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Iraq, si temono nuovi attacchi contro interessi Usa dall’Iran. Anche via Isis

Mentre le ISF rafforzano la sicurezza davanti all’ambasciata Usa a Baghdad, Washington mostra i muscoli contro l’Iran, schierando un meccanismo militare imponente e in grado di intervenire in tutta la regione in caso di escalation

Le forze speciali delle ISF si schierano a protezione esterna dell’ambasciata Usa a Baghdad, dopo l’escalation di attacchi e minacce tra gli Stati Uniti e l’Iran, culminato con l’assalto alla sede diplomatica da parte di simpatizzanti di Hashd al-Shaabi. Nei giorni scorsi, infatti, Inherent Resolve ha colpito diversi obiettivi in Iraq, legati a Teheran. Da una base di Katahib Hezbollah ad Anbar fino a una installazione segreta a Qaim, al valico di frontiera con la provincia siriana di Deir Ezzor. Si teme, infatti, che ci possano essere nuovi attacchi contro obiettivi americani, usando le proteste o Isis come scusa. Non a caso, nelle nazioni vicine diversi assetti statunitensi sono in stato di massima allerta, pronti a intervenire se ci fosse un pericolo imminente. Non solo in Iraq, ma in tutta la regione. Dai commandos Tier 1 in Giordania ai caccia in Kuwait. 

Si temono nuovi attacchi contro gli Stati Uniti, anche attraverso Isis, usato come arma inconsapevole. I miliziani Daesh hanno avuto contatti inconsapevolmente con emissari iraniani negli ultimi mesi

Baghdad e le ISF stanno cercando in tutti i modi di allentare la tensione, impiegando grandi schieramenti di uomini e mezzi, tra cui la Falcon Cell per monitorare i movimenti di Isis. C’è il rischio, come accaduto in passato, che i jihadisti dello Stato Islamico vengano usati quale arma inconsapevole per colpire gli Stati Uniti. Il rischio di nuovi attacchi da attori pro-Iran, infatti, è estremamente elevato, come conferma Washington. Difficilmente, però, Teheran coinvolgerà assetti o entità collegati direttamente. E’ molto più probabile che verranno impiegati soggetti terzi o capri espiatori. Proprio come i miliziani Daesh, che negli ultimi mesi hanno avuto contatti involontari con emissari della Repubblica islamica, mascherati da facilitatori o terroristi amici come i membri del gruppo White Flag (alias “Rampant Lion”).

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