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Iraq, Isis cerca di rialzare la testa sfruttando le proteste

Iraq, Isis Cerca Di Rialzare La Testa Sfruttando Le Proteste

Isis, dopo la Siria, cerca di alzare la testa anche in Iraq. I miliziani dello Stato Islamico effettuano due attacchi contro le ISF a Salahuddin, vicino ai giacimenti petroliferi di Alas

Isis, dopo la Siria, cerca di approfittare della situazione per rialzare la testa anche in Iraq. Gruppi dello Stato Islamico hanno attaccato due check point a Salahuddin, vicino ai giacimenti petroliferi di Alas, uccidendo almeno due membri delle ISF. Non è chiaro se l’obiettivo fosse solo creare il caos o se i miliziani stiano studiano il nemico per preparare possibili offensive in massa verso le infrastrutture. Queste erano uno dei principali canali di finanziamento per i jihadisti, dopo che Daesh conquistò parte della nazione nel 2014. Di conseguenza, potrebbero cercare di riprenderli. Soprattutto, grazie al fatto che oggi in Iraq la situazione è instabile. Ciò a causa del malcontento generale, sfociato in diverse e prolungate proteste, che hanno causato anche molti morti e feriti. Baghdad è stata costretta a intervenire con un pacchetto di misure, che però, non sembra abbiano accontentato la popolazione.

Intanto si temono le nuove proteste di venerdì prossimo, in quanto Al-Sadr le supporta apertamente. Le forze di sicurezza sono in stato di massima allerta, anche per il pericolo di attacchi Daesh. I miliziani vogliono prendere fiato e alimentare il caos nel paese

Intanto si temono le nuove proteste in Iraq venerdì prossimo. Le ISF sono state messe in stato di massima allerta a seguito del fatto che l’imam sciita Moqtada al-Sadr  si è schierato a supporto dei manifestanti e li ha invitati a scendere in strada il 25 ottobre. Inoltre, ha chiesto alle forze di sicurezza di non intervenire contro di loro con violenza, rispettando il diritto di protesta. A proposito, ha sottolineato che “non sono né Isis né invasori. Non puntategli le armi contro e non arrestateli. Le prigioni sono per i corrotti e i terroristi”. In questo scenario c’è il pericolo che lo Stato Islamico voglia riprendere fiato dal pressing nemico e alimentare il caos. Da una parte con attentati contro i dimostranti e dall’altra con blitz lontani dalla capitale. La vigilanza anti-Daesh è stata rafforzata lungo tutte le principali direttrici del paese, ma si teme non basti.

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