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Iraq, Baghdad si coordina con il Kurdistan sugli attacchi agli Usa

Baghdad spicca un mandato d’arresto per il leader della milizia sciita Hashd al-Shaabi (PMF) dell’area da cui sono stati lanciati sei razzi contro le forze USA all’aeroporto di Erbil. Al-Kadhimi e Barzani si coordinano contro gli attacchi destabilizzanti

Il governo iracheno ha spiccato un mandato d’arresto per il leader della milizia sciita Hashd al-Shaabi (PMF) dell’area da cui sono stati lanciati sei razzi contro l’aeroporto internazionale di Erbil. L’iniziativa è stata presa da Baghdad dopo un colloquio telefonico tra il premier Mustafa Al-Kadhimi e la sua controparte curda, Masrour Barzani, in cui è stata stabilita una linea di risposta comune contro gli attacchi alle forze USA nel paese mediorientale, avvenuti non solo nella città a nord, ma anche presso l’ambasciata nella capitale ( ripetutamente). Non a caso Washington ha minacciato di chiudere la sede diplomatica se non verranno presi provvedimenti efficaci. I due capi di governo, infatti, hanno anche stabilito che Peshmerga, ISF e PMF dovranno imparare a coordinarsi per evitare che si ripetano atti destabilizzanti da parte di gruppi o singoli sabotatori, come gli ultimi attacchi.

Le ISF annunciano di aver catturato i responsabili materiali degli attacchi a Erbil e all’ambasciata americana a Baghdad. Washington minaccia reazioni, mentre Al-Sadr teme una guerra interna tra sciiti

Intanto, le ISF hanno annunciato di aver catturato i responsabili materiali degli attacchi all’aeroporto a Erbil e all’ambasciata statunitense, che si aggiungono a quelli arrestati nei giorni scorsi. Un portavoce del Comando Joint ha aggiunto che sono in corso indagini approfondite, ma non ha voluto fornire alcun ulteriore dettaglio. Inoltre, ha sottolineato che le forze armate irachene sono pronte a usare la forza contro chiunque prenda di mira le sedi diplomatiche e che “non tollereremo nessuno che danneggi la sicurezza” della nazione. Anche gli Usa hanno reagito duramente, sottolineando che non prenderanno alla leggera gli attacchi alle loro forze in Iraq e che non esiteranno a intervenire in caso sia necessario. Persino l’imam sciita Moqtada al-Sadr, sempre ostile alla presenza straniera nella nazione mediorientale, è intervenuto per condannare le azioni, affermando che qualcuno sta cercando di alimentare una guerra interna tra sciiti.

Intanto, continuano gli attentati contro i convogli logistici per i militari statunitensi. Secondo gli analisti fa tutto parte della nuova strategia dell’Iran in risposta alle sanzioni, tesa a mantenere il pressing sul “nemico” e a lanciare un avvertimento grazie a piccoli gruppi creati ad hoc

Invece, gli attentati in Iraq contro i convogli logistici di Inherent Resolve (Usa in particolare) proseguono su base quotidiana. Nelle scorse ore ce ne sono stati due a Diwaniya. Formalmente è opera di sigle del terrorismo sconosciute, piccoli gruppi locali contrari alla presenza degli “occupanti” stranieri. Gli analisti, però, ritengono che dietro a questa campagna ci sia l’Iran, mandante anche degli attacchi a Erbil e all’ambasciata americana. La strategia è semplice: mantenere un pressing elevato sul “nemico”, facendo ricadere la colpa su altri. Una volta venivano usate al-Qaeda e Isis. Recentemente, invece, Teheran ha creato piccole unità mascherate da gruppi indipendenti, addestrate, finanziate ed equipaggiate da propri agenti sul terreno. Questi, inoltre, coordinano le operazioni in base a una lista di obiettivi da colpire. La strategia è la risposta alle sanzioni statunitensi contro la Repubblica islamica, nonché un avvertimento a Washington.

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