Iraq, nuovo attacco ai depositi di schede elettorali. Questa volta a Kirkuk

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Nuovo tento attacco a un deposito di schede elettorali in Iraq, a pochi giorni dal riconteggio. Un uomo si fa esplodere a Kirkuk, causando almeno 20 feriti ma senza arrecare danni all’edificio

In Iraq un uomo ancora non identificato si è fatto esplodere a Kirkuk, vicino a un magazzino che custodiva le schede delle elezioni nazionali di maggio. La polizia locale ha riferito che a seguito dell’attacco suicida almeno 20 persone sono rimaste ferite. L’edificio che conteneva le urne e le schede non è stato invece danneggiato. Il kamikaze, alla guida di un veicolo, infatti, è stato fermato dalle forze di sicurezza a guardia dell’area prima che potesse raggiungere il deposito. L’attentato è avvenuto solo a pochi giorni dall’inizio del nuovo conteggio dei voti, stabilito dopo le contestazioni avvenute a seguito del plebiscito, contraddistinto da ripetuti atti di violenza e evidenti irregolarità. Peraltro, non è il primo. Ai primi di giugno, un centro di raccolta che custodiva buona parte delle schede elettorali a Baghdad è stato dato alle fiamme, un atto giudicato dal premier Haider al-Abadi, antidemocratico e complottista.

Il riconteggio dei voti in Iraq si è reso necessaria per le gravi irregolarità avvenute durante le elezioni. Tanto che sono stati espulsi vari membri della commissione indipendente, che aveva supervisionato il plebiscito

L’Iraq è stato sconvolto dalla violenza anche prima e durante il voto di maggio. Daesh uccise un candidato nei pressi della propria abitazione. Inoltre, si verificarono ripetute esplosioni contro la sede del Partito Comunista del paese mediorientale. A ciò si aggiungono gravi irregolarità durante le elezioni. Queste hanno portato alla decisione del Parlamento di espellere vari membri della commissione elettorale indipendente, che aveva supervisionato il processo elettorale. Inoltre, si è stabilito di riconteggiare le 11 milioni di schede. Quest’ultimo provvedimento è stata la conseguenza di numerose accuse di brogli e dei successivi ricorsi contro i  risultati, presentati da vari distretti della capitale e da alcuni partiti politici. In particolare, da parte del Governo Regionale Curdo e delle province a maggioranza sunnita di Diyala, Anbar e Salahuddin.