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Iraq, Isis prende di mira le proteste anti-governo a Baghdad

Iraq, Isis Prende Di Mira Le Proteste Anti-governo A Baghdad

Isis prende di mira le proteste anti-governo in Iraq. Auto-bomba esplode vicino piazza Tahrir a Baghdad. L’attacco era preventivato e probabilmente non sarà l’ultimo

Isis, come previsto, prende di mira le proteste in Iraq. Nei giorni scorsi un’auto-bomba è esplosa  vicino alla centralissima Tahrir square a Baghdad, dove centinaia di dimostranti si erano riuniti. L’attentato dello Stato Islamico ha causato tre morti e un ferito, ma il bilancio poteva essere ben peggiore. La carneficina si è evitata grazie al fatto che le ISF hanno sigillato le aree dove sono in corso le manifestazioni, chiudendole al traffico ed effettuando controlli capillari in tutti i punti di accesso. Una serie di attacchi Daesh, infatti, erano dati per certi. Sia come vendetta per la morte di Abu Bakr al-Baghdadi in Siria sia in quanto è in corso una massiccia operazione in più regioni del paese mediorientale, che sta causando danni pesanti a IS. Di conseguenza, i jihadisti dovevano dare un segnale, che probabilmente non sarà l’ultimo.

Catturati in Turchia altri quattro parenti stretti di al-Baghdadi. Dopo i primi arresti eccellenti è caccia per smantellare la rete familiare e di protezione dell’autoproclamato Califfo Daesh

Intanto, prosegue in Iraq e nei paesi vicini la caccia ai parenti di al-Baghdadi. Nelle scorse ore la polizia turca ha catturato altri quattro parenti stretti dell’autoproclamato Califfo Isis. Sono stati arrestati nel corso di un’operazione nella provincia di Kirsehir. La stampa di Ankara, che riporta la notizia, non specifica però chi siano o quali gradi di parentela abbiano i fermati con il leader dello Stato Islamico. Ciò che è certo, invece, è che qualcuno dei primi congiunti di al-Baghdadi sta collaborando con le autorità per smascherare la rete familiare e di protezione dell’ex massimo comandante Daesh. Finora erano stati catturati una delle mogli e il suocero, nonché una sorella. Tutti tra la Siria e la Turchia.

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