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Iraq, Isis punta sui maxi riscatti per finanziare la sua sopravvivenza

Isis cambia la strategia di finanziamento in Iraq e punta sempre più sui rapimenti, soprattutto a Diyala. Lo Stato Islamico accantona le azioni lampo per concentrarsi su operazioni più lunghe, ma che portino profitti maggiori

Isis in Iraq cambia strategia per reperire fonti di finanziamento, necessarie alla sopravvivenza e all’espansione delle sue attività. Soprattutto a nord est tra Diyala e Kirkuk. I miliziani dello Stato Islamico da tempo hanno avviato una serie di azioni sistematiche per sottrarre denaro alla popolazione: dall’istituire falsi check point in cui “chiedere” pedaggi all’introdurre tasse e balzelli per gli abitanti locali, ai rapimenti. Questi, però, recentemente hanno subito un cambiamento. Da azioni lampo si è passati ad attività più a lungo termine, il cui obiettivo è trarre guadagni maggiori. L’ultimo caso è di poche ore fa e ha visto coinvolti due uomini curdi di Garmiyan, rilasciati dopo sei mesi di prigionia e il pagamento di un riscatto di oltre 40.000 dollari ciascuno. I mediatori Daesh hanno contattato le loro famiglie e hanno trattato affinché fossero liberati.

Negli ultimi giorni c’è stato un boom di rapimenti e di pagamenti di maxi riscatti. Daesh, però, non cambia tecnica

Le caratteristiche dei rapimenti e i riscatti pagati fanno pensare che i miliziani Isis nel nord est dell’Iraq abbiano fatto un salto di qualità. A ulteriore conferma c’è il fatto che quello di Garmiyan è il secondo caso di questo tipo, verificatosi in solo una settimana. Nei giorni scorsi, infatti, Daesh aveva rilasciato due fratelli, sequestrati al confine tra le province di Salahuddin e Diyala, dopo il pagamento di 70.000 dollari. Inoltre, il mese scorso sono state rapite altre nove persone nell’area. La tecnica è sempre la stessa: membri dello Stato Islamico, vestiti con uniformi militari, prendono di mira piccoli gruppi di civili lungo strade poco trafficate o attraverso falsi check point. Dopo averli fermati, legati e bendati, li trasferiscono presso prigioni artigianali. Solitamente, come spiegato dalle persone liberate, sono cantine senza finestre di edifici. Infine, i rapitori interagiscono con le vittime a volto coperto e dopo averli bendati.

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