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Iraq, la NATO si prepara a subentrare a Inherent Resolve nella lotta a Isis

La NMI, la missione NATO in Iraq, potrebbe subentrare a Inherent Resolve nella lotta a Isis. In questo modo riprenderebbero le attività e si risolverebbe il problema di permanenza per i militari Usa

La NATO potrebbe presto sostituire Inherent Resolve nelle attività di contrasto a Isis in Iraq, grazie a un impegno maggiore. Il piano è allo studio sia a Bruxelles sia a Baghdad e permetterà di risolvere la questione dei soldati Usa nel paese mediorientale. Questi semplicemente cambieranno “cappello” e di conseguenza non sarà necessario che lo lascino, come richiesto dal Parlamento locale. L’organismo, infatti, ha votato per espellere i militari americani della Coalizione Internazionale e non c’è alcun riferimento a quelli dell’Alleanza Atlantica. Perciò, il subentro della missione NMI bypasserebbe la crisi e accontenterebbe tutti (tranne lo Stato Islamico, che sta cercando di trarre vantaggi dallo stop agli attacchi e all’addestramento). Non a caso in questi giorni si moltiplicano incontri e colloqui (politici e tecnici). Sia in Iraq sia altrove. L’obiettivo è fare presto per non dare a Daesh il tempo di riorganizzarsi e incrementare troppo il livello di minaccia. 

Si intensificano i colloqui, sia in ambito militare sia politico, affinché la caccia allo Stato Islamico riprenda al più presto

Negli ultimi giorni, il capo di stato maggiore dell’esercito iracheno ha incontrato il capo della missione NMI, il generale canadese Jennie Carignan. Focus: discutere l’eventuale espansione delle attività della NATO nel paese mediorientale, sia in ambito advisory sia training. Quest’ultima, peraltro, ha già cominciato a parlare con i paesi coinvolti per valutare possibili incrementi di forze e capacità per la lotta a Isis. A partire dall’Australia. Carignan, infatti, ha avuto a riguardo un colloquio con il generale Susan Coyle, a capo della Joint Task Force 633. Sull’Italia non ci sono notizie ufficiali, ma la Difesa recentemente ha confermato che riprenderà le attività previste. Inoltre, con ogni probabilità, il tema è stato discusso dal ministro Lorenzo Guerini nel suo viaggio negli Usa, in cui ha svolto una serie di incontri istituzionali presso il Congresso, la Casa Bianca e il Pentagono.

L’obiettivo è impedire a Daesh, che si sta riorganizzando soprattutto a nord Est (Diyala e Kirkuk) di estendere la sua influenza in Iraq. IS, infatti, non è ancora morto. Anzi, si sta riorganizzando

L’urgenza di rimodulare al più presto la missione NATO in Iraq è data da due fattori: innanzitutto, dopo la morte di Soleimani, la priorità delle forze Usa nel paese è diventata quella di proteggersi dagli attacchi dei miliziani, piuttosto che dare la caccia a Isis. Inoltre, c’è l’allarme sul fatto che lo Stato Islamico si sta riorganizzando. Soprattutto nel nord-est, da Kirkuk a Diyala. Ciò è amplificato anche dallo scarso coordinamento tra le ISF e i Peshmerga, che permette ai jihadisti di muoversi abbastanza liberamente tra le rispettive aree di confine. Lo conferma l’incremento di attacchi Daesh nel quadrante. Secondo gli esperti, infatti, IS ha a disposizione ancora un patrimonio ingente e circa 15.000 elementi, anche grazie ai transfughi dalla Siria. Inoltre, ha ricominciato i reclutamenti. Di conseguenza, rappresenta un pericolo crescente per la sicurezza e deve essere fermato prima che sia troppo tardi.

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