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Iraq, si stringe il cerchio su chi ha attaccato la base di Inherent Resolve a Erbil

Si stringe il cerchio su chi ha attaccato la base di Inherent Resolve a Erbil il mese scorso. Un membro del commando è stato catturato in Kurdistan e un altro a ovest

Si comincia a stringere il cerchio in Iraq contro i responsabili degli attacchi a Erbil del mese scorso contro una base di Inherent Resolve, che hanno causato la morte di un contractor e di un civile iracheno. Le forze antiterrorismo del Kurdistan hanno arrestato uno dei membri del commando che lanciò diversi razzi contro l’aeroporto internazionale. L’uomo, identificato come Haider Hamza Abbas Mustafa Bayati, ha confessato che il gruppo di attentatori era composto da quattro elementi. Non a caso, poco dopo, l’intelligence di Baghdad è riuscita a scovare e a catturare un altro jihadista. Per motivi di sicurezza non sono stati forniti ulteriori dettagli sulle identità dei miliziani ancora latitanti o su chi sia il mandato dell’attacco. Ciò in quanto è in corso un’operazione in tutto il paese mediorientale per smantellare la cellula. L’unico elemento certo, invece, è che non è opera dello Stato Islamico.

Le ISF e i Peshmerga cooperano per fermare le cellule operative delle milizie prima della visita del Papa

La caccia all’uomo si è intensificata in tutto l’Iraq, soprattutto negli ultimi giorni. Ciò sia a causa del ripetersi di episodi simili contro basi di Inherent Resolve (l’ultimo è appena avvenuto ad Al Asad) sia per l’imminente visita di Papa Francesco in Iraq. Il Santo Padre dovrebbe arrivare oggi a Baghdad. Poi si sposterà a Najaf per incontrare l’imam Ali al-Sistani e infine sarà a Erbil, dove celebrerà una grande messa con i cristiani locali. A seguito della sua missione sono state rafforzate tutte le misure di sicurezza e l’intelligence sta facendo gli straordinari per tracciare ogni possibile minaccia. Quello che preoccupa di più non sono i jihadisti dello Stato Islamico, ma le milizie sciite pro-Iran che vogliono alimentare il caos e le divisioni interne. Di conseguenza, ISF e Peshmerga stanno cooperando e accelerando i raid per inibire le cellule operative. Poi, si passerà ai mandanti.

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