, hanno creato problemi agli abitanti locali. E Isil tenta di insinuarsi al loro interno, presentandosi come un aiuto invece che un nuovo problema.

C’è il rischio che Isis possa cominciare a spostarsi dalla Libia all’Africa Subsahariana

Ciò, peraltro, solo fino all’arrivo dei nuovi miliziani. Isis a quel punto avrà una forza significativa nella zona sud della Libia, che potrà dettare legge. A quel punto, peraltro, non è detto che Daesh – sfruttando proprio la vicinanza di Algeria e Niger – non tenti di espandersi in Africa subsahariana. Arrivando fino alla Tunisia, dove già operano gruppi leali allo Stato Islamico, che potrebbero fornire sostegno ai jihadisti. A quel punto, contrastare Isil diverrebbe più complesso, in quanto la presenza dei terroristi non sarebbe più circoscritta a uno o due paesi, come Iraq e Siria. Ma a un intera regione, di cui fanno parte diverse nazioni con orientamenti diversi, non sempre coincidenti.