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Iraq-Siria, Inherent Resolve: Isis è ancora una minaccia concreta

Isis è ancora un pericolo concreto in Iraq e Siria. Lo conferma l’ultimo rapporto al Congresso sulla missione Inherent Resolve. In Siria i jihadisti operano soprattutto a Homs e Deir Ezzor, con le basi tra Idlib e Aleppo e nel deserto di Badia

Il pericolo rappresentato Isis in Iraq e Siria è ancora concreto. Lo afferma l’ultimo rapporto dell’ispettore capo del dipartimento della Difesa (DoD) USA al Congresso sulla missione Inherent Resolve. IS porta avanti una guerriglia di basso livello, ma rimane una minaccia terroristica. Il segretario generale ONU, infatti, ad agosto stimava che fossero attivi oltre 10.000 jihadisti, divisi in piccole cellule, che si muovevano liberamente tra i confini delle due nazioni. In Siria i miliziani continuano a operare sia nei territori controllati dal governo sia in quelli delle SDF. Quelli più attivi sono Homs e Deir Ezzor, ma si registrano sacche di resistenza anche ad Aleppo, Idlib, Raqqa e Hasaka. Gli attacchi sono effettuati soprattutto con IED e armi da fuoco portatili e continuano le campagne di omicidi mirati. Infine, i safe heaven dei fondamentalisti sono due: uno nelle aree remote tra Idlib e Aleppo e l’altro nel deserto di Badia.

Crescono le capacità delle SDF in ambito intelligence e targeting contro IS. Non a caso, la Coalizione fornisce loro sempre più assistenza da remoto

Parallelamente, però, crescono le capacità delle SDF in ambito intelligence e targeting verso Isis. I combattenti curdi, secondo il rapporto, “hanno condotto cicli strutturati, dimostrando migliori capacità di raccolta, analisi e impiego di informazioni di intelligence”. Inoltre, è aumentata la loro capacità di pianificazione e condotta di operazioni autonoma. Non a caso, negli ultimi mesi si sono rese necessarie meno operazioni congiunte contro IS nell’est della Siria. Ciò, seppure continuano ad essercene soprattutto nei confronti di obiettivi mirati e di alto valore. L’attività di partnership della Coalizione, infatti, si è concentrata maggiormente sull’assistenza remota.

Per i jihadisti stesse tattiche in Iraq: attacchi con IED e armi portatili, soprattutto nelle aree rurali. Le ISF, però, sono sempre più indipendenti e in grado di contrastare la minaccia

Anche in Iraq le tattiche di Isis sono le stesse, ma le aree coinvolte sono soprattutto quelle rurali e si registrano meno attacchi. Sono, invece, aumentati quelli mirati contro alti funzionari delle ISF e delle PMF. La maggior parte delle imboscate è avvenute a Diyala, seguita da Salahuddin, Kirkuk, Anbar e Nineveh. Di contro, le forze di sicurezza locali sono sempre più autonome e necessitano di minor assistenza da Inherent Resolve, come dimostrano le ultime operazioni contro IS. Questa, infatti, viene fornita soprattutto da remoto dopo la nascita del Military Assistance Group (MAG) e le sue evoluzioni (JOCAT e OCAT).

I flussi finanziari dei miliziani in Iraq e Siria sono precari, a causa della mancanza di controllo del territorio nei due paesi che ha fatto crollare i loro traffici illeciti

Inoltre flussi finanziari ai jihadisti Isis in Iraq e Siria sono precari a causa della mancanza di controllo del territorio nei due paesi. Ciò ha portato a diminuire i proventi derivati dalla vendita del petrolio e la capacità di IS di estorcere denaro alla popolazione e alle imprese. Negli ultimi 3 anni, Inherent Resolve ha congelato circa 30 banche e centri finanziari dei terroristi, sequestrando decine di milioni di dollari di liquidità. Inoltre, hanno contributo a questo crollo i numerosi arresti effettuati da almeno 65 nazioni di combattenti e finanziari del gruppo.

Isis cerca di correre ai ripari: ecco come

Isis sta cercando di correre ai ripari. Ciò, raccogliendo fondi attraverso estorsioni e reti di contrabbando di petrolio nella Siria orientale, rapimenti e operazioni di società di copertura. Il denaro contante viene contrabbandato con reti di corrieri attraverso il confine tra Iraq e Siria e spesso viene affidato a centri logistici in Turchia per essere trasferito attraverso le imprese di servizi monetari, comprese le hawalas. Non sé mancato nemmeno l’uso di cryptocurrency, anche dal campo profughi di Al-Hol. IS, comunque, ha ancora delle riserve monetarie. Si parla di circa 100 milioni di dollari, anche se non ci sono dettagli sulle stime. Sono stati raccolti in vari modi tra cui donazioni private, crowd-sourcing e appelli online che sfruttavano la leva delle condizioni delle donne nei campi. Inoltre, sono stati venduti numerosi falsi dispositivi anti-Covid 19 in rete. Sembra, infine, che i jihadisti prendano in esame la possibilità di contrabbandare tabacco.

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