skip to Main Content

Iraq, strategia Isis a Mosul è fallita su tutta la linea. Male anche in Siria

Iraq, Strategia Isis A Mosul è Fallita Su Tutta La Linea. Male Anche In Siria

Daesh è incapace di reagire o anche solo di rallentare l’offensiva. Calano, infatti, gli attacchi suicidi. In Siria le SDF sono a 30 km da Raqqa

 

In Iraq la strategia di Isis a Mosul è fallita su tutta la linea. La città è sotto assedio e viene liberata “quartiere per quartiere”; Daesh, invece, è costretto a subire non avendo le capacità per reagire. Non funzionano più nemmeno le tattiche per rallentarla. Dall’uso di cecchini e ordigni artigianali (IED) a quello di attentatori suicidi (shahid. I militari iracheni e della Coalizione, infatti, hanno visto una riduzione dell’efficacia degli attacchi con auto-bomba (VBIED). Lo ha annunciato il vice comandante della CJTF dell’operazione Inherent Resolve, il generale Rupert Jones. Le forze in campo sono riuscite a neutralizzare la minaccia con due tipi di azioni mirate: la distruzione di quattro dei cinque ponti di Mosul e il danneggiamento delle strade usate dagli VBIED dello Stato Islamico. “La combinazione di questi due fattori – ha spiegato Jones – sembra abbia ridotto il numero di auto-bomba che il Califfato è in grado di usare”.

Perché colpire i ponti e le strade

Per quanto riguarda i ponti a Mosul, in un primo momento si era pensato di non toccarli. Ciò, in quanto la libertà di movimento è fondamentale per l’economica locale e dell’Iraq in generale. Poi, però, si è rilevato che questi erano usati soprattutto da Isis: il Daesh, infatti, vi spostava armi e miliziani tra l’area est e quella ovest della città. Di conseguenza, il primo ministro iracheno, Haider al-Abadi, ha deciso di bombardarli. Con un vincolo: rendendoli inutilizzabili senza distruggerli. Sul versante delle strade, con raid mirati sono stati creati crateri, in modo che i VBIED dello Stato Islamico non potessero più passarvi. Allo stesso tempo, le vie di comunicazione per la popolazione non sono state totalmente interrotte. A proposito, Jones ha ricordato che la protezione dei civili rimane la prima priorità per l’operazione. Come risultato di queste due misure, c’è stata una significativa riduzione del numero degli attacchi suicidi.

Per liberare Mosul ci vuole pazienza. Isis sempre più chiuso anche in Siria

Sulla vittoria definitiva a Mosul, il vice comandante della CJTFC è stato chiaro: “Non è una corsa, bisogna avere pazienza”. Il generale ha confermato anche che l’Isis ha cominciato a collassare; allo stesso tempo “riconquistare una città così densamente popolata e fortificata non avverrà velocemente”. Per il Daesh le cose vanno male non solo in Iraq ma nel paese vicino. Le Forze Democratiche Siriane (SDF) stanno operando per isolare Raqqa, conquistando tutta la zona circostante alla roccaforte. Finora hanno ripreso dallo Stato Islamico un’area di circa 700 chilometri quadrati e si trovano a meno di 30 chilometri dalla “capitale” del Califfato. Peraltro, le SDF stanno adottando una politica particolare nel loro settore: appena viene liberata una località, si istituisce immediatamente un consiglio per la governance locale. Ciò, in modo che da una parte si cominci da subito a organizzare la ricostruzione; dall’altra, si evitino rischi di lotte per il potere.

Raqqa, si lavora su tempi e sulla forza che la libererà da Isis

Non è chiaro, invece, quando comincerà l’offensiva per la liberazione di Raqqa e chi vi parteciperà. I militari siriaie si stanno concentrando sulla riconquista di Aleppo, in cui la battaglia finale avverrà presto. Le altre forze in campo, invece, disintegrano pezzo per pezzo il territorio Isis e chiudono i miliziani sempre più nella città. A proposito, il generale Jones ha sottolineato che la Coalizione continua a dialogare con tutti i suoi partner, inclusa la Turchia. L’obiettivo è “costituire la forza più efficace per riprendere Raqqa dal Daesh”. In questo contesto, l’alto ufficiale ha confermato che “siamo aperti a opzioni”.

Back To Top